Un soldo di Cacio: le serie tv vogliono sostituirsi al cinema?

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

Dettaglio della copertina del romanzo di Michele Cecchini "Il cielo per ultimo" realizzata da Manuele Fior
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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

A seguito della mia riflessione di venerdì scorso, ho ricevuto questa mail da Marco cui ho deciso di lasciare spazio completo questa settimana. Innanzitutto perché quel poco che avevo da dire in proposito, l’ho detto. E poi perché l’intervento di Marco presenta riflessioni a mio avviso molto interessanti e stimolanti. Il suo punto di vista – comunque la si pensi – ritengo che meriti spazio ed attenzione. Per cui, ecco a voi.
Cacio

Caro Cacio,
ho letto il tuo intervento della settimana scorsa sul cinema e le serie tv. Vorrei dirti la mia, se non ti dispiace.
Secondo me il discorso è complesso e semplice a un tempo: il problema è che le serie tv vorrebbero sostituirsi al cinema ma senza i requisiti fondamentali di ciò che il cinema si era conquistato già un secolo fa. E cioè che un film può essere – non che lo sia di per sé – una forma d’arte, di espressione profonda del punto di vista dell’autore, in una modalità che ambisce alla contemplazione. Come il romanzo, l’affresco, la sinfonia, l’opera, la scultura… Poi ci sono anche il romanzo d’appendice, i nani da giardino, le suonerie telefoniche: tutte cose utili e piacevoli, ma che hanno un’altra funzione.

Una cosa che non riesco a concepire è che un autore possa lavorare con l’obiettivo di realizzare una serie della durata predeterminata: che ne so, 10 puntate, 3 stagioni, e gli spinoff e le derivazioni varie.

Come se un editore chiedesse a uno scrittore: “Bene, ora mi fai un romanzo di 800 pagine o meglio ancora una serie di romanzi da fare uscire in edicola”. Per carità, ci sono anche quelli e, ripeto, possono essere anche cose piacevoli e ben fatte, ma non mi si può dire che la libertà creativa, l’“ispirazione” (qualunque cosa sia), il desiderio di condividere un sentimento o un’idea dell’uomo e del mondo si possano versare in contenitori standard. Una serie tv nasce già con una durata predeterminata e a quella si deve adeguare la sceneggiatura. Per me è già un segnale di prodotto e non di creazione. E io li tengo distinti. Poi, posso anche attingere all’uno e all’altro per dare uno sguardo più ampio.

Proust ha scritto sette romanzi perché sentiva il bisogno di raccontare così tanto e in quella forma. Kafka ha scritto “La Metamorfosi” di 50 pagine perché ha sentito che quella era la dimensione giusta. Cacio, te lo figuri l’editore di Kafka che gli dice: “Bell’idea, Franz! Però fammi un favore: allunga, metti delle sotto trame, inserisci dei personaggi, scrivi il seguito e il prequel così facciamo un lancio in grande stile e lo vendiamo a puntate…”.

Certo, anche Dumas scriveva un tanto al chilo e ha la sua dignità. Ma tra “I tre moschettieri” e Proust io continuo a fare distinzione. Però io sono della vecchia guardia, lo so. Non me ne volere.
E senz’altro le serie tv contemporanee possono essere intriganti e hanno ottimi sceneggiatori, interpreti, registi, ecc. ma così come li avevano “L’inferno di cristallo”, “Lo squalo” o “Titanic”. Io questi film li vedo, mi diverto, imparo anche qualcosa, sono uno specchio deformato spettacolarmente della realtà, e durano poco. Perché quelle ore, una volta spese – Seneca ce lo insegna – non tornano più.

Il fatto che le vedano tutti non è un motivo per me convincente. Mettendola sul piano letterario, non ho alcuna intenzione di avvicinarmi a tutte le sfumature del grigio o degli altri colori, per dirtene una.
Bada bene, Cacio, non vorrei essere frainteso: a me piace la televisione. Amo gli sceneggiati della Rai degli anni Sessanta e Settanta che nascevano con un intento divulgativo e didattico. Ma un conto è “L’età di Cosimo de’ Medici” di Rossellini e un conto sono “I Medici” di oggi.
Scusa lo sproloquio, ma ci tenevo a dirti come la vedo io. E ammetto la mia anzianità.
Ti saluto e ti ringrazio per la tua rubrica,
Marco (Lucca)

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