“Il gioco della natura”, itinerario interattivo tra 16 opere che coinvolgeranno il visitatore di Effetto Venezia

La mostra intende sensibilizzare sul tema ambientale

"Nido" è una delle installazioni che compongono il gioco e troverà posto all'interno di Palazzo Huigens
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Un grande nido vuoto, un personaggio spettrale che esce da un bidone industriale, un erbario con sedici specie vegetali italiane a rischio estinzione, tre archi realizzati in bambù e corda, sette alberi posizionati all’interno di un cerchio immaginario, sono alcune delle 16 opere d’arte, tra installazioni e video, che compongono “Il gioco della natura“, uno degli eventi più attesi della 37esima edizione di Effetto Venezia che apre i battenti domani sera, 3 agosto.

La mostra “Il gioco della natura”, a cura di Gaia Bindi, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, coinvolge 21 artisti che gravitano intorno all’Accademia fiorentina: alcuni come Robert Pettena o Simoncini.Tangi sono professori, altri giovani e giovanissimi, studenti o ex studenti. Si tratta di artisti di vari paesi: Iran, Regno Unito, Cina, ma anche da Firenze, Bari, Pistoia.

Si tratta di un itinerario a piedi lungo le strade della Venezia, qui il visitatore si imbatterà nelle varie installazioni o video, come in un Gioco dell’oca, proposto in chiave ecologica. La mostra ha infatti per tema la Natura nelle sue multiformi componenti e il cammino espositivo, organizzato a tappe, è finalizzato alla sensibilizzazione ambientale: ogni tappa presenta in modo ludico e divertente un argomento riferito all’ecosistema in cui viviamo, che oggi chiede sempre maggiore attenzione e nuova consapevolezza.

In ogni stazione del gioco sarà presente un cartello ben visibile che pone una domanda semplice (per esempio: “A cosa servono le erbacce?”, “Cosa pensano gli alberi?”, “In natura, l’unione fa la forza?”), a cui il visitatore è invitato a dare una risposta guardando l’opera d’arte collocata a fianco, riflettendo sull’immagine che propone e, talvolta, interagendo con essa. Nello stesso cartello, sotto il numero che identifica la tappa del gioco e la relativa domanda, comparirà indicato il nome dell’autore dell’opera, il titolo (con tecnica e misure) e un breve testo critico. Per completare l’intero percorso, il visitatore-giocatore sarà guidato nel suo cammino da segnali visivi e da un pieghevole, distribuito gratuitamente, che servirà come mappa geo-concettuale per seguire l’esposizione, dove saranno riportate tutte le opere e i testi pubblicati nella cartellonistica. I contenuti della brochure saranno resi disponibili al pubblico anche tramite QRcode per una fruizione personale sullo smartphone.

Gli artisti presenti all’esposizione sono; Nico Angiuli, Margherita Bertoli, Benedetta Chiari e Elisa Pietracito, Mohammad Fallah, Pamela Gori e Eva Sauer, Giulia Guidicelli e Federica Vaia, Rocco Lopardo e Giovanni Marino, Jasmine Morandini, Pengpeng Wang, Robert Pettena, Qiu Yi, Marco Signorini, Simoncini.Tangi, Zoya Shookohi, Marta Travaini, Zhang Yun.

Le opere, gli artisti e i luoghi

Postazione 1_via Borra, Scali degli Isolotti
Artista: Pengpeng Wang
Nome opera: Moon, 2022
Materiale: acciaio inox, 150 x 150 x 150 cm
Descrizione: La Luna che ci guarda ogni notte diventa una scultura specchiante in grado di trattenere le immagini degli uomini e dell’ambiente che li circonda. Realizzata in acciaio inox, è appoggiata delicatamente al suolo e splende come un cristallo: cattura in sogno la vita del mondo, nella luce, nel colore e nel movimento.

Postazione 2_Palazzo Huigens, opera 1
Artista: Marco Signorini
Nome opera: Nature, a return, 2016-2022
Frame da video
Descrizione: Dal 2013 l’artista porta avanti il progetto Anagram, un processo di produzione fotografica con l’utilizzo di software informatici e algoritmi. “Nature, a return” è un’opera composta da una stratificazione di immagini instabili che appaiono e se ne vanno, sembrano conosciute ma non ne danno certezza. Sospeso tra realtà e immaginazione, il paesaggio diventa una questione universale, di un tempo senza tempo che chiede attenzione.

