Vladimir Luxuria: “Andare nelle scuole a parlare di identità di genere vuol dire aiutare i ragazzi, impedire l’abbandono. Nessuno vuole convertirli”

L'attivista e politica ha preso parte al dibattito al Grattacielo

Vladimir Luxuria al Centro Artistico Il Grattacielo
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Pubblicato ore 07:00

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – “Riguardo alla legge sull’identità di genere c’è chi pensa e faccio i nomi, Salvini, Meloni, Santanché, Adinolfi, Pillon, Orban, Putin, che ci sia la volontà da parte di una loggia massonica un po’ trans, una sorta di P2.0 che si è messa d’accordo per andare nelle scuole e insegnare la transessualità ai bambini e alle bambine mettendo a repentaglio la loro l’identità sessuale. È talmente assurdo che io faccio fatica a comprenderlo”. Sono le parole di Vladimir Luxuria, artista poliedrica, attivista e politica, che ieri pomeriggio, 26 novembre, ha partecipato al talk show al Centro Artistico Il Grattacielo.

Luxuria si dice molto delusa dal voto del Senato che ha bloccato il ddl Zan ma: “Non ci arrendiamo – dice – Non è che quando io vado nelle scuole a parlare di identità di genere e di contrasto al bullismo escono delle goccioline dalla mia bocca che vengono inalate dagli studenti e improvvisamente un ragazzo si toglie le scarpe da tennis e ne indossa un paio con i tacchi. Noi non vogliamo convertire, io voglio che le persone diventino quello che sentono di essere, voglio contrastare il tipo di bullismo che io ho provato sulla mia pelle“. A organizzare il dibattito Agedo Livorno-Toscana e L.E.D Libertà e Diritti Arcigay Livorno con la compartecipazione del Comune di Livorno e la Rete Albarosa. L’evento era inserito nel cartellone delle iniziative del TDor (Transgender Day of Remembrance ovvero il giorno dedicato al ricordo delle persone trans) e del novembre antiviolenza per il contrasto alla violenza sulle donne.

Luca Dieci e Vladimir Luxuria

Luxuria, ha risposto alle domande di Luca Dieci, vicepresidente di Arcigay Livorno, con semplicità, raccontando anche aneddoti personali che hanno fatto riflettere il pubblico in sala. Molti i temi affrontati, dall’identità di genere, al DDL Zan, al mondo transessuale, ma tutto è partito dal libro “Evviva le neve” scritto dalla giornalista attivista LGBTQIA+ Delia Vaccarello, scomparsa due anni fa, che racconta i “viaggi della rinascita”, come lei definiva il percorso, le migrazioni di genere delle persone transgender.

A portare i saluti dal Comune, l’assessore Giovanna Cepparello, a introdurre l’incontro Martina Cardamone, presidente L.E.D. Libertà e Diritti Arcigay Livorno Comitato Territoriale, Santina Vetere di Agedo ed Eleonora Zacchi, direttore artistico del Grattacielo. Presenti in sala anche Stella Sorgente del M5S e Francesco Belais  assessore alla cultura della passata amministrazione.

