Alle Cicale Operose il progetto di Alessia Arena “Io sono fuori” con le opere di Minu Emad

Secondo capitolo di una trilogia dedicata al tema-ricerca dell’identità

Alessia Arena insieme a Minu
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Pubblicato ore 12:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Basta un attimo, ci si ritrova senza lavoro, senza soldi e si perde la casa, ci si ritrova in strada e la vita cambia. C’è un confine labile che separa queste due condizioni, quella di chi ha perso tutto da chi vive nella “normalità”, ma nessuno è davvero al sicuro. A questo mondo, messo ai margini, visto con diffidenza, con un pizzico di paura e di compassione da chi è troppo lontano per poter comprendere, si è rivolta Alessia Arena, cantattrice fiorentina, che ha portato avanti il progetto dal titolo “Io sono fuori” (alla fine dell’articolo è possibile vedere il video sull’esperienza di Alessia).

a scenari di quartiere alessia arena omaggia alda merini
Alessia Arena

“Io sono fuori” è il secondo capitolo di una trilogia dedicata al tema-ricerca dell’Identità che Arena ha avviato nel 2017 con il progetto artistico “Io sono Chi“, da cui ha avuto origine il monologo scritto a quattro mani con il livornese Valerio Nardoni. “Io sono Chi”, che ha ottenuto il Premio Speciale Off al Roma Fringe Festival nel 2020, è la fedele narrazione di quanto emerso durante la residenza artistica di Alessia nelle RSA della Toscana sul tema del rapporto nella  tra identità e relazione nella terza età.

Da questo secondo lavoro  nascerà un altro monologo, ma ancora prima un’iniziativa culturale con una mostra pittorica che si terrà alle Cicale Operose, doveva svolgersi il 27 settembre, ma è stato rimandato per maltempo a data da stabilire.

“Io sono fuori nasce dopo un periodo trascorso come volontaria nella ronda della carità a Livorno che mi ha permesso di conoscere alcune persone senza fissa dimora – racconta Alessia – ma si è concretizzato quando sono entrata in contatto con l’Associazione Progetto Arcobaleno Onlus creata a Firenze nel 1985 da un gruppo di volontari uniti dall’intento di dare accoglienza e accompagnamento sociale a persone che vivono situazioni di marginalità di vario tipo: senza casa, lavoro, con problemi di natura psichiatrica o di dipendenze. Lavorare con loro è stato difficile, perché non sono lì ad aspettare qualcosa, mentre l’anziano che si trova in una RSA accoglie quello che riceve anche solo per aver qualcosa di diverso nella sua normalità, per i senza tetto tu rimani sempre una di passaggio e quindi è stato complicato creare una rete relazionale. Inoltre, in un primo momento, i senza tetto hanno avvertito il fatto di essere visti da me in una certa ottica, come “oggetto di studio”, per loro poi niente è per niente.  Sono rimasta in contatto in particolare con due di loro, entrambi architetti di Firenze, Said e Minu. Una volta chiesi a Said perché lui fosse in strada e io no, avevamo fatto percorsi simili, eravamo tutti e due laureati in architettura, e lui mi disse: <<perché tu sei aperta al mondo, tu vai in cerca degli altri, mentre io non cerco>>”.

Minu alle Cicale Operose

E poi Alessia ha visto i quadri di Minu Fatemeh Emad, anch’ella architetto, iraniana, arrivata in Italia nel 1980 in seguito alla rivoluzione Islamica in Iran. E le sue opere, 20 in tutto, verranno esposte alle Cicale Operose. Il ciclo pittorico si chiama “Protezione o Persecuzione“, a cura dell’Associazione culturale Giotto in Musica, in collaborazione con l’Associazione Progetto Arcobaleno. Sempre domani si terrà una narrazione musicale della vita dell’artista a cura di Alessia Arena con Jacopo Biliotti alla chitarra.

Minu si è laureata a Firenze con una tesi in progettazione dal titolo: “Una colomba – centro culturale ipogeo al Piazzale Michelangelo di Firenze”, pubblicato nel marzo 2000 sul mensile Bollettino degli ingegneri. Già dedita alla
scultura, nel 2010 Minu Emad inizia a dipingere. Dal 2015, a causa di numerose vicissitudini personali, la pittrice iraniana entra in un silenzio artistico da cui esce nel settembre 2019, grazie all’incontro con Alessia, dando vita a un nuovo ciclo di opere che si intitola “Protezione o Persecuzione”. Si tratta della narrazione pittorica delle sofferenze attraversate dall’artista negli ultimi dieci anni della sua vita vissuta “fuori” da se stessa. Il ciclo rappresenta un grido artistico di protesta e ri-appropriazione della propria identità all’interno di una società che non sa integrare ed includere.

Per informazioni: 3472993159.

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