Opera di Marco Signorini

Postazione 2_Palazzo Huigens, opera 2
Artista: Qiu Yi
Nome opera: Nido, 2022
Tecnica mista (bambù, pennelli, rafia), diametro 300 cm
Descrizione: Un nido vuoto afferma la propria fragile esistenza come una scultura circolare di dimensioni impreviste, posta a dialogo con l’eleganza barocca del cortile di Palazzo Huigens. Costruita con un leggero un intreccio di pennelli cinesi, canne di bambù e rafia, l’installazione presenta un habitat ispidamente accogliente, ricordando che la creatività, naturale o artistica, sta all’origine di ogni forma di vita.

“Nido” di Qiu Yi

Postazione 3_Pescheria Nuova, opera 1
Artista: Mohammad Fallah
Nome opera: Starò zitto, 2022
Video, durata 3’53’’
Descrizione: Quattro coppie di alberi cittadini mettono in scena, a turno, un dialogo surreale e strampalato in cui parlano di dolore, amore, amicizia, aspirazioni esistenziali. Liberamente ispirato al film Nymphomaniac di Lars von Trier, in cui il protagonista racconta di come il padre paragonasse gli alberi all’animo umano, il video mostra l’esistenza silente dei vegetali in quanto emotivamente simile a quella degli esseri umani, che ne continuano a ignorare la sensibile vivacità.

Postazione 3_Pescheria Nuova, opera 2
Artista: Benedetta Chiari e Elisa Pietracito
Nome opera: Invasione, 2022
Misure variabili (5 tende in cotone ricamate, ciascuna 500 x 300 cm)
Descrizione: L’installazione si compone di cinque tende appese agli archi della Pescheria, ricamate con frasi realizzate con rametti e residui di potature. Queste riportano titoli di articoli di giornale in cui le piante infestanti sono citate come simbolo di disordine e disagio sociale. Invece che essere apprezzate come portatrici di biodiversità, le “erbacce” sono generalmente considerate solo come un pericolo: rappresentano quell’alterità che non si può e non si vuole accogliere.

Postazione 4_via dei Pescatori
Artista: Yun Zhang
Nome opera: Cannocchiale, 2022
Tecnica mista, 150 x 225 x 180 cm
Descrizione: Realizzata con un intreccio di legni di recupero e fil di ferro, l’opera presenta al suo interno una pianta in vaso e si propone come un dispositivo visivo costruito per favorire la reciproca osservazione tra esseri umani e vegetali. Insieme microscopio e cannocchiale, questo strumento cerca di risvegliare la curiosità, invita guardare e a considerare l’importanza della flora per la vita universale, colta in una prospettiva sia a breve che a lungo raggio.

“Cannocchiale” di Yun Zhang

Postazione 5_Palazzo della Comunità ebraica, opera 1
Artista: Pamela Gori e Eva Sauer
Nome opera: Vegliare sulle coste della terra ferma, 2022
Tecnica mista, 230×300 cm
Descrizione: Un tappeto di feltro, materiale naturale da sempre usato per proteggere l’uomo da agenti esterni quali il freddo e il vento, si presenta come un prezioso groviglio di fibre tessili naturali, con l’aggiunta di elementi in ceramica smaltata. Il colore chiaro della base si mescola con varie tonalità di blu del mare, fino ad ottenere un paesaggio di forma indefinita, un po’ come quando l’acqua ridisegna e scolpisce le coste della terraferma, creando una “solidarietà organica” tra specie diverse.

Postazione 5_Palazzo della Comunità ebraica, opera 2
Artista: Robert Pettena
Nome opera: Crawling on the surface, 2009
Video mpeg2, durata 3’33”;
Descrizione: Il video è stato girato sul culmine di Preikestolen (in italiano “Pulpito di roccia”) in Norvegia, una falesia di granito alta 604 metri che termina a strapiombo sul Lysefjord, a cui si arriva dopo una difficile camminata di quattro ore. Qui, la straordinaria imponenza del paesaggio mette in evidenza la differenza di scala tra la natura e un essere umano, che si muove a confronto con l’ambiente rivelando sentimenti di curiosità, timore, ammirazione, rispetto.

Postazione 6_Ponte della Madonna
Artista: Marta Travaini
Nome opera: Rifiuto, 2021
Tecnica mista (bidone industriale, resina, catramina), 125 x 80 x 60 cm
Descrizione: Un personaggio spettrale, sicuramente non benevolo né amichevole, esce da un bidone industriale, come una sorta di riduzione dell’essere umano a ombra del commercio e del profitto economico. L’opera intende dare visibilità al concetto di “scarto” e al suo impatto sull’ambiente naturale, all’eccessivo valore dato a quella merce che spesso deteriora il paesaggio contemporaneo.

