Statua del Villano, “La Livornina” chiede il restauro e la ricollocazione

Dibattito sull'assedio di Livorno alla Cantina del Comitato Coppa Barontini

la livornina chiede il restauro del villano
La statua del Villano. Foto: Va. Cap.
  • di Gianluca Donati

LIVORNO – Come vivevano i livornesi sul finire del Quattrocento? Che cosa fu l’assedio al castello di Livorno? Chi erano i “villani” e perché scelsero di difendere Firenze? Queste alcune domande al centro del dibattito che si è svolto ieri, domenica 10 novembre, presso la Cantina Comitato Coppa Barontini (Scali del Ponte di Marmo), organizzato dall’Associazione Culturale “La Livornina”. A ricostruire gli eventi dell’epoca, il presidente de La Livornina Claudio De Simoni, la dottoressa Barbara La Comba (La Livornina), e il Prof. Giorgio Mandalis, storico.

L’assedio

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Un momento del dibattito

La storia dell’assedio di Livorno è tra le più intricate del Medioevo; 1492 con la morte di Lorenzo il Magnifico, signore di Firenze, venne meno l’equilibrio politico che aveva fino allora retto. L’anno successivo, salì al potere in Austria il germanico Massimiliano d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, che regnò fino alla sua morte; un regnante che ambiva alla conquista dell’Italia. Come primo atto ostile decise di porre assedio a Livorno, danneggiando in tal modo Firenze e le sue ambizioni di realizzare un prospero porto sul mare, e come ritorsione alla sua alleanza con i francesi. La guerra arrivò così alle porte di Livorno. Firenze sollecitò l’aiuto alla Francia; messer Ranieri Tosinghi di fronte alla corte francese ebbe a dire: “Livorno in questi tempi, è stimata da noi di molto maggiore importanza che non di Pisa e lo giudichiamo l’occhio del capo nostro”. La prospettiva di una vera opportunità di futuro allettante, spiega bene la scelta dei “villani” livornesi (così erano detti gli abitanti dell’entroterra) nello schierarsi contro Pisa; da qui ebbe inizio la storica rivalità tra le due città che ancor oggi persiste inconsciamente. Livorno castello (Quadratura e le due torri) fu difesa dal presidio fiorentino e da poche centinaia di villici giunti anche dai borghi limitrofi. I cannoni di Livorno tennero facilmente a distanza i nemici, poi, un’improvvisa e violenta libecciata, distrusse molte navi ostili, mentre dalla parte di terra s’insinuarono vigorosamente i soldati e i villani, costringendo gli aggressori alla fuga.

Il giovane villano

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Il Villano. Foto: Va. Cap.

Livorno vuole ricordare la figura del Villano, il valoroso giovane che si elevò a capo popolo. Oggi di quell’evento, è rimasto ai livornesi solo la bandiera “Fides”, che in latino significa “fede”, ma che in questo caso significa più propriamente “fedeltà” (a Firenze). Una grande opera pittorica è posta a eterna memoria della battaglia, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. In ricordo dell’evento storico è attualmente collocata in largo Fratelli Rosselli, la scultura bronzea “Il Villano e il suo cane” (cane simbolo di fedeltà), realizzata nel 1956 dagli scultori Giulio Giuggi e Vitaliano De Angelis su incarico dell’allora amministrazione comunale. L’opera è pero alquanto dimenticata e deteriorata dal tempo. L’Associazione Culturale La Livornina, sollecita l’attuale Amministrazione comunale a restaurare la statua e collocarla in altro loco, in quanto, largo Fratelli Rosselli non è considerato ideale sistemazione.

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