L’ultimo atelier della Cité Falguière tanto caro a Modigliani, fil rouge tra Livorno e Parigi

Il racconto di Silvia Pampaloni, insegnante e promotrice culturale

Da sn: Silvia Pampaloni, Mira Maodus e Mila Ovchinnikova. Foto: Fasulo/Papini
Share

Pubblicato ore 07:00

La collaborazione con una rivista italo-parigina mi ha messo in contatto con Silvia Pampaloni, livornese che da anni vive nella capitale francese. C’eravamo dati appuntamento, dopo uno scambio di messaggi su WhatsApp, in via Cairoli, senza esserci mai visti prima. È stato facile riconoscerla, Parigi dona un’allure che rende l’eleganza impercettibile, delicato equilibrio da opporre all’ostentazione. Ma forse è l’eleganza che cerca Parigi.

Ci siamo trasferiti alla Cantina Nardi, il mio ufficio preferito, dove si può parlare senza alzare la voce, perché la movida è tutta per strada, con il bicchiere in mano. L’incontro prevedeva la messa appunto dell’ultimo numero della rivista, interamente dedicato a Livorno, e parlando di letteratura, fotografia, arte, la comunicazione è stata spontanea, allora Silvia mi ha regalato uno splendido e appassionato racconto che ho ascoltato con ammirazione e gratitudine.

Un racconto da estendere ai lettori di Livornosera.it affinché sia il trampolino di lancio per una favola bella che di Livorno contiene tracce profonde. Ovviamente è attraverso le parole di Silvia che era necessario proporlo. Serafino Fasulo

  •  di Silvia Pampaloni

Montparnasse. Mi sono imbattuta nella storia dell’ultimo atelier d’artista alla Cité Falguière quasi per caso, anche se, come direbbe Balzac il caso è il più grande romanziere del mondo.

Abitavo a Parigi già da tre anni e come tutti i livornesi amanti dell’arte moderna e soprattutto di Amedeo Modigliani mi trovavo spesso a ripercorrere le tracce e le strade del nostro grande artista. Il principe di Montparnasse, così lo chiamavano, passava come un nomade da un atelier all’altro, da un café a un bistrot tra il boulevard Raspail, la Ruche, rue de la Grand Chaumière e la Cité Falguière.

Costruita come cittadella per scultori nel 1870 a Montparnasse da Jules Ernest Bouillot su disegno dello scultore Alfred Boucher, la Cité Falguière servì da luogo di vita e di lavoro per i maggiori artisti di inizio Novecento: Paul Gauguin, Tsuguharu Foujita, Constantin Brancusi, Chaïm Soutine fino ovviamente a Amedeo Modigliani.
Qui avvenne il fatale incontro tra Soutine e Modigliani, in un sodalizio di arte e amicizia che durò fino alla scomparsa di Amedeo. Soutine occupò l’atelier 11 (ritratto proprio dall’artista nel suo celebre dipinto “L’atelier du peintre” nel 1914) nella cui corte nel retro Modigliani scolpì le sue Cariatidi.

1979 atelier di Mira Maodus. Foto: Archivio

Oggi, rue Falguière nel 15emo arrondissement, è una via un po’ anonima, appesantita dai molti alloggi sociali. La Cité Falguière, in particolare, è stata quasi interamente demolita intorno al 1960 per fare spazio a ingombranti palazzi contemporanei. Dell’antico villaggio di atelier dalle comodità minime uniti da improbabili passerelle, è rimasta solo una porzione di 200 metri. La speculazione immobiliare ha fatto il resto e alla morte degli anziani artisti gli atelier, uno a uno, sono caduti preda di investitori senza scrupoli, trasformati senza rispetto dei materiali originali in loft di lusso per la ricca borghesia parigina.

Solo pochi studi al numero 9 e proprio il numero 11 sono sopravvissuti, quest’ultimo sorprendentemente intatto. Come mai?

All’indomani della liberazione di Parigi dall’occupazione nazista, nel 1945, Antoine Rohal, scultore in ferro ungherese allievo di Bourdelle, acquistò l’atelier n. 11 conservandolo intatto fino al giorno della sua scomparsa nel 1978. Prima della sua morte chiese alla moglie di far rimanere quel luogo un atelier di artista. Ed è così che la consorte, tra molte offerte al rialzo, scelse di cedere l’atelier a una giovane pittrice di origine serbo russa, Mira Maodus, appena arrivata nella Ville Lumière.

