Gruppo labronico. Piero Pastacaldi: “Avevo la pittura in testa e mi licenziai”

Da 50 anni l'artista livornese vive di pittura

Piero Pastacaldi. Foto: S. Fasulo
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Pubblicato ore 12:00

  • di Serafino Fasulo

“Può mettere il quadro in verticale e appoggiarcisi con le braccia?”. “Ma se lo metto in verticale non è leggibile, non è il verso giusto”. Inizia un braccio di ferro tra fotografo e pittore, ognuno ostinatamente fermo nel rispetto del proprio linguaggio.

Mi guardo attorno, dalla finestra, esposta ad Ovest, entra una luce ovattata, il sole è alle spalle dell’edificio, ad Est. Le lampade non possono essere accese perché c’è il rischio che il contatore “salti”. Non sarà facile fotografare, per la prima volta ho intenzione di desistere. Piero lo capisce, con un sorriso gentile mi dice “abbiamo i capelli bianchi tutt’e due, non ha senso innervosirsi”.

È bello recuperare la calma e rendersi conto che le difficoltà possono essere superate con la buona volontà che infonde ottimismo. Apro la finestra, cerco la giusta esposizione e scatto, la luce crea nella stanza un effetto spot lasciando i margini dell’inquadratura leggermente sottoesposti, una vignettatura naturale. Piero si muove seguendo le mie indicazioni, si fa ritrarre al cavalletto e l’atmosfera è divenuta calma come l’aria del mattino.

Foto: S. Fasulo

“Lavoravo all’INPS, con Andrea Razzauti si andava a dipingere quando si usciva dal lavoro. A ventiquattro anni mi sono licenziato, non era facile lasciare un lavoro sicuro ma io avevo la pittura nella testa”. Da cinquant’anni Piero Pastacaldi vive di pittura, come molti livornesi ha iniziato dipingendo dal vero, infilandosi nei giardini delle ville o cercando paesaggi sognanti nelle atmosfere veneziane e nella metafisica Chioggia.

“Con Giorgio Luxardo, Masaniello Luschi e Franco Mazzaccherini si alloggiava alla pensione Clodia di Chioggia per risparmiare, nei bagni c’erano le mutande stese delle puttane che ci lavoravano. Dipingevamo a Venezia e a Chioggia dove veder emergere dalla nebbia i rossi del mercato era spettacolare”. Mentre racconta c’è felicità nella voce di Piero e le parole fluiscono, aneddoti ma soprattutto il ricordo degli amici dell’avventura di una vita vissuta pienamente, con l’entusiasmo che solo chi sa rischiare ha. Il passaggio dal figurativo all’astratto è stato frutto di un’osservazione interiore, concentrarsi sulla visione fa perdere i contorni e apre nuovi mondi, ha chiuso gli occhi e ha lasciato che i ricordi, le emozioni, si riversassero sulla tela.

Foto: S. Fasulo

Piero Pastacaldi è nato a Livorno nel 1945, dove vive e lavora. Dipinge sin da giovane seguendo la tradizione macchiaiola livornese. La prima esposizione è nel 1968, quando partecipa alla Mostra Nazionale di Arte Contemporanea di Livorno “Rotonda di Ardenza”. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 Piero Pastacaldi viaggia molto tra gli Stati Uniti e l’Europa, quest’esperienza lo porterà ad elaborare una propria sintesi dello stile “labronico”.

Le immagini sono state scattate da Serafino Fasulo


Serafino Fasulo è produttore, regista di documentari e fotografo. Ha lavorato per la RAI, per Sky e per altre produzioni televisive e cinematografiche. Ha curato numerose rassegne video e cinematografiche, eventi teatrali, mostre di pittura e fotografia.

È stato responsabile della programmazione audiovisiva del Nuovo Teatro delle Commedie e del Teatro Mascagni di Livorno dal 1995 al 2003. Dal 2003 al 2013 è stato gestore e coodirettore artistico del cinema Kino-Dessé e dell’Arena Ardenza di Livorno. Nel 2014-2016 è stato assessore alla cultura del Comune di Livorno.

È stato Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC). Dal 2016 al 2020 è stato Art Director della Fondazione Laviosa. Attualmente sta sviluppando progetti fotografici a lungo termine con particolare attenzione ai flussi migratori.

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