Gruppo Labronico. Marco Manzella un livornese a Brescia che non dimentica il mare

Appassionato all'arte del primo Rinascimento

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Pubblicato ore 12:00

  • di Serafino Fasulo

“Signora maestra, come mai c’è tutto questo fumo fuori?”. L’alunno Manzella Marco non conosce il clima del Nord, da Livorno sì è trasferito a Brescia con la famiglia all’età di sei anni e pensa che la nebbia sia fumo. Dopo il Liceo Artistico e una specializzazione nel restauro, gli sono stati affidati molti importanti incarichi ma la vocazione pittorica alla fine è prevalsa ed è diventata la sua vita, la sua professione.

Mi accoglie nel suo studio di Brescia, lineare, ordinato, luminoso. Un parallelepipedo che contiene figure umane che con la geometria hanno una relazione esistenziale, figure sospese in un’atmosfera onirica e metafisica in permanente tensione verso un limite invisibile che non sarà mai varcato. Immobilizzati nella tensione del loro gesto come gli amanti che si inseguono in “Ode on a Grecian Urn” di John Keats.

I personaggi che popolano le tele di Manzella vivono in uno stato liminare tra stadi diversi dell’esistenza. Di questo parliamo in una pausa lavorativa, seduti su poltrone bianche, parliamo del gigantismo e classicismo in Picasso, di Casorati e della modernità antinaturalistica di Piero della Francesca. Marco ha modi e timbro di voce gentili, la nebbia bresciana sembra averlo purificato delle asperità labroniche, parla svelando un uomo colto, ascolta svelando un uomo curioso.

Le ore sono trascorse leggere, ho cercato di restituire la simmetria di una bottega d’arte dove si dipinge con la tecnica dell’affresco, non c’è odore di diluente, i pigmenti in polvere vengono sciolti in acqua e non turbano i silenzi dei racconti pittorici. La tavolozza è sostituita da un foglio bianco, scocciato sulla parete a fianco del cavalletto, dove le prove colore si affollano creando l’alfabeto con il quale si “scriverà” sulle tele.

Fotografo mentre Marco alterna due lavori, “passare da uno all’altro mi permette di azzerare la tensione prima che diventi troppo carica”. Anche l’autore come i suoi personaggi si arresta prima che l’equilibrio venga interrotto. Usciamo a passeggio per Brescia, città splendida attraverso la quale fa da guida a me e alla mia compagna, con la quale ho condiviso l’incontro. Penso all’unico elemento di cronaca drammatica che ho colto nello studio, su un tavolo, a fianco di un disegno raffigurante una fanciulla china su qualcosa o qualcuno, vicina alla carta una squadra a confermare l’intima relazione geometrica tra paesaggi, tagli di luce e figure umane. Opera e squadra poggiano su pagine di giornale che foderano il tavolo. In una di queste, i titoli ricordano il momento più drammatico della pandemia che ha flagellato in particolar modo Brescia. Casualità o squarcio nella tela della rappresentazione?

Camminiamo e un po’ invidio questa città valorizzata dai suoi amministratori e dal senso civico dei suoi abitanti. Mentre sto pensando con rammarico alla mia sgarrupata Livorno, colgo la conversazione tra Marco e la mia compagna: “ho uno studio anche a Viareggio che mi fa sentire più vicino a Livorno, quando scendo verso Sud e supero il tunnel tra l’Emilia e la Toscana sento finalmente odore di casa”.

Marco Manzella nasce a Livorno nel 1962, vive e dipinge tra Viareggio e Brescia. Appassionato all’arte del primo Rinascimento ha per anni studiato le tecniche compositive e cromatiche del primo Rinascimento e la pittura figurativa anglosassone e spagnola. Il legame con Livorno, il porto e l’acqua rimangono indelebili nella sua memoria e nella sua poetica.

Le immagini sono state scattate da Serafino Fasulo


Serafino Fasulo è produttore, regista di documentari e fotografo. Ha lavorato per la RAI, per Sky e per altre produzioni televisive e cinematografiche. Ha curato numerose rassegne video e cinematografiche, eventi teatrali, mostre di pittura e fotografia.

È stato responsabile della programmazione audiovisiva del Nuovo Teatro delle Commedie e del Teatro Mascagni di Livorno dal 1995 al 2003. Dal 2003 al 2013 è stato gestore e coodirettore artistico del cinema Kino-Dessé e dell’Arena Ardenza di Livorno. Nel 2014-2016 è stato assessore alla cultura del Comune di Livorno.

È stato Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC). Dal 2016 al 2020 è stato Art Director della Fondazione Laviosa. Attualmente sta sviluppando progetti fotografici a lungo termine con particolare attenzione ai flussi migratori.

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