Un Soldo di Cacio: politica è dare il proprio contributo alle proposte culturali del territorio

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Caro Cacini,
mi approfitto di questa bella opportunità che è lo spazio che dedica a noi lettori per scambiare due ideuzze con lei. Ci troviamo bel belli alla scadenza del settennato d’un galantuomo e non voglia Iddio, o il Fato, o faccia lei, che ci si ritrovi con un presidente indegno, roba da far ruzzolare nella tomba il compianto Pertini.

Lei vive la politica? Per me tutto è politica, tranne la politica. È politica decidere se farsi tre dosi o meno, che sia al centro vaccinale o in qualche piazza mal frequentata, è politica decidere di costruire campi da gioco o lottizzare implacabilmente, è politica anche il gesto stesso di acquistare il pane.

Ci pensa mai al pane, caro Cacini? Già la scelta di uno scabro pane sciocco o di un barocco prodotto sintetico dall’affabulante e interminabile lista di ingredienti che dovrebbero renderlo imprescindibile è una presa di posizione. Si parla tanto di questa epoca come di un’epoca in cui si assiste al funerale degli ideali, ma io le chiedo: che gli ideali altisonanti ci abbiano deluso proprio perché non si occupavano delle nostre scelte minime, quotidiane? Perché certamente vogliamo il pane e le rose, ma il pane alle rose magari tanto buono non è. Tante grazie, caro Cacini, so già che mi risponderà creando nuove angolazioni e punti di vista.
Adriano, zona Stazione (pratini)

 

Adriano caro,
se considera questo uno spazio in cui ha piacere di esprimersi e di “scambiare due ideuzze” mi fa proprio contento – riporto il virgolettato ché quel passaggio m’è garbato assai.
Nel proporre le vostre lettere seguo il mero ordine cronologico, per cui arrivo a risponderle in mostruoso ritardo, evidente nel suo riferimento al Quirinale.
Le confesso che questa prospettiva retrodatata delle lettere fuori tempo massimo non mi dispiace affatto. Va decisamente in controtendenza e mette in luce aspettative, ansie, desideri, timori che stanno dietro a un evento che, una volta consumatosi, non conta più.

Lei mi chiede dalla politica, Adriano. Se la settimana scorsa mi sono dilungato a ragionare di circolini in via di estinzione, stavolta mi conceda di festeggiare una ricorrenza (cade oggi precisa precisa) che mi sta di molto a cuore: Gigliola Cognetta compie gli anni. Quanti, non è elegante dirlo, ma facciamo che è cifra tonda.
Gigliola è una persona molto conosciuta – e molto stimata– nella nostra città, perché è la titolare della casa editrice Erasmo.
Io ho da ringraziarla per parecchi motivi: innanzitutto molti dei miei amici personaggi abitano tra le pagine dei libri che ha fatto uscire in questi anni; e poi è stata la prima in assoluto a leggere di me e delle mie avventure con Pitòre: in altre parole, mi ha tenuto a battesimo, dispensando nei miei confronti l’aggettivo che rivela inequivocabilmente il suo gradimento: “delizioso”.
Mi vorrei però soffermare anche sul lavoro portato avanti da Gigliola, capace di preservare ed arricchire nel tempo uno spazio di espressione molto importante e consolidato della nostra città. Anni fa si ritrovò a gestire la casa editrice, lei che si era sempre occupata della libreria. Poteva chiudere baracca e buonanotte. Invece no. Questo progetto aveva un significato per lei e per molti, così decise di proseguire. Ha tenuto duro, ha imparato, ci si è buttata anima e cuore garantendo non solo la sopravvivenza, ma il progressivo sviluppo della casa editrice, cui ha deciso di dedicare tutte le energie.
Romanzieri, narratori, saggisti, musicologi, storici, esperti del territorio, critici cinematografici e tanti tanti altri hanno trovato un luogo accogliente e un terreno fertile per i propri lavori. Senza dimenticare le presentazioni, gli incontri, gli eventi che nel corso degli anni si sono succeduti nei luoghi più disparati del territorio cittadino e oltre.

