Bertolt Brecht innovatore con il metodo dello “straniamento”

Si contrappone all’idea dell’immedesimazione dell’attore di Stanislvskij

Bertolt Brecht
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  • di Gianluca Donati:

Bertolt Brecht è stato uno dei più grandi intellettuali del Novecento: poeta, drammaturgo, regista e attivista politico. In quest’articolo ci soffermeremo sull’enorme contributo che egli ha offerto all’arte del teatro, non solo grazie alle sue opere, ma soprattutto perché fu il maestro che teorizzò un proprio metodo di recitazione e messa in scena: “Lo straniamento”.

Bertolt BrechtBrecht è indubbiamente l’autore che maggiormente ha contribuito a un rinnovamento radicale del teatro mondiale. Brecht contrappone con forza “lo straniamento”, all’idea dell’immedesimazione dell’attore nel personaggio teorizzata invece da Stanislavskij. Per Brecht, se l’attore si immedesima nel personaggio, anche lo spettatore si immedesima.

Per ottenere lo “straniamento” è necessario che l’attore mantenga un certo distacco rispetto al proprio personaggio; in questo modo lo spettatore resta anch’egli “distaccato”, traendo dallo spettacolo un’occasione di maturazione intellettuale e sociale, e una maggior consapevolezza critica. Per ottenere lo scopo, Brecht inventa diverse tecniche di straniamento, ad esempio, attraverso una recitazione ‘esagerata’, il tono della voce impostata, gestualità ed espressività degli attori ‘artificiose’; anche la messa in scena risente di una serie di espedienti funzionali: salti bruschi da una scena all’altra senza apparente relazione logica, scenografie articolate, luci molto forti, musica eseguita dal vivo, ecc. Gli attori devono sempre autocontrollarsi, distaccati, e come se osservassero dall’esterno se stessi che recitano.

Per ottenere lo scopo, vi sono diversi metodi: recitazione in terza persona, durante le prove, scambio delle parti tra due attori (con l’osservazione reciproca), ripetizione delle didascalie di un’opera (per rinforzarne l’effetto di artificiosità) ecc.

L’idea dello straniamento, ha anche motivazioni ideologico – politiche (di idee giovanili patriottiche e nazionaliste, Brecht si convertì al marxismo durante il primo conflitto mondiale); la critica marxista al capitalismo si basa su criteri scientifici, quindi affonda le sue radici nel razionalismo, anziché su fattori emotivi.

Bertolt BrechtCuriosamente però, la sua opera più celebre, resta “Tamburi nella notte”, messo in scena per la prima volta nel 1922 dal regista Otto Falckenberg con scenografie tipicamente espressioniste, come espressionista è tutta la produzione teatrale giovanile di Brecht, una produzione ancora lontana dal marxismo e intrisa di ribellismo individualista, di origine borghese, tipico della sensibilità irrazionalistica dell’espressionismo.

Per altri versi tuttavia, l’espressionismo, proprio attraverso le sue deformazioni sceniche e il suo forte soggettivismo, offre uno spettacolo irreale nel quale è difficile identificarsi, anticipando alcuni aspetti dello straniamento che Brecht svilupperà in futuro.

Il dramma “Tamburi nella notte”, attraverso l’estetica espressionista, esalta la visione soggettiva dell’artista rispetto a un punto di vista oggettivo; la trama è ambientata nella Berlino della rivolta spartachista repressa nel sangue, che si svolge nello spazio temporale di una notte, una notte da incubo per il protagonista, e dunque, attraverso le scenografie espressioniste, la città è rappresentata come “l’avverte” il personaggio: la città appare deformata, mostruosa, come percepita da un ubriaco, un drogato o un pazzo, con palazzi dai profili sghembi e i lampioni ugualmente obliqui.

I due metodi contrapposti, quello Stanislavskij basato dell’immedesimazione dell’attore nel personaggio, e quello di Bertolt Brecht, relativo allo “straniamento”, hanno influenzato tutta la recitazione moderna, teatrale e cinematografica.

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