Gruppo Labronico. Franco Campana, l’artista che trasferisce in pittura immagini fotografiche

"L’arte è l’unica lingua che rispetta le individualità”.

Franco Campana. Foto: Fasulo
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Pubblicato ore 12:00

  • di Serafino Fasulo

LIVORNO – Piazza della Barriera Garibaldi è poco nota a Livorno, allora mi dice “vieni dove hanno girato Ovo Sodo, il film di Virzì, abito lì”. A due passi da quella che fu la cinta doganale leopoldina, ovvero Barriera Fiorentina, in un condominio popolare, vive Franco Campana.

Foto: Fasulo

“Vedi qui si giocava a palline, il cortile interno era sicuro per i ragazzi, le mamme stavano tranquille. Allora i figli erano di tutti, si guardavano i propri e quelli degli altri mentre si faceva conversazione all’ombra del caseggiato, sulle sedie portate da casa”. Sono queste le storie che Franco racconta trasferendo in pittura immagini fotografiche e inserendole nella dimensione “piana” di tavole e tele, non cerca la tridimensionalità, il colore lo stende per poi grattarlo, coprirlo con altre pennellate e poi tornare a raschiare.

“Mi piacciono le superfici piane perché ci posso scrivere… ho dovuto abbandonare la scuola troppo presto. Dopo aver fatto il muratore ho frequentato un corso serale per perito elettro-radiofonico e in quanto tale ho girato l’Italia”.

In un vano della sua abitazione ha ricavato il suo angolo per dipingere ma in verità tutto l’appartamento è uno spazio espositivo. Dipinge da quando era giovanissimo perché “l’uomo ha bisogno di raccontarsi e l’arte è l’unica lingua che rispetta le individualità”.

Foto: Fasulo

A tele cupe, cariche del vissuto di chi ha passato l’adolescenza durante il secondo conflitto mondiale, alterna tavole fumettistiche che mettono in scena personaggi che sembrano usciti dal Corriere dei Piccoli: il marmittone, il servo, il padrone. Raccontano scene di vita nelle quali l’umorismo non lascia spazio al giudizio, la saggezza gli impedisce di schierarsi.

Mi offre un Cinzano e mi riporta indietro nel tempo di almeno cinquant’anni, oggi beviamo lo spritz. Mi riporta a quando dalla finestra il suo sguardo, prima che fosse ostruito da edifici industriali, raggiungeva il “sacro Colle sopra la valle della dormizione”, ovvero Montenero. E mentre recita poesie alternando testi di D’annunzio ad altri suoi, mi fa ascoltare l’Adagietto dalla Sinfonia No 5 di Gustav Mahler, socchiude gli occhi e con un gesto della mano vola. Vola, lui portiere di media statura, a togliere il pallone dalla testa dell’alto attaccante, vola questo giovane di ottantanove anni che di sé scrive “sono immune alla morte, fin tanto che non muoio”.

Franco Campana, classe 1932, muratore, elettricista, poeta, pittore da sempre, vive e lavora a Livorno.

Le fotografie sono state scattate da Serafino Fasulo


Serafino Fasulo è produttore, regista di documentari e fotografo. Ha lavorato per la RAI, per Sky e per altre produzioni televisive e cinematografiche. Ha curato numerose rassegne video e cinematografiche, eventi teatrali, mostre di pittura e fotografia.

È stato responsabile della programmazione audiovisiva del Nuovo Teatro delle Commedie e del Teatro Mascagni di Livorno dal 1995 al 2003. Dal 2003 al 2013 è stato gestore e coodirettore artistico del cinema Kino-Dessé e dell’Arena Ardenza di Livorno. Nel 2014-2016 è stato assessore alla cultura del Comune di Livorno.

È stato Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC). Dal 2016 al 2020 è stato Art Director della Fondazione Laviosa. Attualmente sta sviluppando progetti fotografici a lungo termine con particolare attenzione ai flussi migratori.

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