Un Soldo di Cacio: passione e sentimento? Le troviamo in Lamberto Giannini

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Caro Cacio,
la seguo da gennaio, non mi perdo una puntata della sua rubrichetta, come la definisce lei, con un vezzeggiativo-diminutivo che è davvero molto grazioso però per niente adatto alla caratura della sua rubrica.

Per me infatti è LA RUBRICA, aspetto il venerdì come un cammelliere aspetta l’oasi, o il naufrago la riva. Io alle 12 prendo vita con le sue parole, posso dire di essere infatuata di lei e del suo modo di essere, checché ne dica quella brigatista senza fantasia.

Lei non è l’unico a trovarsi in ambasce sentimentali, il mio ex marito, che di sicuro brigatista non era ma per il resto non gli mancavano difetti, ha preso il volo da tempo e io mi consolo come posso, veleggiando nel mare blu e leggendo storie che mi regalino qualcosa, come la sua, ma certo non posso fare a meno di farle una domanda: come vede i rapporti sentimentali nel nostro tempo? Non le sembra che, abituati come siamo a comprare e consumare senza requie, anche l’intimità venga invasa da questi tempi volgari e l’amore diventi una merce di scambio? Non le pare che funzioni un po’ così anche in letteratura?
Io poi sarò d’altra pasta, e di sicuro non le scriverei con gli asterischi, ma non si assiste a un’inversione dei ruoli maschio-femmina, mi lasci usare questi due termini così bistrattati, neanche fossimo meduse che cambiano sesso a capriccio, che forse non ci fa poi così bene? Si rischia di perdere specificità e di annullare quelle differenze che sono il sale della vita, e anche della letteratura.
Le chiedo scusa se le appaio confusa o magari superficiale, ma davvero sentivo di voler condividere queste mie riflessioni con lei, che di sicuro saprà argomentare da par suo, in modo molto più profondo e colto di quanto riesca a fare io dalla mia barchetta.
Con inestinguibile stima e ammirazione.
Sua,
Isabella (Punta Ala)

Isabella,
grazie, ma non esageriamo. Io sono parecchio timido e, dopo aver letto la parte iniziale della sua lettera, sono andato a nascondermi di volata sotto al letto per la vergogna. Troppo affettuosa e generosa: non penso di meritare di cotali sviolinate e se ‘rubrica’ e non ‘rubrichetta’ è da considerarsi questo spazio, certamente è merito di voialtri, che settimanalmente regalate righe di ottima fattura e spunti di riflessione preziosi.
Circa i quali io di rado rispondo in maniera centrata ed esaustiva. Me ne rendo conto e me ne scuso, Isabella. Solo che, allergico a teorizzazioni, teorie e teoremi, mi lascio prendere la mano e piglio volentieri per la tangente.

