Gianfranco Angelucci racconta Giulietta Masina in un libro coinvolgente

A Villa Maria per gli eventi legati al mestiere del cinema

Valentina La Salvia e Gianfraco Angelucci. Foto: G. Donati
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Pubblicato ore 18:00

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – “La bella estate a Villa Maria” dedicata al libro che racconta la grande attrice italiana Giulietta Masina. L’incontro con il suo autore, Gianfranco Angelucci è stato ipnotico, infatti, egli ha parlato tutta la serata senza mai interrompersi, incantando il pubblico presente con i suoi racconti.

Gianfranco Angelucci, infatti, ha conosciuto bene sia Fellini che la Masina; è regista, scrittore, sceneggiatore e collaboratore del regista riminese; ha firmato la sceneggiatura del film “Intervista” del 1987, premio speciale al Festival di Cannes. Come collaboratore di Fellini ha realizzato speciale reportage sul film “Casanova” (1976) e due monografie “Gli attori di Fellini” e “Fellini nel cestino”, oltre che libri monografici e fotografici.

“Giulietta – dice Angelucci con voce sussurrante – è stata l’attrice di Fellini oltre che la moglie. Giulietta era presente quando nel 1993 il regista ricevette il suo quinto Oscar, quello alla carriera, e dal palco Fellini lo dedicò proprio a Giulietta che si sciolse in lacrime, inquadrata dalla telecamera e tutto il pubblico si alzò in piedi per onorare i due grandi artisti”.

Foto: G. Donati

Poi Angelucci diventa quasi “mistico”, quando afferma: “Nella vita di ognuno di noi c’è un destino, il mio era già segnato. Io da studente avevo pensato di scrivere la tesi di Laurea su un artista minore, allorché il mio insegnante di storia dell’arte che aveva visto “Satiricon” (1969), mi consigliò di fare la tesi su Fellini. Io replicai che Fellini era un regista (a quei tempi non esisteva fare tesi sul cinema che era considerata ‘arte minore’), e il mio insegnante mi disse che sbagliavo, Fellini era il più grande artista visivo del Novecento. Da lì cominciai ad avvicinarmi a Fellini. Quando cominciai a frequentarlo era un mito, che per me era soprattutto l’autore di capolavori come “8 e mezzo”, “La dolce vita”, o “La strada”. Quando lo incontrai la prima volta, ebbi l’impressione di incontrare un imperatore, invece, trovai un amico che m’invitò a cena e mi fece sentire a mio agio”.

Il pubblico resta silenzioso, Angelucci non s’interrompe mai, prosegue nella sua narrazione: “Fellini aveva letto la mia tesi di laurea e gli era piaciuta e mi invitò a fare cinema, ma io allora non pensavo che quello sarebbe stato il mio mestiere. Invece entrai in quel mondo e conobbi Fellini per 22 anni”.

Angelucci racconta poi episodi che hanno qualcosa di fiabesco e di evangelico: “Quando Fellini fu colto dall’ictus, cercò di raggiungere il telefono per chiamare aiuto ma non ci riuscì. Io lo andai a trovare e disse che in quel letto era morta sua madre, però era nato anche un bambino. Io non capii, a cosa si riferisse, ma mi parlò di un bambino che lo era andato a trovare. Dopo scoprii che nessun bambino era andato a trovarlo. Non si sa se era stata l’ennesima allegoria fantasticata di Fellini, o aveva avuto un’apparizione. Infatti la descrizione del bambino era identico a Marco, detto “Marchino”, ovvero il bambino che appare nel finale di “8 e mezzo”. Quel bambino che interpretò il finale del capolavoro di Fellini, alla fine del film si ammalò di leucemia e morì”.

