Presentato a Livorno il progetto europeo “Self design” per le persone detenute

Un'iniziativa che punta al rientro nella società dopo il carcere

Un momento dell'incontro. Foto: Livornosera
Share

Pubblicato ore 12:00

LIVORNO – Presentato nei giorni scorsi il progetto europeo “Self design” dedicato al tema del carcere e del lavoro. L’incontro si è svolto nella sede del Palio Marinaro e ha visto la presenza di 22 delegati del progetto stesso.

“Self design” vede come capofila il partner francese ISC (Institut Saumurois de la Communication), coordinato in Italia da Linc (acronimo di Lavorare Insieme Nella Comunità) che ha portato avanti il progetto anche a Livorno, con la Casa Circondariale Le Sughere.

“Con Linc da anni ci spendiamo nella progettazione e realizzazione di interventi di comunità e il lavoro con le carceri rientra pienamente nella nostra mission – dichiara Guido Ricci, psicologo di comunità e referente livornese di Linc – Costruire opportunità per le persone detenute, per i giovani, per i quartieri di periferia, o per le scuole ha per noi la stessa importanza: sono tutti pezzi inscindibili che una comunità deve curare per potersi dire in salute”.

La scelta della sede del Comitato organizzatore del Palio Marinaro non è casuale, infatti da tempo l’organizzazione si spende in progetti di inclusione sociale e proprio questa sede ha ospitato i due giorni di formazione e confronto del partenariato europeo durante i quali è stato presentato il progetto “Self design” e sono state approfondite le politiche di integrazione tra carcere e territorio.

Cos’è il progetto Self design

Ma cos’è Self design? Si tratta di un progetto che promuove l’innovazione nei programmi carcerari attraverso il dialogo e la collaborazione tra il detenuto e il personale carcerario, creando nuove soluzioni per la consapevolezza di sé e lo sviluppo personale, aspetti chiave che assistono la transizione o il rientro dei detenuti nella comunità.

Il progetto si propone di utilizzare processi di design thinking per generare autoconsapevolezza, empatia e creatività nelle persone detenute che si avvicinano alla libertà in modo da sviluppare capacità di immaginare una vita rispettosa della legge e integrata nella società. Il design thinking è un modello progettuale per la risoluzione creativa dei problemi che ha le sue radici nella capacità di risolvere problemi complessi utilizzando una visione e una gestione di tipo creativo.

Gli interventi

Maurizio Quercioli, presidente del comitato organizzatore Palio Marinaro, ha ringraziato gli ospiti ricordando come: “Livorno è una città nata sull’inclusione e quindi votata alla costruzione di nuove opportunità. Uno spirito che proviamo a portare avanti anche con le iniziative del nostro comitato”.

palio marinaro
Maurizio Quercioli. Foto: Foschi

Presente anche l’assessore Andrea Raspanti che ha ribadito l’importanza di percorsi come quello presentato per sostenere l’impegno profuso dalla città di Livorno e questa amministrazione sui temi dell’integrazione sociale e del benessere della comunità.

Hanno chiuso la giornata gli interventi di Marco Solimano, garante delle persone private della libertà per il comune di Livorno, e il direttore Carlo Mazzerbo che in questi giorni hanno accompagnato gli ospiti europei nelle visite presso la Casa di reclusione “Le Sughere” e la sezione di Gorgona.

Per Solimano: “Progetti come questo sono importanti per costruire percorsi che siano in grado di riempire in senso positivo il tempo della pena, per essere già pronti nel momento dell’incontro con il territorio. Un lavoro che facciamo tutti i giorni con fatica e che ci ha portato a siglare un’importante patto di collaborazione tra carcere, amministrazione, garante ed alcune realtà produttive livornesi per garantire un percorso di formazione permanente in carcere.”

Marco Solimano. Foto: Livornosera

Il direttore Mazzerbo ha concluso sottolineando: “Quanto sia centrale per la casa di reclusione un costante rapporto con “il fuori”. Bisogna aprire il carcere alle energie che possono arrivare dal mondo esterno: associazioni, cooperative, mondo produttivo, tutto ciò che può riempire e dar senso al tempo della reclusione. E nello stesso tempo è importante che il dentro dialoghi con l’esterno, attraverso percorsi di volontariato, inserimento
lavorativo, opportunità formative”.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*