Le case degli artisti labronici: viaggio nei luoghi in cui hanno vissuto

Da Nomellini a Cappiello, a Corcos e Mario Puccini

Giorgio Carponi, corso Amedeo
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Pubblicato ore 07:00

  • di Jacopo Suggi

LIVORNO – La città di Livorno non vanta una tradizione artistica antica come quella di molte altre città toscane, e fin dagli albori e per alcuni secoli le commissioni artistiche furono affidate a pittori forestieri, in particolare fiorentini e pisani.

Dalla seconda metà del XVIII secolo però, iniziò ad affermarsi una tradizione pittorica locale che sarebbe divenuta in seguito molto viva e prolifica, raggiungendo l’acme tra la seconda metà del XIX e il XX secolo, con i tanti livornesi andati a infoltire le fila del movimento Macchiaiolo e le generazioni successive, che da quella lezione partirono per sperimentare approcci e ricerche differenti.

La casa di Modigliani con la targa in via Roma. Foto: J. Suggi

Livorno ha dato i natali a uno stuolo numerosissimo di artisti, un fatto eccezionale se si pensa alle dimensioni di una città di provincia. Il nome di alcuni di questi pittori è stato eternato per sempre nei manuali di storia dell’arte e da musei nazionali e internazionali, di altri invece il nome è stato offuscato dal tempo.

Una tradizione diffusa ormai da secoli in Italia e nel mondo, fa si che spesso la comunità si faccia carico di ricordare e commemorare l’illustre concittadino artista, attraverso quei luoghi dove ha vissuto o è nato apponendovi targhe ed epigrafi. E se a Livorno, ormai quasi tutti conoscono la casa natale di Amedeo Modigliani in Via Roma, peraltro in parte visitabile sotto forma di museo, un po’ meno sono quelli che conoscono la casa dove è nato Giovanni Fattori in via della Coroncina, ormai non più esistente, ma segnalata tramite una targa su un edificio nuovo che ha preso il posto dell’originale.

Quante sono quindi le case dei nostri grandi artisti di cui si è persa memoria perché non vi è stata apposta alcuna epigrafe o è andata perduta nel tempo? Quali sono i grandi artisti livornesi che meriterebbero di essere ricordati attraverso i luoghi che li hanno visti nascere o vivere?

Targa di Fattori, via della Coroncina. Foto: J. Suggi

Sicuramente, fra questi va menzionato Giuseppe Maria Terreni, forse il vero iniziatore della tradizione pittorica livornese, celebre autore di affreschi che si trovano anche nella Certosa di Calci, nella villa granducale di Poggio Imperiale e a Palazzo Pitti, e che a Livorno oltre a diverse opere nelle chiese realizzò anche la cupola del Duomo, distrutta dalle bombe. Oggi, il suo nome è poco conosciuto, ma Plinio Nomellini, lo accomunava nella gloria a Giovanni Fattori. Terreni insieme ai fratelli, anche essi pittori, visse in una casa che si trovava sulle terre vendute alla famiglia Mimbelli per edificare la villa, oggi sede del Museo Fattori.

Tornando verso il centro cittadino, in una delle vie più antiche, via San Francesco, si potrebbero segnalare le case di altri artisti illustrissimi, di cui si è sbiadita la memoria, come Tommaso Gazzarrini, anch’egli “lodato autore”, come citava la targa ormai perduta sulla casa al numero 16 dove nacque nel 1790, pittore di cui a Livorno si conservano alcuni dipinti in Duomo. Anche Paolo Emilio Demi, scultore neoclassico autore del monumento a Leopoldo II oggi in Piazza Venti Settembre, nacque in via San Francesco dove una targa non più presente segnalava che nel 1798 era nato al quarto piano dello stabile sito al numero civico 29.

Al distrutto edificio di via Vittorio Emanuele n. 65, corrispondente all’incirca all’attuale in via Grande, esisteva una targa che ricordava invece la casa natale di Eugenio Cecconi, autore del magistrale quadro le Cenciaiole, oggi nella nostra pinacoteca cittadina. Se poi ci inoltriamo nel cuore più popolare di Livorno, via Garibaldi, si potrebbe far menzione alle case di due dei più importanti artisti postmacchiaioli, Plinio Nomellini che nacque al quarto piano della casa al numero 18 oggi corrispondente al 161, e la casa al civico 48 dove Mario Puccini, celebre per la sua pittura dalle forti cromie, visse dal 1908. Di Puccini, si potrebbe anche ricordare la casa dove nacque in via Maggi 2.

L’obelisco dedicato a Cappiello in via A. Moro. Foto: Va.Cap.

In via Paoli 32, aveva la casa invece Gastone Razzaguta, discreto pittore e nota memoria del Gruppo Labronico, che alla sua fondazione 100 anni fa stabilì la sede proprio a casa del pittore: una doppia ragione pertanto per ricordare e commemorare il luogo. Nella stessa via nacque Oscar Ghiglia. Nella parte più elegante del centro storico di Livorno, nacquero invece altri due grandi artisti, quasi come se fosse una predestinazione a quella vita di agi, che poi avrebbero condotto fino alla morte, il ritrattista Vittorio Corcos, che nacque nel 1859 in via Vecchia di Montenero, attuale via Mayer, e Leonetto Cappiello, padre del cartellonismo pubblicitario che invece nacque nella parallela via Ricasoli, al numero 31.

Ma tante altre ancora si potrebbero menzionare: la palazzina in Piazza Maria Lavagna n°17 dove si spense nel 1979 uno dei pittori più amati dai livornesi, Renato Natali; l’abitazione – studio di Ferruccio Rontini in Vicolo dei Vetrai 10; e via Gherardi Del Testa dove un tempo sorgeva lo spazio preso in affitto da Amedeo Modigliani in uno dei suoi rientri e dove con quasi certezza dipinse il “Mendicante di Livorno”, oltre a scolpire le discusse teste.

Targa Enrico Pollastrini. Foto: J. Suggi

A pochi passi, in via Buontalenti 11 si trovava lo studio di un altro grande artista, Giovanni Bartolena. E chissà quante altre ancora meritebbero menzione. Lo studio di Benvenuto Bevenuti ad Antignano; quello di Romiti in Piazza Magenta e di Renuccio Renucci in via Montebello. Se poi a questo intricatissimo itinerario si volessero aggiungere anche i luoghi legati alla presenza di grandi artisti stranieri, fra i tanti si potrebbe segnalare la villa a Montenero in via della Lecceta, abitazione dei coniugi Schubart, dove soggiornò a lungo il celebre scultore danese Berthel Thordvalsen, rivale del Canova; e il luogo dove venne tumulato Francois Duquesnoy, scultore fiammingo del XVII secolo, autore di celeberrime opere, fra cui una monumentale statua di San Andrea in San Pietro a Roma. Il Fiammingo infatti, passando per Livorno in viaggio verso la Francia, vi morì nel 1643 e venne seppellito sotto l’altare olandese in via della Madonna. Fra i tanti soggiorni di artisti illustri, segnaliamo poi le visite ripetute al Castello di Antignano, dello scultore Benvenuto Cellini, di cui resta testimonianza nella sua autobiografia.

Questi sono solo alcuni dei luoghi di cui la nostra città dovrebbe farsi carico di celebrare, per cucire per sempre nel nostro tessuto cittadino, il nome di personaggi meritevoli che fecero grandi le tradizioni pittoriche labroniche.

Alcune delle targhe che ricordano grandi artisti, musicisti e politici che nacquero o soggiornarono a Livorno.

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