Alberto Bambini presenta “Lucinda”, una nuova visione del Male

Intervista allo sceneggiatore e regista del cortometraggio

alberto bambini lucinda
Il regista Alberto Bambini
  • di Valeria Cappelletti:

“La paura è una delle emozioni più importanti che l’uomo possa provare” diceva il grande regista Wes Craven che ha spaventato milioni di spettatori con il suo personaggio dal guanto artigliato Freddy Krueger e che ha regalato pellicole come “L’ultima casa a sinistra“, “Le colline hanno gli occhi” e “Scream“, solo per citarne alcuni.

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La locandina del corto

Esistono varie paure, ma ce n’è una che più di tutte rende l’uomo vulnerabile, la paura dell’ignoto, di ciò che non si può capire, che non si può controllare perché soprannaturale. Su questo fa leva “Lucinda“, primo cortometraggio diretto dal promettente regista toscano Alberto Bambini, un passato da produttore musicale, turnista presso un’azienda in provincia di Lucca e con una grandissima passione per l’horror. “Lucinda” affronta il tema della possessione demonica e offre un’ambientazione dai toni cupi, arricchita da effetti speciali che ben si inseriscono nella storia rendendola carica di colpi di scena. Abbiamo intervistato il regista per conoscere nel dettaglio questa sua prima opera.

Partiamo dalla trama, cosa racconta “Lucinda”?
Questo corto propone punto di vista un po’ diverso da quello a cui siamo abituati a vedere sul tema dell’esorcismo, di solito il racconto viene impostato dalla parte del Bene, invece io ho cercato di ribaltare un po’ la visione, quindi per tutto il cortometraggio sarà il Male a vedere il Bene come una cosa negativa, comprese le figure religiose presenti all’interno del corto.

Da dove nasce l’idea di affrontare questo argomento?
Da una mia paura, sono molto religioso e mi sono chiesto come sarebbe se mi rendessi conto che finora ho creduto in qualcosa che in realtà mi è ostile. Ho immaginato come si potrebbe reagire di fronte a un Dio in cui hai sempre confidato e che all’improvviso ti volta le spalle. Nella mia vita ho sempre fatto musica, sono stato a lungo produttore di musica elettronica e dance, poi, all’improvviso, avendo fin da bambino la passione di immaginare storie horror, ho deciso di fare qualcos’altro che potesse permettermi di esprimere questo, sebbene sia la prima esperienza nel cinema e abbia dovuto fare un po’ di gavetta, sono soddisfatto del lavoro.

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Il regista

Quanto ha impiegato per girare il corto?
Una settimana circa, invece ho messo un anno per la post produzione sia perché ci sono alcuni effetti speciali, ma soprattutto perché non avendo un budget elevato, che è poi il problema di tutto il cinema italiano non solo di chi fa corti, mi sono dovuto arrangiare e molte cose le ho fatte da solo e il tempo chiaramente si allunga. Poi io sono un perfezionista…

Lei ha svolto il ruolo di regista e sceneggiatore, chi altri è coinvolto nel progetto?
Come produttore associato mi ha dato una mano economica e artistica Mario Diodati, che ha il ruolo del padre di Lucinda, oltre a introdurmi all’interno di questo mondo. Il cast invece è composto da Lucinda (interpretata dall’attrice esordiente Sofia del Carlo, alias Kora Kant, n. d. r.), Romuald Klos attore polacco che ha fatto varie fiction come “Distretto di Polizia” e ha avuto una parte nella “Passione” di Mel Gibson e poi Alessandra Gianotti che viene dal teatro. Tutti hanno sposato in pieno il progetto.

Perché questa passione per l’horror?
È nata quando ero bambino a partire dall film “L’esorcista” che è stato il primo che ho visto e che mi ha terrorizzato, ero piccolo avevo 8-9 anni e mi ha sconvolto per mesi e mesi. L’horror è un genere che mi permette di giocare con le emozioni delle persone, di scavare nelle paure, ma in futuro non è detto che non possa fare cose di altro tipo.

Ci sono dei film o dei registi a cui è più legato?
Oltre all'”Esorcista” e quindi al regista William Friedkin, direi Alfred Hitchcock che ha dato le basi a tutto il cinema non solo horror, poi Sam Raimi e Dario Argento, ma quello della prima versione. In generale comunque cerco di prendere il meglio da tutti, un po’ come facevo con la musica, perché esistono anche film che hanno fatto storia pur essendo stati girati da registi che dopo non hanno realizzato nient’altro di interessante.

È complicato girare un corto?
Non tanto per i passaggi produttivi che non sono diversi da quelli musicali, il problema è che io, da produttore musicale, ero abituato a lavorare da solo, nel cinema invece devi lavorare con decine e decine di altre persone e questa è stata la difficoltà principale però, per fortuna, ho avuto persone che mi hanno dato una mano e hanno creduto nel progetto.

E adesso quali sono i prossimi passi, dove sarà possibile vederlo?
Il primo passo sarà presentarlo ai vari festival di genere e poi pensiamo a doppiarlo in inglese per portarlo anche all’estero, se gira a lungo nei festival vuol dire che sta avendo successo.

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