Effetto Venezia: Bruni, Pescucci e Gattabrusi si raccontano tra aneddoti, premi Oscar, Emmy e David di Donatello

Ultima serata della manifestazione

Da sn: Innocenti, Gattabrusi, Bruni e Pescucci. Foto: Diletta Fallani
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – È stata una bella serata di cinema quella di ieri, 6 agosto, l’ultimo talk di Effetto Venezia 2023 sul palco grande di piazza del Luogo Pio.

A raccontarsi e raccontare della Settima Arte sono stati tre personaggi che hanno dato un contributo importante al cinema e che hanno reso grande la nostra città, parliamo di Gabriella Pescucci, rosignanese, costumista, premio Oscar come miglior costumi per “L’età dell’Innocenza” di Martin Scorsese; Francesco Bruni (romano di nascita ma livornese di adozione) sceneggiatore di film come “Ferie d’agosto”, “Ovosodo”, “Baci e abbracci”, “La prima cosa bella”, “Il commissario Montalbano” e, in ultimo, regista e sceneggiatore della serie tv di successo “Tutto chiede salvezza” e l’hair stylist livornese Massimo Gattabrusi vincitore di un Emmy per il film “The Assassination Of Gianni Versace: American Crime Story”.

Dopo un saluto da parte del direttore artistico di Effetto Venezia, Marco Bruciati, ha fatto il suo ingresso Gabriella Pescucci, seguita poi da Bruni e Gattabrusi.

Davanti a un pubblico numeroso, che ha sfidato anche ieri sera il tempo incerto e il vento piuttosto freddo che spirava, i tre hanno risposto alle curiosità e domande di Michele Innocenti nel ruolo di moderatore. “Sono molto emozionato – ha confessato Innocenti – vengo a Effetto Venezia fin da quando sono un bimbo ed essere sul palco oggi è veramente bello”.

Il primo ricordo legato al cinema

La prima domanda che Michele rivolge ai suoi interlocutori riguarda il loro primo ricordo legato al cinema:
“Il primo ricordo che ho del cinema – ha detto Pescucci – è la visione del film “Scarpette rosse” e le grandi tende rosse che si muovevano, di quel film ho capito ben poco ma ho subito compreso che era quello che volevo fare da grande”.

Gabriella Pescucci

“I miei sono stati inizi teatrali – ha invece detto Bruni – facevo parte di tre compagnie e nell’ultima ho incontrato Paolo Virzì e abbiamo deciso di fare cinema insieme, ricordo le macchine da presa enormi” in quel momento, mentre Bruni parla dell’amico, lui compare e si reca sotto palco per salutare i presenti. Il pubblico applaude. “Delle mie prime esperienze cinematografiche – ha proseguito Bruni – ricordo soprattutto gli horror come “L’esorcista” che vidi, se ricordo bene, alla Goldonetta e poi “Odissea nello spazio” una mattina, pensate un po’, che avevo saltato la scuola”.

Massimo Gattabrusi ha raccontato che: “La mia prima esperienza con il cinema fu drammatica, avevo sei anni e mia sorella mi portò alla Gran Guardia e c’erano i sedili che si chiudevano non appena ti alzavi e rimasi incastrato. Il primo film che ricordo fu “King Kong” di De Laurentiis all’Odeon e lo vidi in piedi insieme a mio padre perché non c’era un posto libero”.

Il loro lavoro

La discussione è proseguita in modo piacevole e divertente. Innocenti ha chiesto a ognuno dei presenti di parlare dei loro inizi di carriera a Roma

Bruni ha sottolineato come: “I provinciali (Bruni è nato a Roma, ma è cresciuto a Livorno città d’origine della madre) che arrivano nelle grandi città vedono le cose con occhi vergini, questa è la cosa bella. Se vediamo chi ha raccontato meglio Roma sono stati un riminese, Federico Fellini e un napoletano, Paolo Sorrentino“.

