Un Soldo di Cacio. La parola agli scrittori: Enrico Pompeo “perché scrivo”

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

Dettaglio della copertina del romanzo di Michele Cecchini "Il cielo per ultimo" realizzata da Manuele Fior
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Pubblicato ore 14:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Per il mese di agosto (e forse di settembre?) ho deciso di sospendere la rubrica della Posta per lasciare spazio ad alcuni amici scrittori di matrice labronica chiedendo loro di elaborare una breve riflessione intorno a una questione secca e tuttavia enorme: perché scrivo.
Naturalmente, questo spazio è aperto e a disposizione di tutti gli scrittori e scrittrici che vorranno dare il loro contributo. È sufficiente che scrivano alla redazione.

La prima volta che ho incontrato Enrico, lui nemmeno se lo ricorda. È un episodio che mi è tornato a mente giorni fa e sono contento di raccontarglielo qui sopra.
Si parla di molto tempo addietro. Io non abitavo ancora a Livorno ma già bazzicavo la città. Un pomeriggio ero in giro con un’amica comune, Katia, e lo incrociamo per strada. Ci siamo presentati e loro hanno imbastito una breve conversazione, dalla quale ho dedotto che lui era un insegnante di lettere alle scuole medie. Katia, maestra alla primaria, gli chiese infatti di alcuni suoi ex allievi che adesso avevano Enrico come insegnante. Ricordo perfettamente l’affetto, la passione con cui parlò dei ragazzi. Un affetto paterno, sincero, profondo che tradiva tutta la dedizione e lo slancio che Enrico mette nel suo lavoro.
Poi ci siamo conosciuti davvero, a distanza di diversi anni. Stavolta la circostanza esatta non la ricordo, ma credo funzioni così: l’amore per la scrittura e per i libri, certe affinità di animo e una forte sintonia nello sguardo sulle cose, avvicinano naturalmente e inevitabilmente. Quello stesso modo genuino, sincero, direi quasi candido, gliel’ho letto negli occhi mentre parlava di libri.
Così posso affermare con orgoglio di essere parecchio amico di Enrico Pompeo. Capita che chiacchieriamo per ore passeggiando senza meta per la città, oppure ce ne andiamo a cena in osteria.

Enrico Pompeo

Descrivere le sue molteplici attività – dopo essersi dilungati in sterili rievocazioni personali – è assai arduo. Diciamo che tutte le sue passioni ruotano attorno alla scrittura e ai libri, ma non si fermano al solo romanzo, che pure rimane il perno della sua creatività. Enrico è infatti anche autore di un testo teatrale, “La cattiva strada”, basato sulle canzoni di Fabrizio De André (autore verso il quale nutre una passione viscerale) che sta riscuotendo parecchio successo. Con “Scritti (s)connessi” ha elaborato una formula narrativa sperimentale: trentotto storie ‘scomponibili’, in cui al lettore è affidato il compito di riorganizzare e riordinare a proprio piacimento il materiale proposto. Enrico, da innamorato vero della letteratura, non si limita a leggere molto, ma scrive di quel che legge: le sue recensioni (alcune reperibili tra i Consigli di lettura del sito di Azione Nonviolenta) sono sempre dei pregevoli pezzi di arguzia, di analisi e di indagine critica.
Rimane il fatto che a breve (un paio di mesi, più o meno) è prevista l’uscita del suo nuovo romanzo, e siamo parecchi a non vedere l’ora.
Per farla breve, Enrico è un animatore culturale. È naturalmente portato non solo ad osservare, sentire e scrivere, ma a condividere. È un animale sociale che imbastisce, propone, elabora e soprattutto aggrega, amalgama, mette in contatto. Punto di riferimento imprescindibile di questa città, di cui è innamorato, Enrico ogni tanto si concede dei periodi nella tenuta di Montevaso, che grazie a lui diviene polo di attrazione per amici e conoscenti, cui proporre anche lì iniziative e attività.

Ecco dunque il suo “Perché scrivo”. Auguro a Enrico di mantenere sempre accesi l’entusiasmo, gli “evviva!” e il respiro ampio sulle cose. Soprattutto: quella luce negli occhi, quella lì.

Perché scrivo

Questa sera il mirabile moderatore, che, ovviamente, sarei io, intervisterà il riluttante autore durante un incontro che resterà nella memoria degli astanti, come, per altro, nevvero, capita ogni qual volta a condurre c’è la mia persona.
Il folto pubblico prende posto nella sala della libreria, le luci illuminano il tavolo dei due relatori che si accomodano, l’impianto audio è funzionante e verificato. Si può iniziare, il brusio si placa, la mia voce rimbomba stentorea nell’aere.

MIRABILE MODERATORE: “… E dopo i ringraziamenti e i saluti, partiamo con la prima domanda: perché scrivi? Un quesito imprescindibile per ogni scrittore, una riflessione che sicuramente avrai già svolto con te stesso e per questo te lo chiedo, per metterti a tuo agio e iniziare al meglio questa nostra discussione. A te la parola.”

PENSIERO: Sono o non sono un vero maestro della presentazione! Mi adorerai.

RILUTTANTE AUTORE: “Oh, ottimo inizio, davvero. È una questione fondamentale, una chiarezza in questo senso è necessaria e imprescindibile per ogni scrittore. Dunque, vediamo, cercherò di essere preciso su questo punto …

PENSIERO: Ecco, lo sapevo, ma mi domando, ma proprio a me doveva capitare il fenomeno, quello che vuole fare la figura dell’intelligentone. Ma chiedermi dove è nata l’idea di questo romanzo, il titolo, no, eh? Dovevi proprio tirare fuori questa cosa, accidenti a te!

“… Io scrivo per non impazzire. Per non farmi dominare dalla rabbia, dalla tristezza. Se scrivo, alla fine della giornata sono meno nervoso e più leggero, più disponibile e aperto all’Altro. Direi questo, in sintesi.”

PENSIERO: Ma che schifo di frase m’è venuta, peggio di così. Già ci sono poche persone a sentirmi, ora poi, voglio vedere quanti libri comprano!

MIRABILE MODERATORE: “Una risposta interessante e diversa da come uno si sarebbe aspettato. Pensavo ci entrasse anche la comunicazione, o no?”

PENSIERO: Ma che razza di banalità ha tirato fuori lo scrittore. Menomale ci sono io ad alzare il livello!

RILUTTANTE AUTORE: “Sì, sì, hai ragione. È chiaro: scrivere è, per me, la forma più adatta per esprimermi. Nella quotidianità mi sento sempre fuori posto, non ho mai le parole giuste, invece, davanti al computer o al foglio, trovo la frase che avrei voluto dire e mi riappacifico con me stesso.”

PENSIERO: Ora basta, ma siamo a una presentazione o dallo psicologo dei poveri? E ci sono bello e tornato qui, vedrai!

MIRABILE MODERATORE: “… Bene, siamo ormai oltre l’ora di discussione. Ci sono domande dal pubblico? Nessuno. Allora andrei a concludere. Ringrazio il nostro ospite e mi auguro di poterti avere di nuovo qui con noi all’indomani delle tue prossime pubblicazioni. È stato un vero piacere e un onore. Grazie.”

PENSIERO: Non ti richiamerò più, questo è sicuro. Risposte trite, sentite e risentite. Pessimo!

RILUTTANTE AUTORE: “L’onore e il piacere sono stati miei. Ti ringrazio per l’invito e per la qualità e originalità dei tuoi interventi. Buona serata a tutti e tutte. “

PENSIERO: Presentatore, ti posso tocca’: ma ti levi di ‘ulo, vai!

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