Unità d’Italia, tra canti e balli storici la festa al Teatro Goldoni

Tanti gli alunni presenti e le Istituzioni

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Pubblicato ore 07:00

  • di Simonetta Del Cittadino

LIVORNO – “O mia patria sì bella e perduta…”, mai come in questi tempi foschi le parole di Temistocle Solera, librettista del Nabucco di Verdi, sono state più veritiere e al Teatro Goldoni e il pubblico ha provato un brivido di commozione riascoltando le parole del Nabucco, che da quasi due secoli infiammano l’animo degli italiani.

Come si fa a dare il giusto peso a tale anniversario? Come fanno ad incanalarsi i ricordi senza cadere nella retorica? Si può, mescolando sapientemente una serie di eventi significativi, come ieri, 11 ottobre, durante la celebrazione dei 160 anni dell’Unità italiana, davanti a tanti spettatori, soprattutto studenti, lontanissimi ormai da tale evento che però ancor oggi è bene ricordare come l’inizio del cammino unitario che ha dato all’Italia un’identità di popolo.

Alla presenza del sindaco, del prefetto, del rappresentante della regione e del Comitato del Risorgimento, si sono susseguiti sul palco gli storici balli risorgimentali, le musiche di Verdi dal Macbeth e dal celeberrimo Nabucco e poi, per completare degnamente la ricorrenza, si è esibita con struggente successo la Fanfara dell’Accademia Navale.

Fin qui il repertorio classico, ma a far da corona alle classi più elevate, si è anche sentita la voce del popolo, di quelle migliaia di toscani, lombardi, siciliani, piemontesi che hanno contribuito a che l’Italia non fosse solo un’espressione geografica ma avesse la dignità di Nazione.
Ed è stata la volta del gruppo canoro “La scalinata di Villa Mimbelli” guidato dalla brava Giuliana Ceccherini che ha presentato con molta partecipazione i più noti canti del Risorgimento, quelli che cantavano i nostri soldati, marciando con l’Italia sulle labbra e nel cuore. E poi Maria Torrigiani, che con la sua voce splendida e cristallina ha interpretato due ballate toscane inerenti all’argomento unitario, dando al pubblico la grande emozione dell’appartenenza a un Paese che pur zoppicando, tiene uniti i propri figli in una sorta di abbraccio materno.

Lo spettacolo è stato presentato con molta disinvoltura e competenza da Francesca Capanna che ha ripercorso le varie tappe del nostro difficile cammino affiancata da Michele Crestacci, il bravissimo comico livornese che, con grande intelligenza degli organizzatori, ha stemperato un evento che poteva cadere banalmente nella retorica.
E invece no, da Verdi alla bella Gigogin, l’idea astratta di “patria” si è fatta più palpabile.
Auguri Italia bella, sei ancora relativamente giovane!

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