È un “pandemonium” e Capossela scatena il pubblico del Castiglioncello Festival

Sul palco con un gigantesco organo costruito per il tour

Vincio Capossela ieri sera. Foto: Furio Pozzi
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Pubblicato ore 10:00

  • di Valeria Cappelletti 

CASTIGLIONCELLO – Il Castiglioncello Festival ha aperto i battenti ieri sera, 2 agosto, con il concerto di Vinicio Capossela. L’arena era occupata in tutte le parti accessibili nel rispetto delle norme di sicurezza, un pubblico molto variegato di età diverse, Capossela ha anche questa grande magia, di riunire giovani fan con persone di età più avanzata.

A colpire subito il pubblico quando inizia il concerto sono le luci: in particolare il rosso fuoco che ricorda il mondo dei demoni, quel “pandemonium” che è poi il titolo del concerto di ieri sera. Un concerto narrativo con canzoni messe a nudo, scelte liberamente in un repertorio che questo anno va a compiere i trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa” (1990).

“Pandemonium” – dice il cantautore all’inizio del concerto – è l’unione di Pan, il satiro, figlio di tutte le divinità, e demonium cioè quelle creature tra l’umano e il divino, possono essere l’insieme di tutti i demoni che si possono manifestare in un periodo di pandemia. In un periodo di isolamento si fanno i conti con i propri demoni”. Ma “pandemonium” è anche una specie di harmonium gigantesco, uno strumento tipo l’organo da fiera, completamente costruito in metallo appositamente per il tour e usato anche ieri sera. Ma nell’immaginario questo strumento è stato costruito dai sudditi del re Laurino, secondo una leggenda delle Dolomiti, infatti, Laurino sarebbe il sovrano di un popolo di nani.

E Capossela in un certo qual modo si può ricollegare al mondo delle leggende, a quel mondo un po’ sognante che emerge dalle sue canzoni, a quell’atmosfera che unisce suoni sperimentali, riferimenti al mondo circense e alle musiche balcaniche. Ieri sera Capossela ha regalato un concerto davvero di altissimo livello, coinvolgendo il pubblico completamente, lui, polistrumentista ha poi lasciato il suo “pandemonium” per dedicarsi al piano e alla chitarra. Ad accompagnare Capossela, Vincenzo Vasi, definito l’uomo orchestra perché ha avuto il compito di “sostituire” la vera orchestra impossibile da inserire viste le restrizioni anti Covid.

Sul palco il cantautore, che vanta quattro Targhe Tenco e un Premio Tenco alla carriera, ha proposto i brani musicali più famosi del suo repertorio, compresi quelli dall’ultimo lavoro “Il bestiario d’amore” uscito a febbraio di quest’anno. Oltre due ore di musica con una scaletta che ha visto pezzi come “La peste”, “Modì”, omaggio all’artista Amedeo Modigliani, “Le sirene”, “Ultimo amore”, e poi tre bis tra i quali un omaggio al cantante e compositore Bruno Martino con “Estate”.

Galleria fotografica di Furio Pozzi.

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