“Pesante come una piuma” ricorda i bimbi livornesi deportati

L'autrice terrà un incontro con gli studenti delle medie Mazzini

pesante come una piuma
L'autrice livornese Laura Paggini

LIVORNO – “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo” scriveva Primo Levi, è proprio per evitare di fare gli stessi errori che non dobbiamo dimenticare, da qui l’importanza del Giorno della Memoria che si celebra domani, sabato 27 gennaio. Tra le molte iniziative che si svolgono a Livorno vogliamo ricordare la presentazione del libro scritto da Laura Paggini: “Pesante come una piuma” in programma alle scuole medie Mazzini dalle 8.15 alle 11. Abbiamo intervistato l’autrice livornese che, per ben quattro volte consecutive è stata invitata dalla scuola nelle vesti della professoressa Maria Rita Garzelli, e che ha già all’attivo la toccante storia “Una gita lunga un giorno“. Il romanzo, disponibile online in tutte le librerie, ha portato Laura anche fuori dai confini della provincia e della Toscana.

La copertina del libro

Come è nato il tuo libro?
È il frutto di oltre due anni di ricerche condotte negli archivi di Stato, attraverso le quali ho scoperto una storia che non conoscevo, quella del campo di concentramento di Roccatederighi, in provincia di Grosseto, dove sono state internate famiglie ebree tra le quali due livornesi, i Finzi Della Riccia e i Cava. Trasferiti a Fossoli e da lì deportati con il convoglio numero 10 ad Auschwitz, dove arrivarono il 23 maggio 1944. Nel campo di Roccatederighi Berta Della Riccia aveva partorito una bambina, Gigliola, mentre i Cava avevano con sé i due figli: Enzo e Franca. Nessuno ha fatto ritorno. Era stata promessa loro protezione, giacché quella era la sede estiva del seminario vescovile e invece sono stati ingannati due volte perché per troppo tempo dimenticati. Mio figlio Gianluca è stato ospite di quella struttura insieme ai compagni della nostra parrocchia e lì ha dormito e giocato proprio come Enzo, Franca, Regina, Hans, Walter e Edith (i bambini che si trovavano nel campo), ma lui è tornato, solo perché è nato oggi e qui. Così ho deciso di ricordarli e proporli come nuovi amici a tutti i ragazzi che vogliano conoscerli e per questo ho fatto ripartire mio figlio per il suo viaggio dove, per un evento straordinario, si troverà a vivere con loro l’inverno del 1943 e la primavera del ’44.

Ma non ti sei fermata al romanzo, perché tu porti questa storia nelle scuole
Il Gianluca del romanzo, che riporta episodi reali, si pone tante domande, aprendo un dialogo con la propria coscienza che, ho riscontrato, i ragazzi condividono, anche per un gioco d’identificazione e ci troviamo così a praticare insieme una Memoria intelligente, a parlare dell’unica razza esistente, quella umana, di indifferenza, di necessità di scegliere chi vogliamo essere, di responsabilità, della costruzione del nemico, di bullismo, insomma del nostro quotidiano. Propongo loro anche la visione di documenti originali del periodo, sortendo un effetto ben diverso da quello dei libri di testo, ove tutto sembra lontano nel tempo e nello spazio.

Laura Paggini durante un incontro con gli studenti

Perché hai scelto un simile impegno?
Vivo l’incontro con questa storia dolorosa come un’opportunità che la vita mi ha donato, nella convinzione che la genitorialità non si possa più giocare solo entro le mura domestiche. Da persona comune cerco di fare la mia parte.

Il titolo, “Pesante come una piuma”, da dove scaturisce?
Ho immaginato un barbagianni, che nella cultura popolare è chiamato l’angelo della notte, a difesa della memoria dei bimbi di Roccatederighi; è però un angelo che non può volare perché le sue piume sono appesantite dall’oblio nel quale sono stati relegati. Ma ogni volta che posso ricordarli, mi sembra che le sue ali si alleggeriscano e ne sono felice.

Cosa ti piacerebbe portasse questo tuo lavoro?
Il mio sogno più grande è che vengano dedicate due pietre d’inciampo alle famiglie al centro della storia, quella dei Finzi Della Riccia e dei Cava.

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