Elio Germano al FIPILI Horror Festival: “La paura si sconfigge con la conoscenza”

Al via la kermesse con lo spettacolo in realtà virtuale "Segnale d'allarme"

Elio Germano poco prima dell'incontro con il pubblico. Foto: C. Foschi
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Pubblicato ore 01:20

  • di Gianluca Donati e Valeria Cappelletti

LIVORNO – Uno spettacolo insolito e affascinante sul piano tecnico, molto profondo e graffiante dal punto di vista dei contenuti. Così può essere descritto “Segnale d’allarme. La mia battaglia VR”, il titolo di uno dei primi esperimenti d’ibridazione tra teatro e realtà virtuale e che ha visto come protagonista Elio Germano in occasione della giornata di inaugurazione del FIPILI Horror Festival.

I visori oculus. Foto: repertorio

Tutto è cominciato, venerdì 8 ottobre, intorno alle ore 16.30 all’interno del Cinema Teatro 4 Mori (Via Pietro Tacca, 16): durante lo spettacolo, l’attore non era fisicamente presente sul palco; gli spettatori – distanziati tra loro secondo le misure anti-covid – sono stati invitati a indossare dei visori oculus e delle cuffie (sanificate dopo ogni spettacolo), attraverso le quali, hanno potuto assistere allo show in realtà virtuale. Germano si è esibito in un serrato monologo che dopo un inizio amichevole e scherzoso, che ha avuto lo scopo di tranquillizzare il pubblico che simbolicamente è stato “preso per mano” e reso “complice” di un successivo discorso di denuncia, che in un lento e preciso crescendo, è degenerato gradualmente fino a culminare in un imprevedibile epilogo.

La realtà virtuale ha riprodotto un precedente spettacolo nel quale Germano è andato realmente in scena, in mezzo a una platea di spettatori. L’attore in questa occasione seppur non fisicamente presente si è mosso tra il pubblico, scendendo e salendo dal palco. Gli spettatori girando la testa, hanno potuto “muoversi virtualmente” e cambiare il punto di vista. Era curioso poter guardare gli spettatori virtuali, senza provare imbarazzo, poiché consapevoli che questi non erano realmente presenti, anche se a volte è capitato di confondere realtà con finzione, rimanendo disorientati. E le reazioni del pubblico erano complementari allo spettacolo tanto che – come ha rivelato dopo lo stesso Germano intervenuto di persona al termine dello show – seduti assieme agli spettatori, c’erano degli attori in incognito che avevano lo scopo di tentare di coinvolgere, trascinare il pubblico, come in una sorta di esperimento sociale. Il monologo, infatti, trattando temi d’attualità, ha avuto l’obiettivo di denunciare i mali contemporanei cercando il “consenso” degli spettatori, per trascinarli verso una direzione inimmaginabile per svelare come in realtà dovremmo aver “paura di noi stessi”. (Di Gianluca Donati).

Da sn: Ciro Di Dato, Elio Germano, Michele Innocenti. Foto: C. Foschi

“La paura si sconfigge con la conoscenza”, così Elio Germano durante l’incontro che si è svolto al Teatro 4 Mori. Dopo lo spettacolo di realtà virtuale, l’attore romano è salito sul palco insieme al giornalista Michele Innocenti per un incontro con il pubblico. Due gli orari per lo spettacolo “Segnale d’allarme – La mia battaglia VR”, due gli incontri. Questo evento di realtà virtuale, nato dalla collaborazione con Omar Rashid, è il passaggio successivo allo spettacolo teatrale scritto a quattro mani con Chiara Lagani e tratto dalla traduzione italiana di “Mein Kampf” (La mia battaglia) di Adolf Hitler di cui Elio Germano è attore unico e regista.

“Lo spettacolo – ha spiegato Germano – nasce da una riflessione legata al nazifascimo visto come qualcosa di demoniaco che ha creato una distanza tra le persone, invece raccontare cosa ha innescato crea una condivisione tra il pubblico. Il passaggio alla realtà virtuale è arrivato perché man mano che andavamo avanti con la versione teatrale ci accorgevamo che stava diventando irrealizzabile perché c’erano troppe voci, troppe informazioni sull’evento”.

Michele Innocenti ha chiesto a Germano come sia possibile unire tre media così diversi: “Lo spettatore arriva in un cinema – dice il giornalista nella veste di intervistatore – si trova a guardare qualcosa che ha a che fare con il teatro e questo avviene tramite la realtà virtuale”.

Il pubblico prima dell’incontro con Germano. Foto: C. Foschi

“All’inizio ero spaventato dalla realtà virtuale – ha detto Germano – questa finora per me era una diavoleria che veniva usata solo nei videogiochi, ma la paura si sconfigge con la conoscenza, e così con Rashid abbiamo cominciato a studiare e a fare i primi esperimenti. La realtà virtuale è un’altra possibilità oltre al cinema e al teatro, è un’invenzione nostra, della contemporaneità. Abbiamo pensato che fare uno spettacolo di realtà virtuale, che solitamente tende a isolare lo spettatore, in un teatro, avrebbe permesso di recuperare la partecipazione”.

L’attore ha poi raccontato alcuni casi davvero stravaganti accaduti tra il pubblico: dalla signora anziana di Roma che alla fine dello spettacolo ha fatto il saluto romano, alla spettatrice di Follonica che al termine ha urlato: “Ma è teatro o realtà?”.

Germano ha poi svelato al pubblico che sta lavorando a un altro spettacolo in realtà virtuale: “Un classico di Pirandello – ha detto – in questo caso lo spettatore si troverà sul palco accanto agli attori”. (Di Valeria Cappelletti)

Si ringrazia Cecilia Foschi per le fotografie

  • Da sn: Ciro Di Dato, Elio Germano, Michele Innocenti. Foto: C. Foschi

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