Walter Passuello: “Un personaggio da leggenda”

Il ricordo del giornalista e attore Simone Fulciniti

walter passuello
  • di Simone Fulciniti

Era un amico di famiglia, un personaggio da leggenda, col mito del quale ho trascorso gran parte della mia adolescenza.

Walter Passuello, ciclista professionista, passista, gregario di Francesco Moser e Giuseppe Saronni. È stata la mia porta virtuale verso un sport meraviglioso, del quale son da sempre appassionato. Ricordo come fosse ieri, l’agosto del 1984, quando trascorremmo le vacanze estive a Lusiana, in Veneto, suo paese d’origine. Walter pedalava fortissimo all’epoca, era uno dei luogotenenti del grande Moser, che in quell’anno di grazia vinse il giro d’Italia.

Quando giungemmo a destinazione, lui non era ancora arrivato, stava partecipando alle ultime competizioni; quelle che avrebbero permesso al commissario tecnico Alfredo Martini, di sciogliere le riserve sui nomi dei convocati al mondiale su strada, in programma sul circuito del Montjuic a Barcellona. C’erano buonissime possibilità che potesse entrare nella lista degli azzurri, i risultati stavano tutti dalla sua parte.

Un bel giorno ci raggiunse, e proprio di fronte ad uno spaghetto (rigorosamente olio e formaggio fumante, preparato da sua madre), ci disse che il CT lo aveva chiamato, e per una serie di motivi che in parte condivideva, non l’aveva selezionato. Forse ci sperava, forse no, chi lo sa… Il suo sguardo era difficilmente decifrabile. Io, ragazzino tredicenne invece ci rimasi male, eccome.

Ero sicuro che ce l’avrebbe fatta ad indossare l’azzurro, lo meritava. La delusione fu subito addolcita dalla promessa che insieme a mio padre, saremmo andati a casa sua a vedere la sfida iridata: cosa che, qualche settimana più tardi, avvenne. E, come fosse ora, ricordo quel momento lontano: la fuga del belga Criquielion, e la rincorsa disperata dell’italiano Claudio Corti nel tentativo di raggiungerlo. E gustarsi quello spettacolo vicino ad un azzurro mancato, che passo passo commentava la gara, i segreti, i retroscena, le tattiche, quasi fosse in bici sul percorso anche lui, beh signori, un vero privilegio.

Così come fu un privilegio seguire dal vivo tante tappe dei giri d’Italia: andarlo a trovare in albergo a Portovenere, oppure a Cecina, teatro nel 1985 di un arrivo e partenza di due soleggiate frazioni. Ed essendo a conoscenza della voglia che avevo di fare il giornalista, si premurò di presentarmi il mio idolo Adriano De Zan, del quale ancora conservo gelosamente un autografo. Era come toccare il cielo con un dito, trovarsi in un luogo magico, in una posizione invidiabile. Ce ne sarebbero mille da raccontare: una volta mi regalò persino una maglia della Gis, e anche quella è un cimelio straordinario.

Poi, non rammento l’occasione precisa, ci fu una cronometro a squadre che partiva e arrivava nei pressi dello stadio; con mio padre seguimmo la squadra in Vespa (px 125), e la Gis, tirata da Moser (c’erano anche atleti del calibro di Masciarelli e Giuliani), andava talmente veloce che faticavamo a mantenere il contatto sul percorso. Mille e più avventure, dei magici, irripetibili ’80.

Ciao Walter, tu che venivi a trovarci ai Bagni Lido tra una gara e l’altra, con la faccia e le braccia nerissime e il resto così bianco che sembrava tu avessi ancora la maglietta, l’abbronzatura infelice del ciclista professionista. Per me, che oggi non ho più tredici anni, resti comunque un gigantesco eroe.

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