Soldo di Cacio: il 25 aprile, un momento che dovrebbe unire

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

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Pubblicato ore 12:00

N. 60

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

O Cacini,
ma io mi domando e dico: e il 25 aprile?
Io penserei che è un momento che dovrebbe unire, specie di questi tempi. Dico male?
Te che hai combinato?
Dimmi la tua, ti prego. E ti saluto.
Luciana, Guasticce

Cara Luciana,

il mio 25 aprile quest’anno è stato un po’ più lungo del solito. Mi spiego meglio. Giovedì scorso, il 21, mi son recato a un incontro di un gruppo di lettura perché commentavano “Il partigiano Johnny”. Deve sapere che si tratta di uno dei miei libri della vita, Luciana, sicché ne ho approfittato per imbucarmi zitto zitto in quella riunione per ascoltare quel che si diceva. Ebbene, son venute fuori cose molto importanti, sia sul libro – vabbè, neanche occorrerebbe dirlo – sia sull’esperienza di lettura.

Una persona ha raccontato di essersi imposta una settimana di alzatacce alle 4 del mattino per trovare la maniera di finirlo in tempo per la riunione del gruppo, un’altra ha raccontato di un percorso di lettura all’inizio parecchio tortuoso ma che via via si è illuminato, altri hanno confessato di essere rimasti angosciati, altri ancora di avere interrotto la lettura ripromettendosi di riprenderla più avanti. Si è parlato non solo di contenuto ma anche e soprattutto di forma: di parole nuove, di linguaggi reinventati, del coraggio di una scrittura che ricerca una espressività profonda, totale.
Insomma, sono state due ore parecchio dense, segno che un autore come Fenoglio è ben vivo e ha ancora molto ma molto da dire.

Sono sempre più convinto che i gruppi di lettura siano davvero un piccolo miracolo: venti persone e anche di più impegnate per due ore a commentare un libro e a condividere le sensazioni che ne hanno ricavato. Per quanto mi riguarda, spinto dall’entusiasmo, nei giorni successivi mi sono riletto parecchio Fenoglio. E poi m’è venuta la ruzza di recarmi nei luoghi di cui si parla nel libro. Alba in primis, ma anche tutti gli altri: Santo Stefano Belbo, Mango, Murazzano che sono poi i luoghi dello scrittore, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Il 25 aprile sono stato a una festa insieme a Pitòre ad ascoltare le canzoni, fare merenda e chiacchierare. Trascorrere il tempo in mezzo agli altri, adesso, sembra un’esperienza non così scontata, allora uno se la gode di più e meglio.
Ma il mio 25 aprile non è finito qui perché ieri l’altro a scuola è venuta Benedetta Pallesi per un incontro con i ragazzi. Benedetta è una ragazza vispa e molto in gamba che si occupa di canto popolare. Lo esegue e lo insegna. Ai ragazzi ha proposto un piccolo repertorio di brani descrivendone la genesi e confrontandone le versioni. Io non so quanto ne sapessero i ragazzi di queste cose e se mai fosse loro capitato di avvicinarle. Fatto sta che c’era una bellissima atmosfera, uno di quei momenti che rimangono. A me in particolare è rimasta impressa l’esecuzione di “Oltre il ponte”, una canzone sulla Resistenza scritta da Italo Calvino.
Calvino, Fenoglio. Sono passaggi obbligati in certe circostanze. Ciascuno con la propria sensibilità e il proprio sguardo.

Calvino racconta nella sua canzone il coraggio di andare, di prendere la strada, di guardare e raggiungere la riva oltre il ponte, oltre il fuoco, spinti dalla forza dei vent’anni.
Fenoglio in un brano del “Partigiano Johnny” racconta dell’immobilità, della necessità di rimanere fermi al proprio posto, in un’attitudine difensiva e di presidio: “Scattò il capo e acuì lo sguardo come a vedere più lontano e più profondo, la brama della città e la repugnanza delle colline l’afferrarono insieme e insieme lo squassarono, ma era come radicato per i piedi alle colline”.
Johnny subito dopo aggiunge: “I’ll go on to the end. I’ll never give up”.
E anche noi nel nostro piccolo si spera di andare avanti un altro po’, Luciana, e si tiene botta, adocchiando brandelli di paesaggio. Se possibile, provando a vedere appunto più lontano e più profondo, per quel che si può.
Un abbraccione,
Cacio

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