Da Livorno a Parigi: Enrico Bertelli e la sua ricerca artistica contro tendenza

Nella Ville Lumière ha allestito una mostra dal titolo "Dove sei?"

Enrico Bertelli. Foto: Serafino Fasulo
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Pubblicato ore 14:00

  • di Serafino Fasulo

PARIGI – La Gare de Ris Orangis si raggiunge con la RER D direzione Sud, partendo dalla stazione metropolitana di Chatelet, nel cuore di Parigi. Difficilmente venendo nella capitale francese si fanno deviazioni di questo tipo, a meno che non si abbia un buon motivo.

Nell’ultimo vagone della RER ci siamo dati appuntamento, io, fotografo flâneur, ed Enrico Bertelli, disegnatore, pittore, ricercatore, artista. Ci conosciamo da molto tempo, abbiamo abitato a Livorno, nel cuore di via Marradi, a pochi metri di distanza, per anni ci siamo incontrati per strada, nei bar e poi nella bottega di Massimino di via Michon, laboratorio di restauro, spazio espositivo e cenacolo per giovani artisti. Ma è a Parigi che l’ho conosciuto meglio.

Enrico per le strade cammina veloce, agli abiti essenziali, T-shirt, jeans e sneakers, l’inverno aggiunge poco più: un maglione ed un caban. L’esterofilia dei termini non deve far pensare ad un’attenzione alla moda, tutt’altro. Enrico ha trovato un suo stile e se ne infischia delle tendenze, è parco nell’abbigliamento e nell’alimentazione, non guida, non fuma, ha un’attitudine a togliere il superfluo nella vita come nell’arte.

Percepisco la sua come una forma di ascetismo tutt’altro che masochistica, ma volta a godere maggiormente della propria passione legata ad una ricerca artistica che non fa sconti, non cede alle lusinghe del mercato, dei facili riconoscimenti. Rispetto ad alcune questioni legate alla diffusione dell’arte siamo su posizioni distanti ma condividiamo la convinzione che l’arte sia ricerca, rigore.

Ho più di un motivo per andare a Ris Orangis a visitare l’atelier dove Enrico Bertelli lavora da un paio di anni, beneficiando di una residenza d’artista promossa dall’associazione “L’haha”, una struttura restaurata mantenendo capriate e grandi vetrate, ubicata in una cittadina sorta recentemente, priva di storia ed abitata essenzialmente da extracomunitari. Edilizia bianca in mezzo al verde.

Lontani dalla Parigi éclatant, passeggiamo lungo la Senna che qui, d’estate, diventa balneare. L’aria è dolce e chiara, luce del Nord. Siamo usciti per una pausa, dopo averlo fotografato mentre lavorava, agilmente accosciato come i calciatori in prima fila per la foto di squadra e mi è venuto a mente quanto fosse veloce, una volta che in una partita tra amici l’ho incontrato, lui “ala” ed io “terzino”.

Le sue opere sono frutto di stratificazioni, di collage e décollage, stesure interrotte da innesti di materiale, da lavaggi e nuove applicazioni. Domina il chiarore dal quale il colore emerge parsimonioso, discreto, prezioso. Opere che si relazionano al paesaggio e all’incarnato di Enrico che, dimentico del mare labronico, sembra sia stato lavato dalla luce del Nord. Siamo lontani dalla vivacità cromatica delle sue resine del primo decennio del 2000, andavano a ruba ma non è bastato per farlo diventare un pittore seriale.

Un lavoro a scavare il suo, che credo non conduca al bianco assoluto, ai risultati di Malevič, perché la relazione con i segni del tempo, con gli agenti atmosferici, con le muffe e i ricordi vi lascia inevitabilmente traccia. Enrico e Simona, la sua compagna, hanno comprato casa in un piccolo paese, nel cuore della Toscana, “prossimamente penso di lavorare lì”, mi dice. Lo immagino in questa realtà minuscola, dove tutti conoscono tutti, lontano dalle mille attrazioni di Parigi ma immerso nell’esplosione dei colori delle stagioni toscane. Vedremo quale direzione prenderà il suo lavoro. Rientro a Parigi e ad ogni fermata apro la porta della RER per scattare una foto al paesaggio che da diafano e rarefatto si fa sempre più urbanizzato, fino a spengersi nei sotterranei della Gare dell’Est.

Le immagini sono di Serafino Fasulo

Parigi, 5 marzo 2022
Con altri amici sono alla galleria “L’ahah”, 4 Cité Griset, per visitare l’ultima mostra di Enrico “Dove sei?“. Nove opere appoggiate al muro che ne celano altre, impilate dietro la prima ma non visionabili, misteriose come le infinite possibilità sulle quali può affacciarsi l’esistenza. Sono sorrette al muro da scotch da pacchi, flebile e perentorio al tempo stesso il loro segreto.

Nove opere che sono un viaggio al quale l’interrogativo che le intitola fa da propulsore. “Potrebbero essere paesaggi di un’epoca passata o futura”, una cartografia che traccia una ricerca che ha nel suo vocabolario composizione, colore, forma, materia, curiosità per la vita. Opere che raccontano come ogni intervento dell’artista apra finestre e contaminazioni che fanno del viaggio non la ricerca della meta ma la meta stessa.

È il tempo delle domande, “cosa pensi del virtuosismo?”, “penso che la ricerca del perfezionismo finisca col dar vita ad una spirale, l’eccessiva sapienza tecnica fa perdere di vista il senso delle cose, si basta e si auto incensa. Questo non significa che la tecnica non sia importante, occorre trovare un equilibrio, nel mio lavoro ho sempre cercato la semplicità”.

Come non citare Picasso: “A 12 anni sapevo già disegnare come Raffaello, ma mi è occorsa una vita per imparare a disegnare come un bambino”.


Serafino Fasulo è produttore, regista di documentari e fotografo. Ha lavorato per la RAI, per Sky e per altre produzioni televisive e cinematografiche. Ha curato numerose rassegne video e cinematografiche, eventi teatrali, mostre di pittura e fotografia.

È stato responsabile della programmazione audiovisiva del Nuovo Teatro delle Commedie e del Teatro Mascagni di Livorno dal 1995 al 2003. Dal 2003 al 2013 è stato gestore e coodirettore artistico del cinema Kino-Dessé e dell’Arena Ardenza di Livorno. Nel 2014-2016 è stato assessore alla cultura del Comune di Livorno.

È stato Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Circoli del Cinema (UICC). Dal 2016 al 2020 è stato Art Director della Fondazione Laviosa. Attualmente sta sviluppando progetti fotografici a lungo termine con particolare attenzione ai flussi migratori.

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