Ciak Vintage: Blow Up di Michelangelo Antonioni

di Diletta Fallani:

Nell’estate del 1964 mentre sta girando Deserto rosso, Michelangelo Antonioni legge “Le bave del diavolo”, un racconto dello scrittore argentino Julio Cortázar e decide di utilizzare soltanto un aspetto del racconto riscrivendo il tutto. Per capirci meglio, Antonioni eliminò completamente la vicenda del racconto ma mantenne l’idea del “meccanismo delle fotografie”. 

La sceneggiatura di Blow up fu scritta dal regista insieme a Tonino Guerra, mentre produttore della pellicola fu Carlo Ponti, il cui contratto con Antonioni prevedeva altri due film per la MGM, furono girati infatti Zabriskie Point e Professione: reporter. Anche questi due capolavori assoluti.

Il fascino per la tecnologia, si sà, ha da sempre attratto il regista. Nella nuova sceneggiatura di Blow Up dunque, il meccanismo delle foto assumeva comunque un peso ed un significato diverso, faceva da padrone. La cura dei dettagli, delle inquadrature studiate meticolosamente per rendere al massimo il potenziale dell’ “ingrandimento”, portano a scoprire tutto con i tempi del protagonista ma ancora di più con i tempi che lo sviluppo delle foto dettano al film. Realtà e finzione sono le componenti fondamentali di questo film nel quale giocano un ruolo di perfetto equilibrio ma esse servono soltanto per creare insieme la ” realtà apparente”.

Breve Trama: 

Thomas è un fotografo di successo che sta lavorando alla realizzazione di un libro su aspetti inediti “della Londra vera”. Un giorno, mentre sviluppa e ingrandisce le foto scattate ad un uomo e una donna che si abbracciano in un parco, si accorge che il suo obiettivo ha probabilmente colto le fasi di un delitto. Tornato la notte sul luogo dell’omicidio, Thomas trova un cadavere. Nuovamente nel suo studio, scopre che i negativi e le foto sono stati rubati, è rimasto solo il primo piano del volto del cadavere, “un rettangolo di puntini in bianco e nero” come lo definisce una vicina di casa di Thomas, Patricia, che ha con il fotografo un rapporto di complicità.

Il mattino successivo, quando si accorge che anche il cadavere è scomparso, Thomas si rende conto che la sua ricerca della verità si è in realtà trasformata in burla. All’uscita del parco si lascia coinvolgere in un gioco di simulazione, aggregandosi ad un gruppo di hippies che mimano una partita a tennis senza racchette ne palle da gioco. Lui stesso infatti, con un gesto davvero unico raccoglierà una palla inesistente e la lancerà ai mimi permettono loro di continuare la partita.

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