Francesco Bruni

“Volevo occuparmi del costume – ha detto Pescucci – e sono arrivata a Roma con la una cartella piena di disegni e ho cominciato a bussare alle porte, allora c’era Piero Tosi (grande costumista italiano) ma non avevo il coraggio di andare da lui, però l’ho conosciuto in seguito. La passione per il costume? Il vestito vuol dire tante cose, non solo la classe sociale di appartenenza del personaggio, il colore ha tanti linguaggi e mi affascinano. Tramite il vestito puoi scoprire tante cose del personaggio, anche il carattere”.

“La mia passione per l’hair stylist nasce per caso – ha raccontato Gattabrusi – ho iniziato a 14 anni, lavoravo nei saloni e poi ho intrapreso un percorso in teatro. I capelli hanno una funzione molto importante nel dare il giusto look a un personaggio, non è cosa banale e scontata”. “E non sono sempre rose e fiori – aggiunge Pescucci – perché magari tu per un personaggio hai in mente i capelli biondi e invece l’attrice li vuole neri”.

Serie tv, Sergio Leone e altro

Poi le domande sono diventate più specifiche per ciascun ospite, a Bruni, viene chiesto come è stato passare dai film per il cinema alle serie televisive (in particolare viene fatto riferimento a “Il commissario Montalbano” per il quale Bruni scrisse la sceneggiatura di ben 32 episodi). “Il linguaggio cinematografico è molto diverso da quello delle serie televisive – ha detto – intanto perché, nel caso di Montalbano, bisognava riuscire a far stare un intero libro in un episodio che aveva dei tempi precisi. Nella serialità invece hai uno spazio narrativo molto ampio che non hai nel cinema e c’è la possibilità di sviluppare tutte quelle sotto trame, anche di personaggi minori che invece non si possono inserire in un film”.

Innocenti ha domandato invece a Pescucci come è stato lavorare con Sergio Leone a un film cult come “C’era una volta in America” (e il pubblico applaude, sottolineando di aver apprezzato la pellicola): “È un film che amo – ha detto – un capolavoro. Leone era un uomo brusco e schivo, ma con grande sensibilità, lo stimavo”. Pescucci ha lavorato anche con Tim Burton in “La fabbrica di ciaccolato”, di lui dice: “Ho amato molto il film. Adoro Tim Burton”.

“Come è stato vincere un Emmy?”, ha chiesto Innocenti a Gattabrusi: “Emozionantissimo, essere partito da Livorno per Los Angeles. Sentire pronunciare il tuo nome e fare la camminata fino al palco, questa è la cosa più emozionante e tutto quello che c’è dopo, le foto, le interviste”.

Massimo Gattabrusi

A breve partiranno le riprese della seconda stagione di “Tutto chiede salvezza“, la serie tv diretta da Bruni, il quale annuncia che il primo ciak è previsto per il 24 agosto. Viene citato anche il sequel di “Ferie d’agosto” che gli ha permesso di tornare a lavorare con Virzì: “Sono stato molto felice quando mi ha richiamato Paolo, mi mancava lavorare per lui, abbiamo lavorato con gioia e divertimento. Il film mi è sembrato bellissimo un mix, di sentimenti, dal tragico al comico”.

“La prima cosa bella”

A chiudere le ultime due domande, la prima riguarda tutti e tre ed è: “Come è stato lavorare tutti insieme a “La prima cosa bella” di Virzì”?
“Sono stata benissimo – ha detto Pescucci – si tratta di un film che ho amato e mi è piaciuto anche vedere”.
Per Gattabrusi: “È stato un tuffo nel passato nella tua città dove sei cresciuto ed è il primo film che ho fatto a Livorno”.
“Un gran divertimento – ha commentato Bruni – e grazie a questo film ho vinto il primo David di Donatello per la sceneggiatura, finalmente”.

L’Oscar per “L’età dell’innocenza”

Ultima domanda Innocenti la rivolge a Gabriella Pescucci, domanda che le è stata fatta milioni di volte, ma che non è possibile non fare: “Com’è vincere un Oscar?“. “È la felicità, è un premio importante, non ti cambia la vita, la cambia di più a un attore o un regista – ha detto – La cosa più divertente è vedere arrivare tutte le dive”.

La foto della serata sono di Diletta Fallani

  • Francesco Bruni

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