Soldo di Cacio: Giovanni Verga, un autore da riscoprire

A scrivere è il personaggio del romanzo di Michele Cecchini

Share

Pubblicato ore 12:00

Emilio Cacini, meglio conosciuto come Soldo di Cacio, è il protagonista del romanzo di Michele Cecchini “Il cielo per ultimo”, uscito nel 2019 per Bollati Boringhieri. In questa rubrica, il Cacini risponde alle domande dei suoi e dei nostri lettori.

Ciao Cacio
scusa i miei modi sbrigativi, ma sono un guasticciano doc e ho pochi fronzoli. Tu parli spesso del circolo letterario di Nugola e dei suoi tanti begli eventi, purtroppo a Guasticce non ne abbiamo un corrispettivo e di questo me ne dispiaccio moltissimo, anche perché nell’anno presente ricorrono i cento anni dalla morte di qualcuno che non era certamente uno scribacchino qualsiasi, ma nientemeno che Giovanni Verga, la cui memoria non mi sembra sia stata onorata a dovere.

La dirompenza della sua prosa, il suo crudo realismo sociale, la descrizione degli umori, lo rendono di una modernità più unica che rara; ma tu pensa solo a Rosso Malpelo, meravigliosa novella che ti sbatte in faccia il pregiudizio, e che tocca temi cari anche, ma aggiungiamo pure soprattutto e non la si sbaglia, a una sensibilità attuale.

Qual è per te, Cacio, il nesso che lega la letteratura classica alla vita di ogni giorno e in che cosa la letteratura può aiutarci a vivere meglio l’oggi? Io ho l’abitudine strampalata di associare gli autori alle stagioni, nel mio pensiero ad esempio Verga è l’estate, non l’estate dei panfili e dei cocktail ma piuttosto quella di chi se la suda lavorando come un pazzo, e magari gli tocca pure combattere con le zanzare, come quelle di Guasticce, grosse come nutrie. Ma se Verga è l’estate, e magari Murakami mi è un uggioso autunno, tu mi rientri pari pari nella primavera, con quelle tiepide serate che descrivi con tanta maestria (e Zavattini, dì la verità, non è primavera piena e fiorita di maggio?).

Salutami il mare, che da casa mia vedo poco, la Palinuro e la Vespucci, nave scuola quest’ultima dove veleggiai a lungo prima di capire di non essere tagliato per i “Signorsì” e conservati in salute che bisogna salpare.
Miriano, Guasticce

Grazie Miriano per la tua missiva arguta, profonda e affettuosa.
Su Verga, come non essere d’accordo? Non ti nascondo che è tra i miei autori preferiti e mi piange il cuore non vederlo valorizzato e – ciò che conta – letto quanto meriterebbe. Almeno per quel che ne so io, che me lo immagino confinato unicamente negli angusti perimetri dei programmi scolastici.
Perché certi autori vadano incontro a questo destino, vallo a capire. Si potrebbe pensare a un rigoroso ancoraggio con il periodo storico, trascorso il quale anche loro invecchiano. Ma questo non vale per i grandi, e Verga lo è, capaci di prendere il riferimento storico a pretesto per veicolare un contenuto di verità che è universale e va oltre la contingenza. Senti lì come l’ho presa alta, Miriano. Ma insomma tu stesso lo sottolinei e hai capito quel che intendo.
Altrimenti, dovremmo considerare ormai tramontato l’Ungaretti che scrive dal fronte e come lui Fenoglio e chissà quanti altri.
Del resto “La terra trema” di Luchino Visconti, tratto proprio dai Malavoglia, non rimane ancora oggi un capolavoro immortale?
Concordo con te, Miriano: Verga è un autore del tutto contemporaneo e che farebbe comodo riscoprire. Ancor più dei temi – per dirne un paio: il rapporto tra l’uomo e il progresso, la violenza – e più delle vicende narrate, che considero a tutti gli effetti epica, mi affascina la sua inarrivabile maestria nel delineare quei paesaggi micidiali, attraversati dalle anime perse dei suoi personaggi, e nel rendere la plasticità di un gesto che, da solo, sintetizza un’esistenza intera.
“È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche dove l’attualità più incompatibile fa da padrona”: è una famosa definizione di Calvino. Non si adatta perfettamente a Verga?
Quel passo prosegue con una riflessione sulla biblioteca ideale di ciascuno di noi. Ecco, a me basta sapere che i classici ci siano, dagli scaffali ci guardino e veglino sulle nostre minuscole vite, su cui posano i loro occhi potenti nel momento in cui andiamo a scorrere qualche riga. Poi, si può anche girare alla larga, l’importante è sapere che loro sono lì a presidiare.
E proprio il Verga novelliere – Miriano, giustamente citi Rosso Malpelo – mi suggerisce una riflessione a margine. La butto lì ma dubito di saperne granché. Mi riferisco allo spazio esiguo che trovano oggi il racconto, la novella, insomma la narrazione breve, a fronte della tradizione enorme che possiamo vantare. Gli esempi si sprecano, e basta qui citare, banalmente, il “Decameron”, il “Novellino”, Verga appunto, Pirandello, ma insomma hai voglia te a andare avanti.
Eppure un’epoca che tende a frammentare, a comprimere e a velocizzare dovrebbe trovare nel racconto, più che nel romanzo, uno strumento di espressione artistica più consono. Come mai questo non accade? Boh.
Giusto l’altro giorno un mio amico osservava: “Chi ha più il tempo, oggi, di leggere ‘Guerra e Pace’”?
“Leggere i classici sembra in contraddizione con il nostro ritmo di vita”: sempre Calvino, sempre in quel passo.
Ecco, ho sollevato la faccenda ma non saprei come uscirne. Allora meglio tornare a Verga. Mastro Don Gesualdo e Mazzarò sono due personaggi per certi versi simili, nella loro ossessione per il guadagno e il riscatto. Uno è il protagonista di un romanzo, l’altro di una novella. Ciascuno, per proprio conto, compiuto, perfetto.
Nel mio piccolo, in quanto personaggetto di romanzo, mi garberebbe una volta ritrovarmi di colpo dentro a una novella e gustarmi la sua natura essenziale, asciutta, netta, folgorante. Anche se io sono solito andare a rilento e poi, da abitudinario indefesso, non sono nemmeno sicuro che riuscirei ad adattarmi.
Mi rendo conto, Miriano, di avere posto un sacco di domande senza avere fornito uno straccio di risposta. Saprai perdonarmi, ne sono certo. E già che ci sono, ti rivolgo l’ultima: per l’inverno, che autori scegli?
Stammi bene,
Cacio

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*