Amedeo Modigliani e quella “mostra che scandalizzò”

Un evento curato da Umberto Falchini, studioso d’arte, e Maurizio Mini

mostra scandalizzò

LIVORNO- Proprio in questi giorni è stata inaugurata alla Tate Modern di Londra una grande retrospettiva di Amedeo Modigliani e l’attrazione principale di questa mostra sono dodici nudi alcuni dei quali comportarono la “non apertura per oscenità” di quella che sarebbe dovuta essere, cent’anni fa a Parigi, la prima personale dell’artista livornese.

Era lunedì 3 dicembre 1917 a Parigi, di pomeriggio al numero 50 di rue Taitbout. Le persone fuori della Galleria di Berthe Weill, aspettavano impazienti e curiose di vedere, per la prima volta, quei ritratti, quei colli lunghi, quei nudi, così sensuali e belli, realizzati da quel giovane pittore livornese appena trentatreenne di nome Amedeo Modigliani. La mostra, che doveva protrarsi fino al 30 dicembre, venne chiusa prima ancora che le porte della Galleria venissero aperte. Motivo: uno zelante commissario di polizia che ordinò di “far sparire tutte quelle porcherie! Quei nudi osceni.”

Oggi, Modigliani è ricordato per l’anniversario della sua nascita o per un anniversario più triste, quello della sua morte. Meno per alcuni avvenimenti che a lui sono occorsi. Ecco, quindi, che per ricordare quell’avvenimento di cento anni fa, l’Associazione Culturale Franco Ferrucci dà appuntamento, venerdì 1 dicembre, alle ore 17.30, alla Bottega del Caffè di viale Caprera sede dell’Associazione Lavoratori Comunali con “Una mostra che scandalizzò

Un evento curato da Umberto Falchini, studioso d’arte, e Maurizio Mini, giornalista. Nella sala seicentesca della Bottega del Caffè saranno esposte le riproduzioni delle opere che avrebbero dovuto far parte della mostra di Parigi e che nessuno allora vide; riproduzioni che saranno proiettate e commentate nel corso della presentazione, che intende far rivivere l’atmosfera di quei giorni e idealmente, virtualmente, far svolgere quella mostra che non poté avere luogo.

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