Il calcio, Livorno, gli anni Sessanta, il racconto del radiocronista Ugo Russo

E della nostra città dice: "Mi ha dato tantissimo"

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L'incontro di ieri in Fortezza con Ugo Russo, voce di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’
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  • di Simone Fulciniti

LIVORNO – Una chicca nel grande circuito di Effetto Venezia ’19, è stata senza dubbi la presenza del giornalista, sopratutto radiocronista (oltre cinquemila partite commentate) Ugo Russo, voce storica della trasmissione ‘Tutto il calcio minuto per minuto’.

Da sn: Russo, Nacarlo, Lenzi. Foto: Fulciniti

Nella splendida scenografia della Fortezza Vecchia d’agosto, sul ‘sofà’, Russo ha presentato il suo libro ‘Quanto erano belli gli anni sessanta’, assieme ad un gruppo di amici tra i quali gli ex calciatori Corrado Nastasio e Novilio Bruschini, l’assessore alla cultura Simone Lenzi e Paolo Nacarlo, addetto stampa del Livorno Calcio, che per una volta ha indossato i panni del conduttore.

“Gli anni ’60 – ha spiegato Russo -, ebbero moltissime sfaccettature: l’Italia, usciva da una guerra importante che l’aveva praticamente annientata; fu appena sfiorata dalla guerra fredda che fortunatamente interessò soltanto le grandi potenze mondiali. Ma ebbe la forza di reagire e dette vita a quel boom economico, che, dalla mezza bistecca alla settimana, consentì presto di passare alle due bistecche. Arrivarono i posti di lavoro: la gente riusciva a guadagnare il necessario per sostenere la famiglia. Per noi ragazzi dell’epoca, non esistevano tecnologie, bensì qualcosa di molto più importante: i valori, la fiducia nel prossimo, l’onestà”.

Dalla Luna a Raffaella Carrà

Foto: Fulciniti

Scorrendo le pagine del libro salta subito all’occhio la varietà dei temi toccati. “Ricordo che ci facevamo le figurine utilizzando fogli da disegno, si giocava a pallone per strada con le giacche che fungevano da pali. Nel libro tuttavia non ci sono solo elementi di sport, come potrebbe sembrar naturale vista la mia formazione, ma tutto lo scibile dell’attività giornalistica: politica, vita sociale, meteorologia, cultura, cucina, scuola; e naturalmente un capitolo sulla Luna, argomento tornato prepotentemente di moda proprio in questi giorni, che contiene aneddoti specifici ed inediti relativi a quell’impresa”.

L’autore, inoltre, marca bene i personaggi chiave di allora, da Giovanni XXIII a Krusciov, da Kennedy a Barnard (che fu il primo ad operare a cuore aperto); e riporta anche delle situazioni simpatiche, ad esempio la figura di Mr Ok, che ogni primo dell’anno si tuffava da un ponte sul Tevere, oppure un’inedita Raffaella Carrà diciottenne, mora, che prendeva lezioni di guida a Bologna.

“Tante cose che fanno capire come quel periodo, in quasi tutto, fosse migliore di quello attuale”. La pubblicazione vanta anche quattro prefazioni prestigiose scritte dal cantante Don Backy, dal calciatore Sandro Mazzola, dal pugile Sandro Mazzinghi e dal giornalista Carlo Romeo, tutti amici del popolare radiocronista.

Il ricordo di Livorno

Russo e Nacarlo. Foto Fulciniti

“Livorno che mi ha dato tantissimo, dal punto di vista professionale e umano. Per me è la città della gente meravigliosa, schietta, vera, che si adopera per gli altri. Qui sono venuto decine di volte per commentare le partite allo stadio Armando Picchi”. E fu proprio in una di queste circostanze (correva l’anno 2011), che Russo, giunto per Livorno-Nocerina, ebbe un gravissimo problema. “Un ictus, per il quale ho davvero rischiato di morire. Ma alla fine sono riuscito a sopravvivere grazie a quattro componenti fondamentali: il Padre eterno, che evidentemente mi aiutò, mia moglie, che non si mosse dal mio letto in rianimazione, la volontà di vivere, Paolo Roncucci, amico e direttore del reparto rianimazione del nosocomio livornese. Quest’ultimo accorciò le ferie per tornare e rendersi conto di quello che mi era successo”.

Ieri e oggi, le differenze tra i giocatori

Nel corso della piacevole serata, si è parlato di calcio, analizzato le enormi differenze che esistono tra i giocatori di una volta e gli strapagati di oggi. Col rimpianto per un’aspetto decisivo che si è perduto nel corso del tempo: il piacere di giocare, fine a se stesso.

“Proprio a Livorno – ha concluso Ugo Russo – , effettuai la mia ultima radiocronaca: un Livorno – Trapani , 6-0. Non riuscii a trattenere le lacrime, e questo fatto colpì profondamente l’opinione pubblica, tanto che per qualche giorno fui al centro di un grande interesse, ricevendo bellissime parole da sportivi e colleghi giornalisti”.

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