Santina Vetere di Agedo ed Eleonora Zacchi

Identità di genere nelle scuole

“Io so bene cosa vuol dire il bullismo nei confronti di chi non è maschio pur essedo nato maschio – racconta Luxuria sul palco – aprire il libro e trovare scritto orecchione e dover strappare la pagina perché poi hai paura che a casa i tuoi genitori aprano il libro, e poi arriva il rimprovero da tua madre, da tuo padre, dal professore perché non lo tieni bene. So cosa significa quando viene fatto l’appello e viene detto il tuo cognome, Guadagno, e tu rispondi presente e senti lo sfottò che arriva dai compagni; andare a cambiarti le scarpe per fare ginnastica e quando torni trovare la pipì nelle scarpe, sentire i ragazzi che ridacchiano o trovare sul muro scritte offensive. Io tutto questo l’ho provato e non è una cosa semplice da vivere. È dura quando tu senti che la scuola è un ambiente ostile e ti avvii ogni mattina con il passo pesante di un condannato a morte, come se fossi incatenato come i Mori del vostro monumento e avere il desiderio di non andare a scuola, sederti su una panchina e dire io abbandono gli studi. Abbandonare gli studi e addirittura abbandonare la vita. Non è facile elaborare tutto questo in solitudine perché non hai nessuno con cui parlare, in casa, sui mass media non se ne parla, è dura. Allora è importante la presenza di persone che vanno nelle scuole a contrastare il bullismo di qualsiasi tipo anche per chi è balbuziente, ha una pelle di colore diverso, ha un accento diverso di regione, per fare in modo che venga garantito il diritto all’inclusività nelle scuole, allo studio e non fare in modo che qualcuno lasci la scuola perché non ne può più. Io ho resistito perché credo di avere qualcuno lassù in cielo che mi protegge, forse mia nonna, e perché ho una grande forza interiore, ma quanti non ce l’hanno fatta? Tutte le volte che torno a casa a Roma, passo davanti un grattacielo molto alto e mi viene alla mente un ragazzo che si è lanciato nel vuoto, quanti suicidi in passato ci saranno stati che non hanno neanche spiegato il perché? Andare nelle scuole non significa convertire nessuno, io non desidero che un etero diventi gay, io desidero e vorrei evitare che ci siano omofobi adulti domani perché un bambino non nasce omofobo, qualcuno gli insegna a essere omofobo”.

Non si nasce in un corpo sbagliato, si nasce in un mondo sbagliato

Luca Dieci ha poi affrontato l’argomento del mondo transessuale, chiedendo a Luxuria se sia giusto parlare di persone che si trovano in un corpo sbagliato: “Non sono d’accordo – ha detto l’artista – Noi nasciamo in un corpo, in un tempo, in un luogo, e può succedere che andando avanti nell’età il corpo, da un punto di vista identitario, non ci rappresenti più, nel mio caso mi vedevo allo specchio e speravo mi spuntassero i seni e invece mi spuntavano i baffi.  Il mio corpo non mi rappresentava. Cosa c’è di sbagliato? Niente, io ringrazio i miei genitori per avermi dato questo corpo, anzi vado bene così. Oggi posso dire di esser orgogliosa di essere una donna trans. Il mio bagaglio culturale, la mia sensibilità di adesso è frutto anche di quel Vladimiro che ha pianto tante lacrime, si è posto tante domande e si è dovuta conquistare la femminilità. Essere donna è un dono della natura, ho combattuto e combatto tutt’oggi. Alla fine non si nasce in un corpo sbagliato, si nasce in un mondo sbagliato“.

Lo sfottò omofobo nei film

Luxuria ha poi raccontato un aneddoto molto interessante: “Quando ero molto giovane andavo al cinema dove davano film di serie B in cui spesso c’era la battuta omofoba e tutti ridevano, ma io no. Erano film con attori molto importanti come Lino Banfi e Lando Buzzanca. A distanza di anni entrambi hanno fatto film con tematiche di tipo omosessuale e mi hanno confessato che era stato anche un modo per riscattarsi. Il fatto è che allora lo sfottò omofobo era considerato “normale”, non si pensava che qualcuno potesse esprimere dissenso”.

Perché si ha paura dei transessuali?

“Ci sono quelli che temono si possano deviare gli adolescenti parlando di questi temi – spiega Luxuria al pubblico – poi ci sono quelli che quando li conosco si mettono le mani davanti e temono che io stia attentando alla loro virilità perché pensano che una trans sia una sorta di macchina sessuale. A volte certi cessi che mi viene voglia di convertirmi subito in etero. Sono uomini che provano attrazione, che la reprimono e hanno paura che stare vicino a persone come me possa risvegliare quelle cose che hanno e che sono nascoste. I peggiori nemici nostri sono i repressi, sono i finti etero, ce ne sono tanti in tutti gli ambienti”.

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