Gruppo Labronico. Stefano Pilato e le sue creazioni nate dal mare

“Alcuni pezzi di legno avevano già un’identità

Stefano Pilato. Foto: S. Fasulo
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Pubblicato ore 12:00

  • di Serafino Fasulo

Il libeccio è un vento che proviene da Sud-Ovest, si può presentare quasi improvvisamente e con notevole violenza. I livornesi lo conoscono e lo rispettano, quando si abbatte sulla città molti non resistono e vanno sul lungomare ad ammirarlo. La libecciata normalmente dura tre giorni dopodiché “scade”, lascia “ferite” e detriti, restituisce ciò che l’uomo ha abbandonato in mare e pulisce l’aria.

Passeggiando sulla spiaggia di Calambrone, pochi chilometri a Nord di Livorno, Stefano Pilato, giovane graphic designer, una mattina del ’93 osserva gli oggetti spiaggiati dal vento e vede il suo futuro: “alcuni pezzi di legno avevano già un’identità, uno era uno scorfano, l’altro un pesce spada”.

Stefano ha dimestichezza con il mare, la madre è nata a Livorno, il nonno paterno, pescatore, vi è giunto da Torre del Greco, e quando assembla gli oggetti più disparati lo fa con cognizione di causa. In lui albergano energia creativa, abilità artigianale, e pragmatismo imprenditoriale. Il suo percorso è un crescendo che lo porta ad essere rappresentato da gallerie d’arte in Italia e all’estero ma soprattutto lo porta ad un atelier nel cuore di uno dei quartieri storici di Livorno, Borgo dei Cappuccini. L’atelier occupa gli spazi che un tempo furono di una farmacia, un luogo che differiva dagli altri esercizi commerciali del quartiere, una sorta di isola bianca asettica in mezzo al caos di strade popolari. Oggi non ci sono più i farmaci ma il “pesce fresco” di Pilato che nuota nel caos ordinato di un acquario separato dalla strada da una vetrina.

Stefano è arrivato in Borgo dei Cappuccini nel 2008, da allora molti esercizi commerciali sono scomparsi, sostituiti da altri, oppure trasformati in abitazioni. Nel suo atelier sono numerose le tracce del passato: insegne e targhe di attività cessate si mescolano alle sue opere in difesa della memoria, il suo è un tempo ritrovato. Stefano respira il quartiere, ne è parte integrante. Ai pesci ha aggiunto altre creazioni, tra tutte spiccano i Pinocchi che talvolta, adorabili bugiardi innamorati della libertà, cavalcano le creature marine. Il suo lavoro ha fatto tendenza, molti sono gli imitatori, molti i tentativi di plagio, ma le sue opere si distinguono per forza creativa, originalità, capacità di mettere in dialogo gli oggetti più disparati. Si distinguono perché hanno l’anima dell’uomo che ha visto il proprio futuro nel vento.

Stefano Pilato nasce a Livorno nel 1965. Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario ha intrapreso la produzione artistica di “pesce fresco”. È rappresentato da numerose gallerie, alcune delle quali a Roma, Milano e Pietrasanta. Attinge forza creativa dal quartiere nel quale si trova il suo Atelier, Borgo Cappuccini.


Serafino Fasulo è produttore, regista di documentari e fotografo. Ha lavorato per la RAI, per Sky e per altre produzioni televisive e cinematografiche. Ha curato numerose rassegne video e cinematografiche, eventi teatrali, mostre di pittura e fotografia.

È stato responsabile della programmazione audiovisiva del Nuovo Teatro delle Commedie e del Teatro Mascagni di Livorno dal 1995 al 2003. Dal 2003 al 2013 è stato gestore e coodirettore artistico del cinema Kino-Dessé e dell’Arena Ardenza di Livorno. Nel 2014-2016 è stato assessore alla cultura del Comune di Livorno.

È stato Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC). Dal 2016 al 2020 è stato Art Director della Fondazione Laviosa. Attualmente sta sviluppando progetti fotografici a lungo termine con particolare attenzione ai flussi migratori

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