Gruppo Labronico. Stefano Bottosso: “Un quadro richiede il suo tempo”

Stefano ama Livorno e la schiettezza che caratterizza questa città

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Pubblicato ore 12:00

  • articolo e foto di Serafino Fasulo

Nell’immediato dopoguerra, i coniugi Bottosso lasciano il Veneto per trasferirsi a Livorno. Durante un breve ritorno a Brische di Meduna di Livenza, in provincia di Treviso, nasce Stefano che presto verrà portato nella città labronica. La loro casa è in via Enriques, nella zona di Stagno, che agli inizi degli anni ’50 significava aperta campagna. “Nei campi c’erano i pittori che lavoravano con la scatola dei colori appoggiata sulle gambe. Io correvo a guardarli e stavo con loro per ore. Essendo piccolo, l’olio di lino lo avevo vicino al viso e lo respiravo a pieni polmoni, mi piaceva”. A settantatré anni l’olio di lino non lo sente più come agente esterno, fa parte del suo DNA.

Stefano Bottosso ha vissuto di pittura a dimostrazione che di arte, di cultura, si può “mangiare”, certo occorrono coraggio, persone vicine che ci sostengono, determinazione e una città che ha avuto in Giovanni Fattori il capostipite di generazioni di artisti fedeli alla pittura dal vero.

Lo incontro ai Casini di Ardenza dove ha lo studio insieme ad altri pittori del Gruppo Labronico. La sua stanza si affaccia ad Est, per questo lo raggiungo di mattina, sperando che il sole entri a disegnare lo spazio. Stefano ha disposto delle grandi tele in giardino e quando veniamo sorpresi dalla pioggia lo aiuto a ricoverarle all’interno. Il cielo è carico di nubi ed il sole filtra debole creando un’atmosfera ovattata, distante da quella prevista. Non sono deluso, anzi mi sembra che ciò contribuisca ad un’intimità e ad una descrizione della persona Bottosso. Delicato nei modi e nella figura, di poche parole ma attento e disponibile.

Posa per gli scatti con la professionalità di un attore, mantenendo espressione e posizione fino a che necessita. Il cavalletto è posizionato vicino alla porta-finestra e al centro della stanza c’è una comoda poltrona nella quale lo immagino immerso in momenti contemplativi. Su uno schermo è proiettata una diapositiva, “mi serve per il disegno ma poi non guardo più l’immagine, chiudo gli occhi e recupero l’emozione ricevuta al momento dell’incontro con il paesaggio”.

Fare della pittura una professione “non ha significato una produzione a tamburo battente, un quadro richiede il suo tempo, può essere finito in una giornata ma possono occorrere settimane”, i battiti cardiaci si sintonizzano con le emozioni e non vanno violentati. Stefano ama Livorno e la schiettezza che caratterizza questa città ma mi sembra che della cultura veneta abbia ereditato la saggezza di chi poco parla e molto ascolta. Alle pareti le prove colore, le tavolozze, le citazioni scritte a matita e i suoi pensieri: “La pittura è sovrana nel silenzio”.

Stefano Bottosso nasce il 14 dicembre 1949 a Brische di Meduna di Livenza, in provincia di Treviso. Vive e lavora a Livorno. Nell’adolescenza l’indole artistica di Stefano viene colta dalla famiglia che regala al ragazzo un cavalletto da campagna, delle tele e dei colori. Dopo aver assolto al servizio militare, Bottosso decide di dedicarsi pienamente alla pittura. Alla sua prima mostra a Livorno nel 1972, nei locali dei fratelli Giorgetti, fanno seguito numerose personali e collettive.

Le immagini sono di Serafino Fasulo

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