A Effetto Venezia Paolo Virzì parla del sequel di “Ferie d’agosto” e del film sulle false teste di Modì

Dibattito in piazza del Luogo Pio, affiancato dall'assessore Lenzi

Simone Lenzi e Paolo Virzì. Foto: Diletta Fallani
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Pubblicato ore 10:40

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – C’è qualcosa nei livornesi che li distingue da gran parte degli italiani che è il ribadire fino allo stremo la loro appartenenza a questo porto inventato dai Medici più di quattro secoli fa, come se la mancanza di nobili natali, di casate illustri possa essere riscattata da un profondo attaccamento al luogo di origine, un orgoglio che da sempre si porta dentro chi è nato in questa città perché la lontananza dai 4 Mori genera una nostalgia difficilmente comune ad altri esuli, forzati o no.

E poi ci si ritorna, magari da pensionati all’Ardenza, che è sempre meglio che essere stati ingegneri a Milano, come recita il proverbio, ci si ritorna per respirare quella fragranza labronica, che sa di bottino e di salmastro, trasportata dal libeccio che fa parte del patrimonio della città, il nostro vento che fa strologare i livornesi sulle previsioni del tempo.

I livornesi appunto, diversi da tutti i toscani, che sei mesi stanno al mare e sei mesi parlano di mare, di bagni, di “gabine” per i quali il mare finisce alla Meloria, perché: “In mare ci deve sta i pesci!”. Belli i livornesi di ritorno, un po’ tristi e scoglionati che con una battuta fulminante rimescolano le carte per allontanare quel sottile sentimento malinconico che li caratterizza.

Negli ultimi anni il loro mentore è Paolo Virzì, partito anch’egli giovanissimo, per ritornare spesso qui a raccontare la sua città. È arrivato super atteso ieri sera, 5 agosto, all’Effetto Venezia, la manifestazione più nostrana, quest’anno diretta da Marco Bruciati, tutta dedicata al cinema. Virzì, che ha vinto il Nastro d’Argento e il David di Donatello come miglior regista emergente, che ha firmato capolavori come “Ferie d’agosto“, “Ovosodo” (Leone d’argento – Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia), “Baci e Abbracci“, ”La prima cosa bella”, “La pazza gioia” e tanti altri e diventa a pieno titolo uno dei più talentuosi registi italiani della nuova generazione.

Ieri sera, sul Palco del Luogo Pio, in compagnia dell’assessore e amico Simone Lenzi, Paolo ha parlato del suo prossimo film “Ferragosto”, sequel di “Ferie d’agosto” che 27 anni fa gli valse il David di Donatello come miglior film.

”Sono tornato a Ventotene (l’isola dove è stato girato “Ferie d’agosto, n.d.r.) – spiega – con le famiglie Molino e Mazzalupi e quello che è rimasto di loro, ma oggi, c’è un’altra Italia a far da sfondo, e quindi una società diversa da quel paese che si ritrovò improvvisamente berlusconiano! Non l’ho fatto per aggiornare i temi della satira sociale, ma m’interessava il protrarsi e il concludersi di quelle relazioni sociali”.

A suscitare grande interesse è stata però la rivelazione di aver scritto una sceneggiatura per SKY sulla celeberrima beffa delle false teste di Modì, ritrovate nei fossi di Livorno nel luglio di 39 anni fa, lo scherzo più amato e odiato, il grand bluff che ha coivolto per mesi il mondo dell’arte e ha dato a Livorno la fama di città di burlona e guascona. E a collaborare alla sceneggiatura insieme a Virzì, c’è anche l’assessore stesso.

Lo scherzo dei tre ragazzi doveva essere appunto una “ragazzata”, ma poi si rivelò un boomerang senza fine che toccò i nervi scoperti della cultura, della politica e della società e quindi è bene che qualcuno cerchi di far chiarezza su questa vicenda che oltre a farci ridere, ci ha lasciato lo stigma di città poco credibile che non ha giovato nemmeno al povero Dedo che, secondo la leggenda metropolitana, mai provata, avrebbe
gettato nei fossi le famose tre teste.

E Livorno continua così la sua tradizione burlesca che magari vorrebbe a volte essere più seria, ma non ci riesce perché quell’ovosodo, che non va né su né giù, le impedisce ancora e chissà per quanto ogni parvenza
di credibilità.

Le foto della serata sono di Diletta Fallani

  • Il direttore artistico Marco Bruciati

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