Viaggio fantastico nell’Orient Express

Il lussuoso convoglio che regala emozioni

viaggio sull'Orient Express
L'interno lussuoso dell'Orient Express. Foto: Simone Fulciniti
  • di Simone Fulciniti

GUASTICCE – Sono passati ottantacinque anni da quando la famosa autrice di gialli, Agatha Christie, scrisse uno tra i suoi più celeberrimi romanzi: Assassinio sull’ Orient Express. In quel periodo alloggiava al Pera Palace di Istanbul, nella stanza 411 (oggi meta di pellegrinaggi turistici); e fu proprio in quello spazio, con finestra che si apre sul ‘bosforo’, che elaborò l’immenso capolavoro.

viaggio sull'Orient ExpressPoirot e gli atri personaggi, salgono a bordo del prestigioso treno, alla stazione di Sirkeci, che, guarda caso, si trova proprio a due passi dal citato hotel. Il lussuoso convoglio parte alla volta di Calais, e nel corso del viaggio è costretto a fermarsi in Jugoslavia, a causa di un’abbondante nevicata, che non ne consente il passaggio. E sarà proprio durante quella sosta che avviene l’ingegnoso delitto, ma questa è un’altra storia.

Ebbene, esattamente quel ‘fantastico’ Orient Express, è rimasto alcuni mesi nei pressi di Guasticce, per un periodo di manutenzione straordinaria, al termine della quale si è deciso di mostrarlo alla cittadinanza. In tutto il suo splendore.

Abbiamo avuto il privilegio di visitarlo in anteprima, e, pur nell’impossibilità di riferirvi a parole l’emozione avvertita, proviamo comunque a condividere due righe di semplice commento.

Il treno si cela dietro una grande parete sulla quale è disegnata la sua effige. Spostando un drappo rosso che funge da ‘portone’, ci troviamo di fronte uno spettacolo di pura e potente magia. Le numerose carrozze sono ben allineate, tirate a lucido, pronte per essere esplorate. L’impressione è di trovarsi in un mondo parallelo: camminiamo lentamente vicino al colosso, per non perdere neppure un dettaglio. Ogni cosa, ogni bullone merita tutta l’attenzione possibile. Il colore esterno dominante è il blu notte; le rifiniture e le decorazioni sono in ottone.

Quando un addetto ci fa cenno che è consentito salire, velocemente aggrediamo il predellino e con un balzo felino ci troviamo all’interno del salotto; perché di salotto dobbiamo parlare. E l’emozione, che si accompagna al senso di ‘fascinazione’ che proviamo, dobbiamo, ahinoi, lasciarla all’immaginazione del lettore.

Ci muoviamo con circospezione nel corridoi, passando in rassegna le meravigliose cabine. E ci pare ogni volta di incrociare lo sguardo dei caratteri creati dalla scrittrice britannica: ecco il dottor Constantine, la signora Ohlsson, salve principessa Dragomiroff, i nostri ossequi colonnello Arbuthnot

Il percorso continua nel vagone ristorante, ci sediamo guardando oltre il finestrino. Siamo all’interno di un capannone industriale, certo, ma l’immaginazione ci porta lontano: Istanbul, Bucarest, Budapest, Parigi, Calais. Un viaggio che visti i prezzi, ci è consentito soltanto sognare.

Ma eccoci arrivati al clou, la carrozza bar. E… rimaniamo davvero senza fiato; è la parte più nota. Qui Poirot riunisce i potenziali assassini per svelare il nome del colpevole, individuato grazie all’incessante lavoro delle sue abili ‘celluline grigie’. Un interno spettacolare: poltroncine comodissime, tavolinetti provvisti di bajour tendenti al color rosso. Per terra moquette d’ordinanza, ai finestrini un tendaggio che riprende le tonalità dell’illuminazione. Ci sediamo, non ci resta che aspettare il nostro investigatore. Già ci sembra d’udirne l’inconfondibile passo. Siamo innocenti, ma, come da copione, dovrà comunicarcelo lui.

Galleria fotografica. Foto: Simone Fulciniti.

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