Ciak Vintage. “Ma l’amor mio non muore” primo Diva Film del cinema italiano

Un capolavoro del cinema muto

ma l'amore mio non muore
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  • di Diletta Fallani:

Nel dicembre 1912, uno dei più affermati registi italiani, Mario Caserini, che l’anno prima aveva abbandonato la “Cines” per la torinese “Ambrosio Film”, ruppe il contratto anche con quest’ultima e insime ad altri soci iniziò a dare vita alla costituzione di una nuova Casa di produzione cinematografica denominata “Film artistica Gloria”. Con questa nuova casa di produzione portò alla luce numerosi film dove la moglie, Maria Caserini già nota in parte al grande schermo, faceva da protagonista.

Il vero successo però  lo ottene con il film “Ma l’amor mio non muore”. Questo film  segnò il debutto cinematografico di Lyda Borelli, destinata poi a diventare una delle “dive” dell’epoca. Il Film fu definito “una delle opere più rappresentative del 1913 poichè  illustra una nuova tendenza verso lo sviluppo del film sociale moderno”. Protagonista indiscussa la figura femminile con le sue movenze, la gestualità sensuale, la ricerca dell’altro attraverso un utilizzo studiato del corpo da parte della donna stessa. Questo fu infatti definito, il primo Diva Film nella storia del cinema italiano.

Si racconta che alcune scene di baci appassionati tra i due interpreti, Lyda Borrelli e Mario Bonnard furono eliminate dalla censura da tanto risultavano passionali. Grazie a questo film la Borelli ebbe numerose critiche positive da parte dei giornalisti e questo fu per lei l’inizio di una grande carriera cinematografica e divistica. “Creatura morbida e signorile, ardente e dolorosa, ammantata di nobiltà e voluttà, passa come un abito di primavera attraverso un bosco di mandorli fioriti.”

A proposito di questa frase, vorrei brevemente esporre un mio pensiero critico riguardo alle braccia della protagonista. Queste all’interno del film  sono un elemento a cui non possiamo almeno brevemente accennare. Le pose con le braccia alzate verso l’alto, oppure quando le utilizza per toccare i mobili in particolare la porta, assumono un altro significato rispetto a quando le utilizza per ottenere l’attenzione sul suo corpo da parte dell’uomo o per sopperire alla mancanza della parola. Nei casi citati sopra infatti le braccia della donna assumono una diversa forma, quasi come fosse lei stessa un rampicante,un elemento floreale, non più di cornice ma rappresentativo.  Voleva forse la Borelli ricreare simbolicamente elementi floreali richiamando così lo stile Liberty del tempo all’interno del film?  

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