Gruppo Labronico. Alessio Vaccari: “È dal punto che nasce la mia pittura”

Di lui ha scritto anche Philippe Daverio

Alessio Vaccari. Foto: S. Fasulo
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Pubblicato ore 12:00

  • di Serafino Fasulo

“Il punto geometrico è un’entità invisibile… Pensato materialmente, il punto equivale a uno zero. Ma in questo zero si nascondono diverse proprietà che sono “umane”… il punto geometrico è il più alto e assolutamente l’unico legame fra silenzio e parola… appartiene al linguaggio e significa silenzio”. Da “Punto Linea Superficie” di Wassily Kandinsky.

A Rosignano Solvay, cittadina a sud di Livorno, spesso associata allo stabilimento chimico, in una zona residenziale fatta di palazzine, vive Alessio Vaccari con la famiglia. Lo raggiungo in un giorno in cui la primavera sembra aver rotto gli indugi, in casa regna il movimento che comportano due figli adolescenti.

Foto: S. Fasulo

Nella dependance dove Alessio lavora, al contrario, l’ordine è sovrano, il cavalletto e poi alcune composizioni esaltano umili e pur fondamentali oggetti come un pezzo di pane, fiori ingialliti. Alle pareti pochi quadri di piccole dimensioni. Fuori, il sole colpisce un muro bianco ma non riverbera nella stanza, sembra arrestarsi al di là della finestra le cui sbarre proteggono e trattengono una penombra discreta e silenziosa.

È dal punto che nasce la mia pittura”, ecco l’epiphany, ecco la scintilla che mi fa percepire di essere all’interno della rappresentazione: lo spazio di lavoro di Alessio si fa spazio pittorico, i pochi oggetti centellinati sono origine delle sue opere e opere essi stessi, le briciole di pane di una composizione i punti che torneranno sulla tela ad urlare il silenzio. Lavoriamo senza parlare, ognuno al rispettivo cavalletto. Il suo abbigliamento dal sapore esistenzialista è un ulteriore invito alla discrezione.

Foto: S. Fasulo

Usciti dallo spazio contemplativo e tornati nella vissuta palazzina, Alessio mi accompagna su per una scala verso la soffitta che è il deposito di suoi lavori passati. Al primo mezzanino una libreria ospita volumi d’arte, Morandi, Hopper, Arnheim sono gli autori che noto più di altri, forse perché li amo particolarmente, forse per la loro connessione con la pittura e con lo spazio di lavoro di Alessio. Di Arnheim, letto in gioventù, ricordo le riflessioni sul cinema sonoro che aggiungendo suoni e parlato aveva impoverito la potenzialità poetica dell’immagine, uno sparo non sarebbe stato mai più raccontato da un levarsi di uccelli ma da un semplice “bum!”.

Davanti ai libri ci fermiamo a parlare, Alessio abbandona la sua compostezza e mi mostra con entusiasmo gli autori che ama, mi mostra lo studio della moglie, musicista e pittrice anch’essa. In soffitta sono archiviate altre tele in una divertita confusione che si dipinge sul suo volto.

Alessio Vaccari nasce a Pisa nel 1977, vive e lavora a Rosignano Solvay. Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento in Storia dell’Arte. Ha esposto in collettive e personali in Italia e all’estero. Di Lui Philippe Daverio ha scritto “Vi è una prassi molto particolare che consiste nel dipingere cose minime per raggiungere intensità massime”.

Le immagini sono state scattate da Serafino Fasulo

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