Foto: G. Donati

“Fellini – racconta ancora Angelucci – era un genio poliedrico, se non avesse fatto cinema, sarebbe stato grande in qualsiasi altra arte. E Giulietta fu l’ombra di Fellini; i due erano molto innamorati, e ciò nonostante Fellini le fu molto infedele. Fellini la conobbe perché Giulietta fu selezionata per interpretare alla radio “Pallina”, su testo di Fellini. Giulietta che aveva sempre voluto fare l’attrice s’innamorò subito di Federico, ricambiata e dopo sei mesi erano già sposati. Giulietta lo trovava ‘un uomo bello’ ma era convinto che fosse povero, invece quando andarono a pranzo insieme, alla fine Fellini tirò fuori un enorme rotolo di banconote. Le amiche le dicevano che di solito le donne s’innamorano dei biondi e le chiedevano perché lei si fosse invece innamorata di un moro. E Giulietta rispondeva: ma io lo vedo biondo! Una volta convolati a nozze, i due non poterono fare ne pranzo ne viaggi di nozze perché era il 1943, data drammatica per l’Italia e Roma nel pieno della guerra”.

“Sin dall’inizio Fellini aveva in mente l’idea de “La strada”, un film che però aveva difficoltà a realizzare, perché nessun produttore lo voleva finanziare. Per cui Fellini dovette prima realizzare “Lo sceicco bianco” e “I Vitelloni”. Quando finalmente poté girare “La strada”, il produttore voleva dare a tutti i costi la parte di ‘Gelsomina’ a Silvana Mangano. Fellini che aveva appena 35 anni e solo due pellicole alle spalle, stracciò il contratto davanti agli occhi del produttore e disse che quel film o lo avrebbe interpretato Giulietta o non lo avrebbe interpretato nessun’altra. Il produttore cedette. Il film diventò un caso mondiale, vincendo il primo Premio Oscar al miglior film straniero della storia del cinema mondiale, e lanciò Fellini e Giulietta come la coppia più celebre del mondo. Ma il film “La strada”, non fu apprezzato dalla famiglia di Giulietta, e c’era un motivo”.

Angelucci rivela informazioni inedite: “’La strada’ era il film più “improbabile” essendo stato girato nel mezzo del periodo neorealista, perché il film di Fellini, era una ‘favola’. Per molti anni quel film rimase per me un mistero, finché dopo la morte di Fellini, non conobbi una certa “Anna”, che aveva conosciuto Fellini e che mi raccontò molte cose segrete: Giulietta Masina, non era figlia naturale, e per questo fu mandata via dalla famiglia. Quando scoprii questa notizia che nessun giornalista o biografo conosceva, ho cominciato a comprendere che “La strada” era nato da lì. Quella Gelsomina protagonista del film, che all’inizio della storia deve lasciare casa e famiglia per andare in giro per l’Italia con il brutale Zampanò, in qualche modo conteneva molti elementi biografici della vera vita di Giulietta. ‘La strada’ è un film religioso, una storia di un’illuminazione, è evangelico. Fellini non era praticante, ma era fortemente credente e religioso”.

Angelucci racconta anche un altro aneddoto curioso. “Sul set de ‘La strada’, Giulietta Masina ebbe davvero un flirt con John Basehart, l’attore statunitense che nel film interpretava la parte de ‘Il matto’, e per il quale Gelsomina ha un’infatuazione. La notizia cominciò a circolare e fece parlare tutta la stampa mondiale. Nel film successivo, meno conosciuto, ‘Il bidone’, Fellini chiama di nuovo Basehart e gli fa interpretare Picasso, proprio il marito di Iris, interpretato da Giulietta.

“Dopo 8 e mezzo – conclude Angelucci – Giulietta era sul punto di lasciare Federico, che aveva confessato pubblicamente con il suo capolavoro assoluto, la sua infedeltà con Sandra Milo. La spudoratezza di Fellini fu quello di rivelarlo al mondo, attraverso un film. Ma nel finale del film, Marcello Mastroianni (che rappresenta Fellini), in un soliloquio che finisce per divenire un dialogo, conclude rivolgendosi alla moglie: «Accettami così come sono, se puoi. È l’unico modo per tentare di trovarci», allorché Anouk Aimée che interpreta Luisa e che rappresenta Giulietta Masina, risponde: «Non so se quello che hai detto è giusto, ma posso provare, se mi aiuti» È – dice Angelucci – la più grande dichiarazione d’amore della storia del cinema. Dopo aver visto il film (dal quale Giulietta si era sentita ‘esclusa’), Giulietta rivelò che pianse a dirotto perché era convinta che non avrebbe mai più visto un film così bello”.

Nonostante le infedeltà di Federico, Giulietta sarebbe rimasta accanto a Federico, fino alla fine dei suoi giorni.

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