Un Soldo di Cacio: libri, Vada e Teatro dell’Ordigno

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

Dettaglio della copertina del romanzo di Michele Cecchini "Il cielo per ultimo" realizzata da Manuele Fior
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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Buonasera, prof Cacini,

le scrivo in questa giornata di canicola perché mi piace parlare con una persona bella come lei, e lasciamo perdere se magari è tanto bella perché non esiste sul serio. Mi è capitato di venire a Effetto Venezia e, voce fuori dal coro, devo dire che queste edizioni in era Covid a me piacciono, saranno anche meno affollate ma le sento più vibranti di energia repressa a lungo, poi il logo disegnato dal magistrale Caluri era davvero incantevole, ma d’altronde da chi lavora per Bonelli non mi aspettavo di meno.

Lei li legge i fumetti? Io vado matta per Dylan Dog, e sarei anche capace di metter piede in quel nuovo supermercato se solo mi promettessero un ampio reparto fumetti e libri.

Ma qui arriva il do ut des: mi consiglia un libro da leggere sotto l’ombrellone? Mi è chiaro dalle sue risposte alle lettere che riceve che a lei, o al suo autore, vai a sapere, piacciono molto i classici, ma abbia pietà di me e non mi consigli un pur ottimo Petrarca o Leopardi, già le dissi che son letture da ombrellone, quelle che vo cercando.

Io mi trovo bene nella quiete di Quercianella, però un po’ di complesso della cugina povera di Livorno e Castiglioncello ce l’abbiamo, sa? A Livorno i megastore e da noi le suorine, a Castiglioncello gli eventi altisonanti e da noi il fruscio delle onde, sarà che noi non avevamo la famiglia Panelli, Mastroianni, Suso Cecchi D’Amico, l’epica Farinon, ma solo un gelato mica male.

Lei dove si trova meglio? Nella mondanità o davanti ai ciottoli levigati dalle onde? Aspetto con ansia il suo consiglio di lettura, e colgo l’occasione per chiederle se le sembra che questa contingenza pandemica abbia cambiato il rapporto tra lettura/lettore e scrittura/scrittore.
Chiedo scusa se le ho rubato tempo prezioso.
Cordialità.
Fiorella, Quercianella.

Che bella lettera, Fiorella. E quanti spunti. Innanzitutto, per scusarmi del ritardo con cui le rispondo – malgrado un poco di canicola sopravviva – le dico che ho già provveduto a girare i suoi complimenti al grande Caluri Daniele, che ha gradito e la ringrazia parecchio. Circa i consigli di lettura, io non sono forse la persona – anzi, il personaggio – più adatto. Innanzitutto perché non sono un lettore forsennato. E poi perché sotto l’ombrellone ho da badare a Pitòre. Per leggere mi chiudo in biblioteca, e mi ci devono sradicare a forza quando è ora di chiudere.

La sua disquisizione su Quercianella mi ha fatto venire in mente una favoletta, che le racconto volentieri, sperando di intercettare il suo gradimento. Anche perché, incidentalmente, tocca altri punti della sua mail.

Insomma, c’era una volta un posto più a sud di Quercianella e di Castiglioncello. Questa amena località ha un nome che è un esortativo: Vada. In questo posto vive un ferroviere che si chiama Franco. Tutti lo conoscono e gli vogliono bene, perché è una persona buona e in gamba. Franco è un uomo curioso, viaggia in lungo e in largo per il mondo, in treno soprattutto ma anche con gli altri mezzi di trasporto. Franco non si accontenta di coltivare per conto suo la sua curiosità. La vuole mettere a frutto, sente la necessità di condividere con gli altri le storie che vive, che vede e che ascolta. Così scrive due libri. In uno racconta di quello che succede quando si è costretti a scappare dalla propria terra e cercarsene un’altra. In un altro evoca un mondo che non c’è più, ma senza nostalgia, anzi per cercare lì i valori buoni ancora oggi. Franco si rimbocca le maniche e propone, si mette in gioco. Lui di cognome si chiama Santini e un giorno incontra un altro ferroviere, Raimondo Del Prete. Nasce un sodalizio artistico, i “Santini Del Prete”, che da 30 anni propone performance, installazioni e produzioni varie di arte contemporanea. Sempre con i treni a fare da sfondo, e loro vestiti in uniforme da ferroviere.
Un giorno Franco realizza il suo sogno: diventa direttore artistico del teatro del suo paese. Quel teatro si chiama “l’Ordigno” e da quel momento Franco si mette ad organizzare spettacoli di tutti i tipi. All’Ordigno confluiscono compagnie non solo del territorio, ma anche dalla vicina Livorno e un po’ da dovunque. Come il pubblico che interviene.
Franco ha l’animo gentile ed è convinto che il teatro soprattutto abbia la funzione di aiutare le persone a pensare, a crescere, a sviluppare una coscienza critica. A creare un mondo migliore, insomma. E pazienza se il teatro si trova in un posto piccino piccino. In fondo quel posto ha il nome di un esortativo, e Franco si sente spinto ad andare, a fare, a brigare, a metterci tutta la tenacia e l’entusiasmo. Così il teatro, anno dopo anno, diventa sempre più grande. Tanto grande da accogliere i ragazzi delle scuole, corsi di tutti i tipi, presentazioni di libri, serate a tema, concerti. E’ un luogo importante, oggi direbbero “un presidio culturale”, ma io devo ancora decidere se questo termine mi piace oppure no.
Tempo fa l’ho incrociato a Livorno, Franco Santini, prima che partisse per la Sardegna e per chissà quali altri posti, dove scoprire nuove storie. Mi ha detto che stava preparando uno spettacolo per la Giornata della Memoria e stava allestendo la programmazione, finalmente. L’ho visto contento, ansioso di ripartire.
Mi andava di parlare di teatro, Fiorella, perché è stato uno dei settori più colpiti dalla pandemia, e questo mio piccolo testo valga come auspicio di una ripresa che sia davvero tale.
Serve dire altro, Fiorella? Finché esisteranno persone come Franco Santini, c’è da stare tranquilli. Costoro non sono eroi, non sono don Chisciotte. Sono persone che nel sangue ci hanno questa energia capace di contagiare (termine forse non troppo azzeccato di questi tempi, ma tant’è) un territorio intero. Lo animano, gli donano opportunità e occasioni. E le persone seguono, sanno che si possono fidare delle proposte, le accolgono.
Un’altra volta le parlerò del gruppo di lettura di Nugola, Fiorella. Anche quella un’esperienza incredibile, clamorosa.
Ma è un’altra storia, o forse no.
Quel che è certo è che Franco Santini è meraviglioso esortativo.
Evviva l’Ordigno!

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2 Comments

  1. Grazie Michele, mi sono commossa a leggerti e non solo perché sono di Vada e conosco Franco Santini da anni, ma anche perché l’amore mio e tuo per tutto quello che di “cultura” arriva all’Ordigno mi risuona dentro.

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