Ora, nel timore che queste righe travalichino nel mieloso agiografico, arrivo alla questione che lei solleva, Adriano. È politica, quella di Gigliola Cognetta? Certamente sì. Dare il proprio contributo – peraltro, non marginale – alle proposte culturali di un territorio, creare opportunità di espressione sono attività imprescindibili per la crescita di una comunità. È il ruolo di un editore, appunto
E le confesso che mi piace un sacco il modo con cui Gigliola ha sempre condotto il suo lavoro: con una dose enorme di discrezione. Sempre un passo indietro. Nessuno dei miei personaggi ricorda di averla sentita proferire parola a una qualsiasi presentazione delle innumerevoli organizzate.
In puro stile Franco Ferrucci, lei imbastisce, crea le condizioni, supporta e poi, quando tutto è pronto, si fa da parte, lascia che siano gli altri ad esprimersi, mettendosi in ascolto.
Proprio in virtù del basso profilo che ha sempre mantenuto, mi chiedo con quanto imbarazzo incasserà queste sviolinate. Quello di cui sono certo è che prenderà la palla al balzo del genetliaco per attaccare la solita manfrina dell’ “ormai”. Ovverosia, che sarebbe il momento di farsi da parte e tutto il corrimidietro dei cattivi propositi che, fortunatamente, non avranno seguito. Perché Gigliola è tremendamente innamorata del suo lavoro. Accompagna meticolosamente tutte le fasi della realizzazione di un libro: l’editing, le riletture, la copertina giusta, l’impaginato, la quarta di copertina. Così facendo, Erasmo sforna un bel po’ di libri l’anno. A breve pare ne esca uno su Zavattini e io non vedo l’ora, visto che il signor Cesare compare anche nella mia storia. Sono libri attenti alla qualità e realizzati mantenendo un profilo semplice, sobrio e ancorato alla realtà cittadina.
È un’attitudine rara, quella di dedicare se stessi alla creazione di spazi attraverso i quali gli altri possano esprimersi. Mettersi a disposizione perché chi arriva abbia un posto e una voce. Anche attraverso questi gesti credo si possa essere, nel proprio piccolo, rivoluzionari.
La saluto con affetto, Adriano, e alla prossima.
Cacio

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1 Comment

  1. Caro Adriano, lei abita in zona “Stazione” e già questo mi commuove essendo io Ferroviere, figlio di Ferroviere e padre di due Ferrovieri. Poi ha scritto una frase che condivido e apprezzo totalmente: “per me tutto è politica tranne la politica”. Già, come abbiamo fatto ad arrivare a questi estremi è davvero allucinante. Deputati che non pur di non indossare la mascherina si fanno trasportare fuori dall’aula trascinati di peso da sei inservienti, presidenti del Senato (seconda carica dello Stato) che quando stanno scrutinando le schede dell’elezione del Presidente della Repubblica chattano impudicamente col telefonino. Che seguito può avere una Politica rappresentata da persone che urlano in televisione, si offendono tra di loro e diffondono esempi da NON seguire. Di questi tempi assistiamo a violenze di ogni genere perpetrata da adolescenti e ce ne, giustamente, preoccupiamo. Ma se gli esempi sono quelli che la “politica”, non tutta fortunatamente, ci offre c’è poco da stare allegri. Allora è la politica che viene dal basso a darci la speranza. Gigliola la conosco anch’io e ne è un esempio splendido. Ieri ero a Firenze e davanti a Palazzo Medici Riccardi stazionavano 5 o 6 pensionati che distribuivano volantini in appoggio ai migranti che arrivano nel nostro paese e che sono trattati come prigionieri. Nessuno li stava considerando, io mi sono avvicinato e ho parlato con loro. Alla fine quasi ci siamo abbracciati e baciati. Ho trovato quelle persone dei Politici straordinari. Non so che dire ma diamoci da fare, anche solo per sopperire alle mancanze dei nostri politici di professione
    Franco Santini

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