Inaugurata la mostra di Ferruccio Rontini Junior: un’esplosione di colori

Il ricordo della sorella Alessandra Rontini, critica d'arte

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Si intitola “Feron – Ferruccio Rontini Junior” la mostra inaugurata ieri, venerdì 6 dicembre, in via Mayer, 60 (davanti al teatro Goldoni, nuova sede di Fratelli d’Italia). Feron (1963-1994), pittore astratto non catalogabile a nessuna corrente artistica precisa, ma provvisto di un suo stile personale inconfondibile, proveniva da una famiglia di artisti, infatti, era figlio di Giulio Rontini da Vicchio e nipote di Ferruccio Rontini Senior, anch’essi pittori.

Inizialmente Feron segue le orme del padre e del nonno, dedicandosi a una pittura figurativa firmandosi con lo pseudonimo di Ferruccio di Giulio, ma presto decide di “svincolarsi” e trova un suo stile astratto firmandosi “Feron”. Appena sedicenne, vince un prestigioso premio a una collettiva a Dicomano (Mugello) e ottiene un buon successo di pubblico. Ma è agli inizi degli anni Novanta che compie la svolta decisiva scegliendo l’arte informale e sfoggiando il suo talento in una personale alla Galleria San Martino di Borgo San Lorenzo e quella sarà la sua ultima mostra personale in vita. Muore l’8 dicembre del 1994.

Alessandra Rontini

In occasione della retrospettiva, intervistiamo la sorella di Ferruccio, Alessandra Rontini critica d’arte e curatrice della mostra.

Che ricordo hai di tuo fratello? Parlaci di lui come artista e come uomo

Di Ferruccio ho i ricordi più profondi e intensi della mia vita, così come la sua scomparsa è stata in assoluto il dolore più grande. Era il fratello maggiore (l’unico) e lo adoravo, lo ammiravo e fin da piccola cercavo di seguire le sue mosse. Era una persona speciale, di un’intelligenza superiore e di una sensibilità fuori dal comune. È difficile parlare di Ferruccio in poche parole come artista e come uomo. Nato come pittore figurativo col nome d’arte Ferruccio di Giulio presto capì che la sua strada non era quella, sì sentiva troppo rinchiuso negli schemi tradizionali, così iniziò la sua esperienza astratta. Da ragazzo, prima ancora di dedicarsi alla pittura s’interessò alla musica, era autodidatta, riusciva a suonare benino sia la chitarra che il pianoforte. Adorava i Pink Floyd “compagni” di lavoro durante le sue creazioni artistiche, tanto che molte sue opere sono dedicate a loro.

Come avviene il passaggio di Feron dalla pittura figurativa a quella astratta?

La sua vena espressiva spaziava per altri lidi che niente avevano a che fare con l’arte figurativa. Solo quando riuscì finalmente a liberare il suo io, grazie anche al supporto, talvolta ossessivo, della musica dei Pink Floyd, divenne Feron capace di volteggiare tra i colori più accesi della tavolozza.

I quadri di Feron sono un’esplosione di colori: cosa voleva esprimere con i suoi dipinti?

Sono attimi, emozioni, sensazioni, istinti primordiali. Voleva esprimere il suo essere interiore senza per forza dare un significato oggettivo. Lasciava al fruitore sentire le proprie emozioni alla vista delle sue opere, ma non desiderava racchiuderle dentro ad uno schema figurativo.

Feron appare un pittore all’avanguardia, i suoi quadri sono più che moderni, oserei dire che era già andato avanti rispetto ai tempi

Sì certo, se si considera che le opere maggiori sono datate 1991-1994 direi che era molto avanti e non oso pensare come si sarebbe evoluta nel tempo la sua arte e dove sarebbe arrivato oggi se fosse ancora tra noi.

Tu sei una critica d’arte, che effetto fa avere avuto così tanti pittori in famiglia?

Non sono nata critica d’arte. In realtà desideravo fare altro nella vita, ma col tempo ho compreso che avendo respirato colori e acquaragia tutta una vita avevo ereditato l’arte come bagaglio del mio DNA. Ho capito che sapevo leggere la pittura, conoscevo le diverse tecniche pittoriche non perché le avevo studiate ma perché le avevo viste e dove mi mancava la conoscenza, potevo imparare da mio padre, Giulio Rontini da Vicchio che con la sua saggezza mi ha insegnato tante cose senza farmi pesare la sua scuola che poi è stata per me una scuola di vita. Da appassionata di storia dell’arte ho ripercorso e a tratti ho ricostruito la storia di tutti gli artisti della mia famiglia studiandone accuratamente anche le opere. Oltre a mio nonno Ferruccio Rontini, a mio padre da G. Vicchio, tra gli artisti si annoverano anche mio bis nonno Augusto Rontini (scrittore e disegnatore) e il fratello di Augusto Alessandro Rontini (acquerellista e restauratore). Direi che nella professione di critica d’arte avere tanti artisti in famiglia è stato fondamentale.

La mostra “Feron Ferruccio Rontini jr”, resterà visibile al pubblico dal 7 al 28 dicembre.
Orari di visita: tutti i giorni feriali dalle 17.30 alle 19.30 o su appuntamento telefonico 334-3791670.

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