Mira nel suo atelier. Foto: Fasulo/Papini

Per salvaguardare la preziosa memoria artistica di questo luogo, l’ultimo atelier è stato conservato pressoché intatto da Mira Maodus. Qui Mira ha vissuto e lavorato per cinquant’anni, battendosi più volte con le amministrazioni francesi per la tutela di questo patrimonio culturale. Pochi anni fa Mira, non riconoscendosi più in una Montparnasse molto diversa da quella bohémienne di un tempo, decise di voler lasciare il suo atelier, alla sola condizione di farlo restare luogo d’arte. E qui entra in gioco di nuovo la nostra città, il salvataggio dell’ultimo atelier d’artista della Cité Falguière a Montparnasse parte da Livorno, così come fece Amedeo Modigliani nel 1906.

Nel 2018 in una delle mie passeggiate alla ricerca dei luoghi di Modigliani incontro proprio Mira in questa delicata fase della sua vita. Davanti a un the caldo mi racconta del suo desiderio e del suo dolore, rispetto al dover lasciare questo luogo simbolo dell’arte moderna a persone che non ne capiscono il valore.
Dall’incontro e dall’amicizia con Mira Maodus nasce la promessa di tentare di salvare questo luogo dalla speculazione immobiliare. Dopo inutili tentativi con le autorità competenti, adeguo il messaggio alla contemporaneità, attivando una campagna stampa e social internazionale unita a una fitta rete di relazioni per cercare di divulgare e sostenere questa causa il più possibile. Vengono invitati nell’atelier storici dell’arte studiosi degli artisti dell’Ecole de Paris, vengono girati reportage e documentari da parte dei media internazionali, qui viene intervistata Mira Maodus per il docu-film “Maledetto Modigliani” di Valeria Parisi (2020) fino ad arrivare alla visita del Premio Nobel per la letteratura Peter Handke.

Mille messaggi in bottiglie sono stati lanciati nel vasto oceano della rete mediatica internazionale. Una è arrivata nelle mani delle persone giuste. L’associazione culturale L’AiR Arts, diretta dalla storica dell’arte russo-canadese Mila Ovchinnikova, ha rilevato lo scorso settembre l’atelier storico, per renderlo un centro di ricerca dedicato all’Ecole de Paris e soprattutto un centro residenze temporanee per artisti internazionali, con particolare attenzione al sostegno di artisti provenienti da zone del mondo in guerra.
Questo progetto, che segnerà l’inizio di un nuovo capitolo nella storia dell’Atelier è stato presentato ufficialmente lo scorso settembre al pubblico mondiale e al Ministero della Cultura francese durante le “Journée du Patrimoine”.

L’atelier oggi. Foto: Fasulo/Papini

È significativo che, in omaggio alla vera passione di Amedeo Modigliani e in un ideale passaggio di testimone tra donne artiste, la prima residenza nell’atelier 11 sia stata affidata a una scultrice e visual artist italiana, la genovese Ambra Castagnetti, che parteciperà alla prossima edizione della Biennale di Venezia.
E in un ideale fil rouge che unisce ancora Parigi a Livorno, l’artista Mira Maodus, colei che ha vissuto, lavorato e protetto l’ultimo atelier, esporrà le sue grandi opere al Museo Giovanni Fattori, Granai Villa Mimbelli dal 20 ottobre al 20 novembre 2022.
Livorno e Parigi sono ancora intrecciate in mille storie da un indissolubile destino, come in un romanzo dalle molte pagine ancora da scrivere.

Silvia Pampaloni

è un’insegnante e una promotrice culturale livornese che vive da sette anni a Parigi. È consigliere dell’associazione culturale internazionale “Cité Falguière” che si occupa di salvaguardare, proteggere, valorizzare e promuovere il patrimonio artistico, storico e culturale della Cité Falguière.

Gli scatti fotografici sono di Luca Papini, Serafino Fasulo e in parte foto d’archivio.

© Vietata la riproduzione

2 Comments

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*