I Coma Cose sul palco di Cortomuso Festival: “Il pubblico di Livorno è fantastico”

Un concerto pieno di energia, partecipato, comunicativo

I Coma Cose. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 12:00

  • di Rosanna Harper
  • foto nell’articolo di Glauco Fallani

LIVORNO – “Scegli solo i pensieri capaci di suggestionarti… il sapore del sole… il rumore della pioggia”. Con queste parole si apre il concerto dei Coma Cose a Livorno, all’interno del festival Cortomuso, nona e penultima
serata. Un concerto, quello del duo indie pop/rap di Milano, pieno di energia, partecipato, comunicativo, fatto di scambi e interazioni tra il palco e il pubblico. Il pezzo che dà il via al concerto, che inizia poco prima delle 22, è “Mille Tempeste”: “E ora siamo a mezz’aria, tra la bomba e la miccia, la galassia e l’Italia, la città e la provincia”, recita il testo della canzone.

Il pubblico accorso a vedere i Coma Cose è molto variegato: giovanissimi, alcuni ragazzi accompagnati dai propri genitori, ma anche persone più adulte che, trascinate dalle musiche e dai testi incalzanti dei Coma Cose, cantano e si muovono sopra le sedie. Il concerto si scalda con il brano “Deserto” il cui testo recita: “Bruciamo i reggiseni e le gonne, organizziamo un rave alle colonne, ventiquattro maggio, calamari freschi, se abitassi qui capiresti”. Il pubblico canta a gran voce quando arrivano pezzi come “Jugoslavia” e “Via Gola”. I Coma Cosa, Fausto Lama e California, ballano, cantano accompagnati dai loro musicisti, si guardano negli occhi. I pezzi dei lavori precedenti si alternano ai brani del nuovo album dal titolo “Nostralgia”. Il concerto del duo va avanti senza soste con pezzi conosciutissimi come “Anima Lattina” e “Mancarsi”, scaldando sempre più il pubblico che canta a memoria i testi.

“Parlare e bere birra fino alla mattina, abbiamo un’anima lattina, sempre che abbiamo un’anima”, questa una porzione del testo di “Anima Lattina”. “È importante – spiega Fausto Lama, pseudonimo di Fausto Zanardelli – che si esca di casa, che si vada a vedere i concerti. A Livorno ci siamo già stati, al Cage a suonare, qualche tempo fa, davanti a un pubblico fatto di poche persone”. Il concerto prosegue con pezzi come “Discoteche abbandonate”, “Beach Boys Distorti”, “Guerre Fredde”. “Ciao ragazzi – chiede California, pseudonimo di Francesca Mesiano, dal palco, rivolgendosi al pubblico – come va? Sulla prossima canzone mi immagino un gigantesco mare nero fatto di piccole luci bianche“. Il pubblico, sul testo della canzone “Pakistan”, accende le torce del telefono, qualcuno tiene in mano, acceso, il proprio accendino. Una esplosione di musica e di luci.

Il pubblico con le luci dei cellulari accese

“Nostralgia – spiega California – è un album che parla di crescere, di godere delle piccole cose della vita, della quotidianità. A me, ad esempio, piace andare a fare la spesa”. Parte una bellissima versione di “Zombie al Carrefour” in cui la voce di California si accompagna alle note del pianoforte suonato da Fausto. I Coma Cosa si rivolgono più di una volta al pubblico labronico: “Il pubblico di Livorno è fantastico” dice dal palco il duo milanese.

La serata arriva al termine poco prima di mezzanotte. I Coma Cose chiamano il pubblico sotto il palco: parte una bellissima versione acustica di “Fiamme negli occhi” dove la voce splendida di California è accompagnata dalla chitarra di Fausto. “Resta qui ancora un minuto, se l’inverno è soltanto un’estate, che non ti ha conosciuto, e non sa come mi riduci, hai le fiamme negli occhi ed infatti, se mi guardi mi bruci. Quando ti sto vicino sento, che a
volte perdo il baricentro, galleggio in una vasca piena di risentimento, e tu sei il tostapane che ci cade dentro. Grattugio le tue lacrime, ci salerò la pasta, ti mangio la malinconia, così magari poi ti passa, mentre ondeggi come fa una foglia, anzi come la California”. Il concerto si chiude. Il pubblico varca i cancelli dell’Ippodromo Caprilli, guardano sul proprio telefono le foto e i video di quello che è uno straordinario post concerto.

Le immagini sono di Glauco Fallani

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