Claudio Monteleone con le sue “Facce di Libeccio” trasporta il pubblico tra gli odori e i colori del mare

Lo spettacolo in Fortezza Vecchia racconta l'epidemia di colera

Claudio Monteleone. Foto: D. Luschi
Share

Pubblicato ore 14:00

  • di Diego Luschi

LIVORNO – Scesi nella Canaviglia della Fortezza Vecchia abbiamo trovato un piccolo palco spoglio, allestito soltanto da una vecchia lampada ad olio e una campanella color argento, il resto era luce soffusa e silenzio; dopo pochi minuti è entrato un pover’uomo livornese d’inizio Novecento, interpretato da un bravissimo Claudio Monteleone, vestito alla buona ma con una bella storia da raccontare.

Foto: D. Luschi

Siamo nell’estate del 1911 e Livorno è colpita dall’epidemia del Colera. Per le strade della città si sente la campanella dei Fratelli della Misericordia, che girano addirittura incappucciati per prelevare i sospetti malati, e che da luglio a fine estate conteranno quasi 190 morti su 375 casi tra uomini e donne. La città è sconvolta, la gente quando può si chiude in casa dalla paura, ma per mangiare bisogna lavorare, ed è così che dopo la morte di qualche risi’atore (i nostri vecchi portuali, le cui modalità di arrembaggio delle navi mercantili per accaparrarsi lo scarico sono davvero piratesche) anche il Tagliagole, il protagonista, decide di arruolarsi.

“Tagliagole è il soprannome terribile e beffardo – dice l’attore e regista – di un’anima da sognatore in un fisico segnato dagli acciacchi e dalle miserie”. La povertà, il mare, quel vento, il libeccio, che “soffia forte, scompigliando caratteri, suoni, colori, odori” e un vestiario fatto di stracci, mi hanno fatto entrare, mentre stavo ad ascoltare rapito, nel primo Periodo di Picasso, quello Blu.

La Canaviglia. Foto: D. Luschi

È, come si potrebbe dire per la vita di questo “miserabile” uomo, un periodo cupo, dove i soggetti rappresentati sono i poveri, gli anziani, coloro, insomma, che hanno abbandonato le speranze nei confronti della vita pur rimanendo estremamente dignitosi, come dignitosa è rimasta Livorno, nonostante le difficoltà, ieri come oggi.

Ma lo spettacolo non è “solo” questo e quasi ad alternare il blu di una notte profonda, calata sul porto di Livorno, e sulla vita di molti livornesi, a momenti irrompe la verve labronica, unica e fantastica, come luce assoluta, anzi come la luce di un faro, di quel faro decantato persino da Dante, che ha in sé il paradosso di illuminare Livorno ed essere di origine pisana.

Foto: D. Luschi

I tanti, e meritati, applausi finali hanno confermato il mio sentimento verso l’attore e regista Claudio Monteleone, verso l’organizzatore Ephraim Pepe, la compagnia de “I leggendari”, e il supervisore Roberto Napoli, tutti sempre impeccabili.

Per informazioni sulla compagnia, prossimi spettacoli e date, vi invito a consultare il loro sito I Leggendari.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*