Virzì riceve il Pegaso d’oro: “Con il cinema racconto la sofferenza della mia gente”

Riconoscimento per i cittadini che hanno reso un servizio alla comunità

consegnato il pegaso d'oro a paolo virzì
Enrico Rossi consegna il Premio a Virzì. Foto: Simone Cresci
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  • di Massimo Orlandi (Agenzia di informazione della Giunta Regionale)

FIRENZE – “È come se questo premio chiudesse il cerchio di quella sfida un po’ folle che avevo fatto a 21 anni andandomene via da Livorno. Avevo il desiderio di raccontare il dolore, la sofferenza della mia gente e nel farlo ho portato con me quegli strumenti che sento di poter condividere con la gente di Toscana: il sentimento dell’ironia, uno sguardo sulle cose che marcia a braccetto con l’irriverenza, il gusto della burla anche di fronte agli eventi più drammatici“.

Così il regista Paolo Virzì oggi pomeriggio mentre, a Firenze, riceveva dalle mani del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il Pegaso d’oro. “È un premio bellissimo – ha proseguito – perché viene dalla Toscana, dalla mia gente”.

consegnato il pegaso d'oro a paolo virzì
Foto: Simone Cresci

Il Pegaso d’oro è un riconoscimento istituito dalla Giunta Regionale nel 1993 per segnalare al pubblico encomio cittadini italiani o di altri paesi che hanno reso un servizio alla comunità nazionale ed internazionale attraverso la loro opera in campo culturale, politico, filantropico e del rispetto dei diritti umani. Il premio consiste in una riproduzione del cavallo alato Pegaso, simbolo della Regione Toscana.

Nella conferenza stampa che ha seguito la consegna, il regista ha voluto ribadire il valore di riconoscimento anche in relazione al simbolo: “Il Pegaso è quell’animale selvaggio e coraggioso che vola: per me è come un incoraggiamento, è come se mi dicesse: prova a volare ancora un po’. E in fondo è proprio questo il compito degli artisti, degli artigiani del racconto: provare a prendere le cose, anche pesanti, della vita e provare a farle volare e diffondere, dando volto e voce alle tante storie che non ce l’hanno”.

consegnato il pegaso d'oro a paolo virzì
Foto: Simone Cresci

La cerimonia di consegna del Pegaso è stato il momento culminante di una giornata interamente dedicata al regista livornese che ha visto anche la programmazione di alcuni dei film del regista toscano.

Quindi l’arrivo di Virzì che, insieme all’attrice toscana Daniela Morozzi, ha dato vita a un bellissimo dialogo con gli studenti cui ha fatto conoscere dal di dentro i suoi film e raccontato tanti episodi della sua carriera, con una particolare attenzione ai suoi esordi toscani.

Gli inizi e Livorno

“Cominciai a sedici anni – ha detto – frequentando una compagnia teatrale amatoriale. Con loro feci un primo velleitario lungometraggio. Poi durante l’università partecipai a un bando per entrare al Centro sperimentale di cinematografia. Non ce la farò mai, servono le raccomandazioni, dicevo ai miei amici. Quando poi andai a Roma, Giuliano Montaldo, che era nella commissione, mi mostrò una lettera, un po’ sgrammaticata, a sostegno della mia domanda: l’avevano scritta i portuali di Livorno. Nonostante questa ‘raccomandazione’ fui preso”.

Virzì ha poi ricordato come quella Livorno che aveva lasciato sia poi tornata come protagonista dei suoi film delle storie che nascevano da vite di operai o di persone emarginate, da storie umane spesso drammatiche nelle quali però non è mai mancata la nota di ironia.

A uno studente che gli ha chiesto se ha mai pensato di uscire dal genere della commedia ha risposto così: “Se si racconta una storia tristissima e la si chiama commedia, è un vittoria: vuol dire che sei riuscito a rendere una cosa straziante in una forma che risulta digeribile”.

Le motivazioni

consegnato il pegaso d'oro a paolo virzì
Foto: Simone Cresci

Le motivazioni del presidente Enrico Rossi per l’assegnazione del Pegaso d’Oro della Regione Toscana a Paolo Virzì:

Con la sua opera Paolo Virzì ha creato un cinema universale, capace di arrivare al pubblico nella sua interezza, per chiamarlo a riflettere su questioni sociali in una chiave critica e contemporanea. Muovendo dai margini e dal quotidiano, i suoi film raccontano e ritraggono con grande intensità e realismo la condizione umana.

La Toscana nel suo cinema e nella sua letteratura non è solo paesaggio o carattere, ma sostanza sociale, lingua e vita. Nella scelta delle storie, dei personaggi e dei dialoghi, il lavoro e la sofferenza sono due delle dominanti attraverso cui l’autore indaga e narra i rapporti tra gli individui, aderendo alle pieghe del nostro tempo.

Da queste direttrici deriva una costellazione di connessioni morali e sociali che ci aiutano a riconoscere esperienze estreme che ci appartengono: la malattia e la cura, lo sfruttamento e il riscatto, l’avidità e la solidarietà, la precarietà, la solitudine e la dignità. Nel cinema di Paolo Virzì ritroviamo le voci dell’Italia di oggi, i suoi conflitti e le sue speranze. Grazie al suo talento e alla sua sensibilità lo spettatore riesce a identificarsi e a prendere posizione“.

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