Ciak Vintage. “La leggenda del pianista sull’oceano” di Tornatore

Fu considerato all’epoca “la risposta italiana” al Titanic di Cameron

la leggenda del pianista sull'oceano
Tim Roth interpreta il pianista Novecento
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  • di Gianluca Donati:

Trovato in fasce il 1 gennaio 1900 a bordo del transatlantico Virginian, T.D. Lemmons detto Novecento (Tim Roth) cresce sulla nave, impara a suonare il piano, diventando l’attrazione dell’orchestra di bordo e non ne scende mai. Quando la nave in disuso sta per essere demolita con la dinamite, il suo amico trombettista Max Tooney (Pruitt Taylor Vince) è convinto che sia ancora a bordo, e vuole trovarlo per convincerlo a scendere. Novecento non scenderà.

la leggenda del pianista sull'oceanoVincitore (meritatamente) di numerosi premi, tra i quali sei David di Donatello, La leggenda del pianista sull’oceano del 1998, fu considerato all’epoca “la risposta italiana” a Titanic di James Cameron. In realtà, il regista Giuseppe Tornatore sembra ispirarsi più a Sergio Leone e in misura minore, a Federico Fellini, realizzando un raro caso di “kolossal intimista”, tratto dal monologo teatrale “Novecento” del ’94 di Alessandro Baricco. Rispetto però al testo di Baricco, la sceneggiatura curata dallo stesso Tornatore, si arricchisce notevolmente, aggiungendo molte parti che sono assenti nell’opera dello scrittore.

Sebbene il protagonista sia T.D. Lemmons, la storia viene narrata dal punto di vista dell’amico Max, un bravissimo P. T. Vince, (forse il migliore tra gli attori del film), dove la sua interpretazione viene intensificata dal nistagmo di cui egli è affetto, ovvero un movimento oscillatorio involontario degli occhi che valorizza le sue recitazioni.

Se Tornatore è il più “hollywoodiano” dei registi italiani (pregio o difetto), La leggenda del pianista sull’oceano è particolarmente americano nello stile, e lo si evince anche dai dialoghi, dallo stile recitativo degli attori e in modo particolare, dalle fantastiche musiche di Ennio Morricone, qui stilisticamente molto diverse dal suo classico repertorio.

Personalmente questo occhieggiare al cinema americano moderno, lo trovo un po’ stucchevole, e il film non è privo dei solititi difetti tipici del cinema “tornatoriano”, primo tra tutti una tendenza alla ridondanza, alla ripetitività e all’autocompiacimento, tanto che la critica all’epoca fu divisa nella valutazione dell’opera. Malgrado ciò, il film è piacevole da vedere e rivedere ed è mirabile dal punto di vista dell’ambizione tecnica.

la leggenda del pianista sull'oceanoAlcune scene sono particolarmente felici, come quando all’inizio del film il Virginian arriva in America e tra la foschia appare la Statua della Libertà e tutti gli immigrati europei giunti per trovare lavoro, gridano di felicità, un omaggio alla celeberrima scena del Rex di Amarcord di Fellini. Così come altre scene, come quelle ambientate nella sala macchine, dove morirà in seguito a un incidente Danny Boodman, il macchinista di colore che trova T.D. Lemmons e che gli farà da padre, ricordano un altro capolavoro felliniano: E la nave va.

Efficace dal punto di vista degli effetti speciali, il film si ricorda per una scena particolarmente bella, ovvero quella in cui Novecento e Max s’incontrano per la prima volta, in una notte di tempesta, e dove i due si siedono davanti al pianoforte che pattina e danza nel salone e lungo i corridoi della nave. Oppure la sfida di bravura al pianoforte tra Novecento e il jazzista Jelly Roll Morton interpretato da Clarence Williams III (quasi un duello tipicamente alla Leone, ma con la tastiera del piano al posto dei revolver). O ancora, la scena nella quale Novecento decide per la prima volta di scendere dalla nave, ma si arresta indeciso a metà scaletta e dopo aver osservato con apprensione l’ingorgo dei grattacieli della metropoli americana, decide di risalire a bordo.

Ma la scena più bella, memorabile, indimenticabile, è quella nella quale Novecento suona il piano per incidere un disco, e attraverso un oblò vede una ragazza bellissima e dolce (Mélanie Thierry), e improvvisamente Novecento trova spontaneamente l’ispirazione per la sua composizione più bella, un brano dolcissimo suonato mentre egli segue con lo sguardo gli spostamenti della ragazza: questa scena è assolutamente perfetta.

Il film è ricco a livello metaforico da prestarsi a più chiavi di lettura (anche troppe), il Virginian è lo specchio della società: la suddivisione tra diverse classi sociali, l’amicizia, la scoperta dell’amore, la paura di diventare adulto e di dover prendere delle decisioni, la solitudine. Una cosa che ha dell’incredibile, Tim Roth e Clarence Williams III, non hanno mai suonato veramente il pianoforte.

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