“Rifiuto” di Marta Travaini

Postazione 7_Sala ex Teatro San Marco, opera 1
Artista: Nico Angiuli
Nome opera: Difese naturali, 2022
Film, durata 28’51’’
Descrizione: Girato con gli studenti di una scuola di Adelfia (Bari), il film racconta un mondo immaginario e distopico in cui un gruppo di preadolescenti si oppone alle decisioni dissennate di un fantomatico “governo centrale”, che rende illegale la libera circolazione delle sementi e la tutela della biodiversità. Rinchiusi in un bunker disperso nelle campagne del sud Italia, il gruppo organizza un “attentato agricolo” realizzando armi vegetali, con lo scopo di proteggere e ricostruire il paesaggio messo in pericolo.

Postazione 7_Sala ex Teatro San Marco, opera 2
Artista: Jasmine Morandini
Nome opera: Estinguere, 2021-2022
Carta riciclata e acquarello naturale, dimensioni variabili (16 fogli di circa 22×31 cm ciascuno)
Descrizione: L’opera rappresenta in forma di erbario sedici specie vegetali italiane a rischio estinzione, identificate grazie al Portale della Flora d’Italia e al sito dello IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione
della Natura), su cui sono rese note le “liste rosse” della flora nazionale e mondiale. Le piante appaiono riprodotte su carta biodegradabile ottenuta dal riciclo dello scarto della produzione di cialde di caffè e sono dipinte con un colore simile ad acquarello, ma ottenuto da un decotto di petali di fiori.

Postazione 8_piazza dei Domenicani
Artista: Simoncini.Tangi
Nome opera: In-Trappola, 2022
Tecnica mista, 250 x 300 x 300 cm
Descrizione: Con il titolo “In-Trappola” l’opera ripropone a grandezza umana la struttura di una nassa da pesca, ricordando una storia di intrecci e relazioni tra il mare, l’uomo e la natura. L’essere umano ha teso trappole per nutrirsi fin dalla preistoria, ma forse oggi si ritrova esso stesso catturato nella rete di un sistema antropocentrico che ha sempre maggior impatto sull’ambiente, con effetti negativi anche per la sua stessa sopravvivenza.

Postazione 9_piazza del Luogo Pio, opera 1
Artista: Margherita Bertoli
Nome opera: Dynamis, 2022
Bambù e corda, 450 x 600 x 400 cm
Descrizione: L’opera si compone dell’intreccio di tre archi realizzati in bambù e corda, proponendosi come omaggio a quel movimento dinamico che sta all’origine della vita, improntando ogni fenomeno di crescita naturale. Interamente realizzata in materiali vegetali, l’installazione asseconda e replica il comportamento organico dei suoi costituenti, proponendo l’immagine di un organismo nel quale la creazione artistica si sposa alla creatività naturale.

“Dynamis” di Margherita Bertoli

Postazione 9_piazza del Luogo Pio, opera 2
Artista: Rocco Lopardo e Giovanni Marino
Nome opera: How do you play with nature?, 2022
Tecnica mista, 180 x 1000 x 620 cm
Descrizione: L’opera si offre come un playground interattivo, in cui suono e musica si incontrano armonicamente nel segno del gioco condiviso. Realizzato in materiali naturali, è costituito da uno scivolo a forma di spirale su cui far scendere una pallina, da un tubofono in cartone riciclato e da alcuni cajòn, strumenti musicali a percussione costituiti da una “scatola” sonora. Il suono, così come il gioco, sono mezzi per esprimere le emozioni entrando in armonia con chi ascolta e dando vita a un rinnovato dialogo con la natura.

Opera di Rocco Lopardo e Giovanni Marino

Postazione 10_Scali Rosciano
Artista: Giulia Guidicelli e Federica Vaia
Nome opera: Tutte frasi sbagliate, 2022
Tecnica mista, 620 x 250 cm
Descrizione: Realizzata come una scritta in led rosso, colore che esprime un sentimento di emergenza, l’installazione propone una frase tratta dalla poesia Sassate del poeta livornese Giorgio Caproni. Intellettuale di grande sensibilità riguardo ai temi ambientali, la citazione intende sottolineare quanto le attuali problematiche ecologiche non abbiano ancora trovato, a livello globale, risposte adeguate e concrete.

Postazione 11_ via della Venezia, Scali degli Isolotti
Artista: Zoya Shokoohi
Nome opera: Ottavo Albero, 2022
Tecnica mista (sedie e alberi), diametro 340 cm
Descrizione: “Ottavo Albero” fa parte di una serie d’installazioni urbane che l’artista ha creato con sedute e alberi, per promuovere il dialogo tra la specie umana e quella vegetale. Sette alberi sono posizionati all’interno di un cerchio immaginario, con altrettante sedie rivolte ad essi, destinate a essere occupate dai visitatori. L’ottavo albero sarà quindi il pubblico, chiamato a raggiungere la condizione ideale della quadratura del cerchio, in un rinnovato rapporto di ciclicità con la natura.

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