Un bosco di bambù e altre installazioni al Museo della Città

Le opere sono di Eva Frapiccini e Alfredo Pirri

un bosco di bambù e altre installazioni arricchiscono il museo della città
L'area nella quale sono stati piantati i bambù. Foto: Valeria Cappelletti
  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Un bambuseto, cioè un bosco di bambù comparirà nello spazio vuoto della corte davanti al Polo museale di piazza del Luogo Pio. Si tratta di una delle installazioni che andranno ad arricchire il Museo della Città, nello specifico  di quella dal titolo “All’imbrunire” dell’artista Alfredo Pirri.

I bambù

Due progetti, uno fuori dalla struttura e uno all’interno che sono stati presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa.

Le installazioni poste nel Museo della Città prendono nome di “inciampo” intendendo qualcosa che si relaziona con il visitatore in maniera inaspettata e che lo obbliga a interrompere il suo fluire quotidiano di azioni e pensieri.

“Il Museo della Città – ha detto Francesco Belais, assessore alla cultura – prevede varie fasi, adesso ci occupiamo della parte che si trova davanti per renderlo uno spazio culturale e per rimediare anche alla noncuranza di chi non si preoccupa di eliminare le deiezioni del proprio cane lasciate proprio in quella zona. Questi inciampi sono la prova di un Museo vivo, di un Polo culturale che sta diventando sempre più importante, in attesa di festeggiare il primo anno dalla sua apertura il 30 aprile”.

Il bosco di bambù

Il Phyllostachys Nigra Boryana

A partire dal 6 aprile dalle ore 18 tutti i cittadini potranno ammirare nello spazio davanti all’entrata del Museo della Città di piazza del Luogo Pio un progetto che si basa principalmente sulla natura: un bosco di bambù. Nell’area sono infatti stati piantati circa una decina di Phyllostachys Nigra Boryana cioè bambù che una volta cresciuti raggiungeranno un’altezza di 10/12 metri, al momento sono alti 4 metri circa.

Al centro dell’area, in un diametro di 2 metri, verrà installato un lampione, recuperato tra quelli dismessi della Terrazza Mascagni, che l’artista ideatore del progetto, Pirri, ha ristrutturato e che si compone di un globo grande e variopinto posto sulla cima. Questo lampione si illuminerà proprio all’imbrunire.

“Il bambù – ha spiegato Paola Tognon, direttrice scientifica dei musei civici di Livorno – è alto e stretto quindi è l’ideale nelle soleggiate giornate estive, quando raggiungerà l’altezza prestabilita permetterà di filtrare i raggi solari, si muoverà al soffio del vento e sarà un luogo nel quale le persone potranno rilassarsi”. Una volta raggiunta l’altezza stabilita del bambù prevista in 1-2 anni, il visitatore potrà addentrarsi del bosco e raggiungere il centro illuminato.

Il progetto del bosco è stato finanziato anche dal Garden Club di Livorno che, come ha sottolienato Marcella Montano Musetti, presidente del Club, ha deciso di donare una parte dei soldi di Harborea all’iniziativa invece che al restauro del giardino di Villa Mimbelli (come doveva essere inizialmente) che sarà al centro del ricavato dell’edizione di ottobre 2019.

Paola Spinelli

“Il Phyllostachys Nigra Boryana – spiega Paola Spinelli, botanica e socia del Garden Club – è il bambù più piccolo tra tutte le specie, le altre possono raggiungere anche i 20/25 metri, è stato scelto questo perché permette di raggiungere una buona altezza che non vada a sovrastare le edifici circostanti. Elemento fondamentale è costituito dal suo apparato radicale detto orizzontale questo vuol dire che striscia nel terreno a una profondità di 30/40 centimetri per poi riemergere fuori, pertanto abbiamo dovuto contenere lo spazio con un’apposita guarnizione fornita dalla ditta Lucarelli Piante di Perignano. Il Phyllostachys Nigra Boryana raggiunge un diametro di 2 centimetri e non ha bisogno di grande manutenzione. Inoltre la scelta del bambù permette di recuperare una memoria storica che stava andando persa perché questa pianta era un elemento molto presente nei giardini ottocenteschi livornesi”.

Disegni preparatori e sculture

L’installazione “All’imbunire” si compone anche dell’allestimento di 33 disegni preparatori che Alfredo Pirri ha realizzato sul suo taccuino e trasposto su carta cotone relativi al progetto del bosco di bambù e da due grandi sculture in metallo, plexiglass, pigmenti e altro collocati all’ingresso del Museo che rappresenta uno spazio gratuito. Le due sculture resteranno nella struttura fino al 29 settembre.

Il 6 aprile l’inaugurazione prevede anche un momento di incontro con l’artista Alfredo Pirri che racconterà come è nato il progetto.

L’installazione di Frapiccini

L’altra installazione che sarà inaugurata domani, 14 marzo, si sviluppa invece all’interno del Museo, nella sezione pop-art, ed è opera dell’artista Eva Frapiccini. Titolo: “Il pensiero che non diventa Azione avvelena l’anima” concessa in prestito dal Museo Comunale d’Arte Moderna di Senigallia.

Eva Frapiccini

Questa installazione si aggancia alla mostra fotografica di Letizia Battaglia visitabile ancora fino a domenica 17 marzo poiché, non solo le due fotografe si conoscono, ma anche perché entrambe si sono impegnate contro la mafia. Frapiccini che oggi lavora tra l’Italia e il Regno Unito, studiosa degli anni di piombo, ha lavorato per due anni a Palermo a un progetto partecipativo che ha coinvolto scuole, biblioteche e famiglie vittime di mafia, e l’installazione che propone ai Bottini dell’Olio è strutturata come un grande archivio fotografico proprio sul tema della mafia, che gli stessi visitatori possono consultare.

Domani, 14 marzo, alle ore 18 è prevista l’inaugurazione dell’installazione con un momento di incontro e confronto dell’artista Frapiccini con i livornesi, si tratta della terza fase di un percorso partito con il focus su Pino Pascali e il “Grande rettile” e, poi, con Letizia Battaglia. Questa installazione vede il coinvolgimento della Fondazione Carlo Laviosa e dell’art director Serafino Fasulo, che ha curato la mostra di Battaglia, e che interverrà all’opening insieme a Paola Tognon e all’assessore Francesco Belais.

L’istallazione di Frapiccini rimarrà fino al 29 settembre.

Gli artisti

Alfredo Pirri è nato a Cosenza nel 1957. Vive e lavora a Roma, dove è uno dei più noti artisti italiani attivi. Il suo lavoro al confine tra pittura e scultura, architettura e installazione s’impone all’attenzione del pubblico internazionale fin dalla metà degli anni ottanta. La materia, il volume, il colore e lo spazio sono i principali strumenti della sua poetica. L’originalità del suo lavoro risiede nell’utilizzo della pittura come veicolo di luce e della luce come elemento architettonico e spaziale.

Eva Frapiccini (1978) vive lavora tra il Regno Unito e l’Italia. La sua pratica artistica si muove liberamente tra video ed audio installazioni, proiezioni, fotografia, fiction narrative progetti partecipativi e performance.

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1 Comment

  1. Se non ricordo male quel tipo di bambù ha ssoluta necessità di un buon drenaggio del terreno e non mi sembra la situazione attuale. Speriamo bene !

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