Ciak Vintage. “La vita è bella” commovente favola da Oscar

Il film che propone una riflessione sull’Olocausto

la vita è bella
  • di Alberto Meriggioli:

Il 21 marzo 1999 una raggiante Sophia Loren annuncia al mondo che Roberto Benigni ha vinto l’Oscar per il film “La vita è bella”, un film che propone una riflessione sull’Olocausto. Per la precisione il film ha vinto tre premi Oscar per migliore attore, migliore colonna sonora (Nicola Piovani ha composto una semplice melodia orecchiabile e penetrante), migliore film straniero.

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Nicoletta Braschi

In una cittadina toscana degli anni trenta, durante il fascismo, Guido (Benigni) di origine ebraiche fa il cameriere presso lo zio Eliseo, che lo accoglie nel Grand Hotel da lui posseduto. Conosce una maestra Dora (Nicoletta Braschi) di cui si innamora. Si sposano e mettono al mondo un figlio, Giosuè (interpretato da Giorgio Cantarini che per questo ruolo vincerà il Young Artist Award, unico attore italiano a riceverlo)

Il tempo passa e Giosuè ha ormai 6 anni. Dora prosegue nella sua attività di insegnante, mentre Guido ha aperto una piccola libreria. Il giorno prima del compleanno di Giosuè, tuttavia, Guido viene richiamato per essere schedato, insieme allo zio e al figlio, nel registro delle SS. E viene deportato insieme al figlio. Anche Dora, che non vuole separarsi da loro, monta sul treno che li porterà al campo di concentramento.

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Benigni con Giorgio Cantarini

L’originalità del film di Benigni consiste nel riuscire a coniugare l’orrore della guerra con un forte messaggio di speranza. Anche di fronte alle situazioni più disperate le risorse umane sono infinite e Guido impersona l’uomo dalle mille risorse che per amore smisurato nei confronti del proprio figlio riesce a spiegare ad un bambino ciò che è inspiegabile.

La trovata di Guido, infatti, è geniale: fa credere al figlio di trovarsi dentro un gioco da fare tutti insieme che si concluderà con un carro armato in palio. Così facendo crea una serie di situazioni scherzose e curiose che riescono ad infondere tranquillità nel figlio.

Il film di Benigni è una favola commovente che rimarrà nella storia del cinema non tanto e non solo per gli Oscar vinti quanto per la sua grande carica umana

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