Un soldo di cacio: la biblioteca è il mio centro benessere

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

Dettaglio della copertina del romanzo di Michele Cecchini "Il cielo per ultimo" realizzata da Manuele Fior
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Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Caro Cacio,
sono curiosa di sapere come passi le tue giornate in questo inizio di nuova vita. Che ne pensi delle restrizioni? Che combinerai ora che ci sono le riaperture e la fine del coprifuoco?
Ti saluto con affetto,
Katia del Pontino

Cara Katia del Pontino, non faccio niente di speciale. La mattina me ne sto con i miei studenti di scuola e mi gusto i giorni di giugno. Gli ultimi giorni di scuola, infatti, sono i più belli. Hanno un sapore tutto loro. Costituiscono una piacevole anomalia rispetto al resto dell’anno scolastico.

I corridoi sono attraversati da una misteriosa frenesia grazie alla quale i pensieri grigi diventano colorati, i dissidi si ricompongono e ci si scioglie in manifestazioni di affetto, per cui tra insegnanti e ragazzi c’è una confidenza inusuale. Si aprono i sorrisi e c’è voglia di stare insieme. Persino i prof più rigidi tradiscono il loro lato benevolo. Si parla di ciò che è stato e di ciò che sarà, come sempre di fronte al chiudersi di un’esperienza.
Insomma, giugno trasforma la scuola da faccenda didattica in qualcosa di sentimentale.
Poi, a un certo punto, arriva il suono della campanella, l’ultima. Allora la magia svanisce e le giornate di scuola diventano all’improvviso qualcosa di lontanissimo. I ragazzi vanno spensierati incontro all’estate, i professori agli scrutini.

Per il resto, trascorro i pomeriggi con Pitore. Ce ne andiamo al parco di Villa Pernigotti a dare la caccia ai piccioni e a ripassare la coreografia per la recita di fine anno, che è una cosa che lo impegna molto. A Pitore piace molto la musica e ballare. Anche a me piacerebbe ballare, ma mi sento tremendamente goffo, puta caso qualcuno mi guarda. Allora ballo in casa, e fuori mi accontento di guardare il mio bimbo. Guardandolo, è come se ballassi un poco anch’io. È esattamente quello che succede mentre è sulla giostrina dalle parti della Terrazza Mascagni. Io rimango a terra, ma a furia di guardarlo, va a finire che mi gira la testa pure a me.

Poi Pitore inizierà la scuola estiva. Allora avrò un po’ più di tempo e non vedo l’ora di rintanarmi in biblioteca. Mi porterò dietro libri che so che non leggerò e appunti per cose che non mi serviranno, ma stare in una biblioteca mi piace tremendamente e a prescindere. L’atmosfera che si respira in una biblioteca è decisamente rassicurante. Si è circondati dai libri, che sono oggetti sempre meno di moda, ma che hanno qualcosa di rassicurante, anche per il solo fatto di starsene lì, uno di fianco all’altro, nel loro atteggiamento vigile.
La biblioteca è un luogo silenzioso, appartato, che induce ad un atteggiamento cauto e rispettoso. In biblioteca il tempo è sospeso. Non ci si può fare un salto, perché la biblioteca richiede tutto il tempo e impone il suo ritmo inevitabilmente dilatato.

In biblioteca è bello anche guardarsi attorno, perché la condivisione di quello spazio crea intimità e confidenza. I ragazzi alle prese con gli ultimi appelli prima dell’estate, i lettori dei quotidiani, quelli che consultano pile di volumi. In biblioteca si parla sottovoce, quel poco che si parla. Come in chiesa.
In biblioteca sono i cellulari degli adulti e degli anziani a squillare, e loro rispondono e conversano. I telefoni dei ragazzi invece sono silenziosi.
In biblioteca ci si concede una pausa, allora ci si guarda gli uni gli altri come compagni di avventure, ma senza dire nulla, perché sarebbe troppo lungo da dire.
In biblioteca ognuno coltiva i propri rituali: estrarre gli occhiali dall’astuccio, appuntare una matita, accendere il pc, mettere sul tavolo tutto il campionario di evidenziatori. Dalla biblioteca ci si allontana sempre con la sensazione di avere impiegato bene quelle ore.
Stare in mezzo ai libri fa bene: la biblioteca è il mio centro benessere.

Stammi bene, Katia. E grazie.
Cacio

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