L’aggettivo “sentimentale” all’interno delle sue righe, per esempio, mi ha fatto venire in mente una persona della nostra città.
L’altro pomeriggio sono passato a salutare un’amica che non vedevo da tempo. Insieme a lei c’era uno dei figli, che frequenta le scuole superiori. Alla mia domanda su come andavano le cose a scuola, questo brillante ragazzino mi ha risposto, con occhi che gli brillavano altrettanto, che ha come insegnante Lamberto Giannini.
‘Un mese di scuola e già se li è conquistati’, mi sono detto, e la cosa per la verità non mi ha meravigliato. Perché deve sapere, Isabella, che Lamberto Giannini è a mio avviso un esempio lampante di cosa sia il ‘sentimentale’. Sprigiona passione da tutti i pori. I ragazzi percepiscono al volo la passione. La annusano e inevitabilmente ne sono attratti. Hanno la calamita verso chi, come loro, guarda il mondo con purezza, con incanto e non è avvilito dalla rassegnazione o, peggio, dal cinismo.
Di sicuro quella degli adolescenti è un’età che Lamberto conosce bene, ne ha scritto parecchio in proposito. Pure molte parole di apprezzamento potrebbero essere spese sulla qualità dei suoi interventi: le volte che mi è capitato di ascoltarlo a qualche presentazione, ne ho sempre ricavato spunti interessanti e mai banali. E con una discreta dose di autoironia, qualità che apprezzo molto.
Ma non è tanto questo che mi interessa sottolineare di Lamberto, Isabella. Vorrei invece tornare alla questione del ‘sentimentale’ propria di quest’uomo.
Innanzitutto, il suo legame viscerale con la città, che lo porta a una specie di simbiosi. Più volte l’ho sentito vantarsi di non concepire se stesso al di fuori del segmento che va da Stagno a Antignano. È un limite? È una virtù? Chi lo sa. Di sicuro, Lamberto nei confronti di Livorno è prigioniero di un perenne stato di innamoramento. Se e quanto ne sia ricambiato, non credo sposterebbe di una virgola questo suo sentimento.
Gli spettacoli che mette in piedi con la compagnia Mayor von Frinzius sono tra quelle cose che a mio avviso rimarranno, e se ne parlerà sempre a lungo. Perché hanno un senso profondo, danno voce e dignità a persone sempre a rischio di finire in un cono d’ombra. E lo fanno con la leggerezza e ironia. Peraltro, tradiscono l’energia, l’entusiasmo e la passione del suo autore. Eccoci di nuovo lì.
Io non conosco bene Lamberto. Ci siamo incontrati qualche volta, abbiamo scambiato due parole, di certo non sufficienti a dire se questo mettere tutto se stesso nelle cose che fa, comporti un carattere ostico o mansueto. Non lo conosco abbastanza per dirlo né mi interessa granché. Mi interessa il fatto che sia una persona appassionata, dunque sentimentale.
Ha lo sguardo incantato e curioso verso le cose del mondo ed è uno sguardo onnivoro. Tutto cuore e istinto, Lamberto è inevitabilmente un trascinatore. Anche di se stesso: il suo essere sentimentale si traduce in una perenne, ansiosa e vorticosa necessità di progettare, di imbastire, di creare, di esprimersi, di produrre. Nella miriade di incontri che svolge (mi dicono pure di un canale Youtube, degli incontri filosofici che tiene periodicamente, e chissà quanto altro, pure sui social, dove io, personaggetto di romanzo, non sono capace di presenziare) è costantemente animato da una grande energia. Né presumo abbia mai vissuto con distacco il suo impegno politico. La frequenza con cui produce nuovi libri è serrata e conosce ambiti disparati (dalla pedagogia al saggio storico, dalle poesie alle piccole narrazioni autobiografiche). Tutti sanno della sua dedizione alla scuola e della sua passione calcistica: in un libro Lamberto immagina il Livorno impegnato nella finale di Champions. Ma per esaurire la miriade di interessi che lo animano, non basterebbero diverse rubrichette.
Per sintetizzare questa passione che lo divora e ne determina l’esistenza, bisognerebbe forse ricorrere a un termine che a me non piace più di tanto, ma se lo è scelto Lamberto stesso: “Smania”. È il titolo del suo ultimo lavoro per Erasmo, dove racconta di sé e nel quale scrive, testualmente: “La smania non ti vuole far vivere meglio, ti vuol far vivere, e vivere significa passare dall’essere all’esserci, vivere vuol dire situarti, vivere vuol dire stare dentro le cose andando a scoprire il significato più profondo di quello che ti capita. La smania ci spinge a cercare qualcosa dentro di noi per andare oltre, per passare dal così fu al così volli che fosse, come diceva Nietzsche, e trasformare l’esistenza sapendo che si è sconfitti in partenza, ma anche che questo meraviglioso tentativo è il senso della smania”.

Tutto questo per ragionare di sentimentale, Isabella.
La abbraccio e la ringrazio,
Cacio

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