Effetto Venezia: Ninetto Davoli regala risate e allegria nel dibattito in Fortezza Vecchia

L'attore ha lavorato a lungo con Pier Paolo Pasolini

Ninetto Davoli. Foto: Glauco Fallani
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Pubblicato ore 11:15

  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Ninetto Davoli è stato uno degli ospiti importanti della serata di ieri 4 agosto, di Effetto Venezia, quest’anno dedicata prevalentemente a celebrare la settima arte. L’incontro si è svolto in Fortezza Vecchia nello spazio della “quadratura dei pisani”. Il pubblico, numeroso, era presente, sfidando il tempo che fino a poco prima era piovoso, ma poi, clemente, ha concesso il bel tempo per tutta la serata.

A presentarlo e chiamarlo sul palco, Marco Bruciati, direttore artistico di Effetto Venezia: “Questa sera abbiamo con noi un’icona del cinema italiano tra le più belle e importanti, un personaggio come Ninetto Davoli, in un evento come Effetto Venezia, non poteva mancare”.

A moderate e fare le domande a Davoli, Simone Bardoni, direttore di “Concorto film festival”. Bardoni appare un po’ emozionato nell’intervistare Davoli, e Ninetto se ne accorge e ci scherza sopra. Davoli, simpaticissimo, è un fiume in piena: “Mi sono portato il costume sperando di fare un bagno e invece ho trovato il diluvio, ma è stato bello vedere questo mare mosso con onde meravigliose, comunque mi sono fatto una bella mangiata di pesce – e poi ha aggiunto – Stranamente quando arrivo nei posti ed è brutto tempo, torna il sole”. Il pubblico ride e applaude.

Davoli parla delle sue origini: “Venivo dalla borgata romana, vivevo in una baracca, la mia era una famiglia disagiata, eravamo sei figli, soffrivamo tanta fame e lavorava solo mio padre”.
All’improvviso suonano delle trombe in uno spazio adiacente alla Fortezza, e Ninetto ha la battuta pronta: “Ma che sono io? È un ritorno?” e ancora risate tra il pubblico.

Poi Bardoni chiede a Davoli di come è entrato nel mondo del cinema, dei suoi inizi artistici. “Con degli amici stavamo camminando per le borgate – racconta Davoli – e gli occhi mi caddero su una montagnola, lì vicino stavano girando “La ricotta” di Pier Paolo Pasolini. Mio fratello che lavorava alle scene del film mi sgridò per essermi intromesso sul set. Poi però mi presentò Pasolini. Io avevo 15 anni e lui mi mise una mano sui capelli, mi guardò con un sorriso dolce e mi disse «Ciao ricciolì». Successivamente mi mandò a chiamare da mio fratello per chiedermi se volevo fare una piccola parte ne “Il Vangelo secondo Matteo”. Io dissi che mi vergognavo, e non avrei ricordato le battute. Mio fratello insistette, dicendo che non dovevo parlare. Accettai. Dopo mesi Pasolini mi chiamò per fare “Uccellacci e uccellini”. Io non lo volevo fare, ma mi dissero: «Ti pagano, ti daranno 600-700mila lire», e io che dovevo fare? Non avevo mai visto una simile cifra. Accettai. Provai un’emozione meravigliosa, per fare “Uccellacci e uccellini” mi dissero che dovevo lavorare con Totò, mi chiesi: «Mi pagano per lavorare con Totò?». Non capivo, io lo andavo a vedere al cinema, ero sbalordito”.

Poi Davoli racconta un aneddoto divertentissimo: “Pasolini mi portò ai Parioli (uno dei quartieri “bene” di Roma, n.d.r.) per andare a casa di Totò e c’era l’ascensore e io chiesi a cosa serviva? Non avevo mai visto un ascensore, e dentro c’era pure un divano. Arrivammo all’appartamento di Totò e lui ci aprì con una vestaglia rosso cardinale e io scoppiai a ridere. Pasolini mi rimproverò bonariamente, ma Totò, gran signore disse: «È un ragazzo». Mi trovai davanti a una tavola imbandita, sembrava di essere morto e in paradiso, non avevo visto mai la tavola così imbandita: c’erano tre forchette, tre piatti e chiesi: «Ma in quanti ci devono mangiare?». E Pasolini rispose: «Questo è solo il posto tuo»; e io: «Ma mi basta una forchetta sola». Alla fine della serata, Totò ci accompagnò alla porta e ci salutò. Successivamente, la moglie di Totò, Franca Faldini mi raccontò che appena usciti dal suo appartamento, Totò prese una bottiglia di DDT e la spruzzò sulla sedie dove ero stato seduto io. Personaggio grandioso”. Tutto il pubblico ride e applaude.

Simone Bardoni chiede a Davoli di parlare del suo incontro con il grande Pasolini: “L’incontro con Pasolini – dice Ninetto – è stato fondamentale; lui è riuscito a esternare quello che era il vero Ninetto, è riuscito a esprimere quel Ninetto che c’era ma non usciva perché forse condizionato dalla vita che faceva. Ninetto è quello dei film. Con lui c’è stata un’amicizia, un legame, un amore ma non si sa perché. Lui ha trovato in me la gioia, l’allegria, aveva un faccia triste, ma io riuscivo a farlo sorridere”.

Davoli poi ha toccato un nervo scoperto: “Mi chiedo: perché ricordare Pasolini a cento anni? Lui c’è stato anche a 90 anni, perché questa ipocrisia delle istituzioni? È stato un grande, uno che ha avuto il coraggio di dire e affrontare le cose, e senza mai sottomettersi a nessuno. Io ci ho litigato molto perché ero contrario a certe cose. Uno che non ha mai fatto compromessi, lui se voleva, poteva fare cinema americano ma voleva fare il suo cinema, raccontare le sue storie e non essere condizionato. È quell’intellettuale poeta che non esisterà più, perché nessuno ha il coraggio, sono tutti legati a un sistema”.

Un successo enorme l’incontro con Davoli, e alle 21.30, sempre in Fortezza Vecchia, è stato proiettato uno dei capolavori di Pasolini, il film che ha legato Pasolini, Davoli e Totò: “Uccellacci e uccellini”.

Le immagini del dibattito sono di Glauco Fallani

  • Bruciati, Davoli e Bardoni

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