Inaugurato l’Orto Etnobotanico al Museo di Villa Henderson

Le piante presenti sono tutte rare e con un significato locale

Il taglio del nastro che inaugura l'Orto Etnobotanico. Da sn: uno studente del liceo Enriques e Anna Roselli
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Pubblicato ore 16:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Melo decio, olivo, melo annurca, pesco cotogna rosa, pera cocomera, susino Regina Claudia, susino coscia di monaca, ciliegia bella di Arezzo, nocciolo, mandorlo del diavolo.

Sono solo alcune delle piante da frutto che fanno parte dell’Orto Etnobotanico, inaugurato questa mattina, 12 ottobre, nel grande giardino del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Villa Henderson (via Roma, 234). Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza di Anna Roselli, direttrice del Museo e Luciano Barsotti direttore della Fondazione Livorno e di alcune scuole cittadine.

Luciano Barsotti e Anna Roselli

Un prato verde immerso in un immenso giardino a pochi passi dalla città, così appare l’Orto Etnobotanico che ospita antiche piante da frutto tipiche dell’area mediterranea e transfrontaliera.

“Questa area di 1800 metri quadri circa faceva parte del parco del convento delle Suore Mantellate Serve di Maria – racconta Antonio Borzatti von Löwenstern, naturalista botanico, curatore dell’Orto Botanico e delle collezioni naturalistiche – che lo hanno venduto al Museo tre anni fa circa. Si tratta di un campo che è sempre stato utilizzato per scopi agronomici e così vi abbiamo realizzato questo giardino acquistando 24 essenze, altre invece erano già presenti come il fico, l’albicocco, alcuni meli, il nocciolo e sono tutte piante con una storia e un significato locale. Abbiamo due peschi cotogna toscana, c’è la mela turca, la susina Regina Claudia che è una cultivar molto antica ma che si trova sempre sul mercato”.

Antonio Borzatti von Löwenstern

Melo decio, azzeruolo, olivo, melo annurca, pesco cotogna rosa, pesco cotogna del Poggio, fico batignanese, brogiotto nero romano, pera cocomera, pero bugiarda, corniolo, susino Regina Claudia, susino coscia di monaca, ciliegio corniola, ciliegia bella di Arezzo, ciliegio turca, albicocco valleggia, nocciolo, mandorlo del diavolo, ognuno accompagnato da una targa con le informazioni e un QRCode da utilizzare con il cellulare. Le didascalie, l’allestimento e lo studio delle antiche specie vegetali, hanno visto la collaborazione degli studenti del Liceo scientifico Enriques.

“Si chiama Orto Etnobotanico perché si rifa proprio agli usi e alle tecniche selettive popolari antiche – prosegue Borzatti von Löwenstern – Si tratta di prodotti che non sono più parte della catena della grande distribuzione, che i coltivatori non usano più e che quindi rischiamo di perdere, per questo li abbiamo piantati qui. In Toscana avevamo, per esempio, l’uva colombana che sta scomparendo e invece è una pianta pregiata. Ma lo stesso avviene dal punto di vista zootecnico, qui al Museo abbiamo la gallina livornese che era sparita da Livorno, ed è stata reintrodotta dall’America”.

Le galline livornesi al Museo

L’Orto Etnobotanico, realizzato grazie al progetto GRITACCESS, finanziato dal Programma Interreg Maritime – Marittimo, si aggiunge quindi al già esistente Orto Botanico. Quest’ultimo si estende su una superficie di 5000 metri quadri ed è dedicato alla vegetazione mediterranea, più 2000 metri quadri dedicati ai fruttiferi antichi, comprensivo di un laghetto e di sentiero interno. Ma non finisce qui perché il Museo di via Roma, che rappresenta una grande ricchezza per Livorno, inaugurerà a breve una mostra che stupirà i visitatori perché sarà dedicata a vampiri e licantropi.

Orario di visita

Mattina: dal martedì al sabato ore 9 – 13
Pomeriggio: martedì, giovedì, sabato e domenica ore 15 – 19
Lunedi, chiuso.

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