Con “La nota in più” la musica abbatte tutte le barriere

L'Orchestra sinfonica formata da ragazzi disabili che ha all'attivo 50 concerti

la nota in più
Un momento del concerto all'Ospedale Papa Giovanni XXIII. Foto Gianfranco Rota

BERGAMO – La musica ha la capacità di unire, di avvicinare le persone ed è un’ottima cura per l’anima. Esiste un gruppo di musicisti, affiatati, che hanno fatto della musica un punto fondamentale della loro vita. Un gruppo di ragazzi e di adulti che grazie alle note, alla melodia, hanno superato le proprie barriere fisiche e quelle mentali di tante persone. Loro sono l’Orchestra sinfonica del Centro di musicaLa nota in Più” di Bergamo (nata nel 2004 all’interno dell’Associazione Spazio Autismo Onlus Bergamo). Sono musicisti speciali, autistici o con altre disabilità cognitive, che non si sono fermati di fronte alle difficoltà della vita, davanti a un “no” di qualcuno o davanti a un “non è possibile”, hanno preso uno strumento e hanno cominciato a suonare.

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Un momento del concerto all’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Foto Gianfranco Rota

Sono diventati talmente bravi che hanno all’attivo oltre 50 concerti eseguiti in vari teatri di Bergamo (al Donizetti e al Teatro Social), a Lugano, a Cremona, a Casalmaggiore, a Brescia e in molte altre località della provincia e della Lombardia, il video del loro concerto all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha superato il milione e mezzo di visualizzazioni. Hanno persino ricevuto i complimenti da un grande direttore d’orchestra internazionale che ha detto: “Certe sensazioni provate nel guardare il vostro video non le ho provate nemmeno dirigendo le orchestre di grandi professionisti”.

Ragazzi che hanno talmente a cuore la musica e amano così tanto suonare che: “Una volta all’inizio di un concerto di qualche anno fa – racconta Silvia Gazzola, direttrice dell’Orchestra sinfonica e coordinatrice del Centro – Il presentatore si stava dilungando nell’illustrare il programma della serata. Così uno dei nostri musicisti speciali gli si è avvicinato e con modi molto simpatici si è fatto consegnare il microfono; dopo averlo ricevuto ha cercato di spegnerlo facendo capire al presentatore che era il momento di iniziare a suonare. Ma non solo, uno dei nostri violinisti speciali, dopo aver ascoltato la melodia di “Amami Alfredo” de La Traviata di Verdi, l’ha istintivamente riprodotta al violino in modo fedele. Da quel momento, ogni volta che eseguiamo questo brano, l’assolo è affidato proprio a lui e non al mio collega professionista. E così accade anche con altri brani del nostro repertorio”.

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Foto: Francesco Roncoli

“La Nota in più” porta con sé un grande insegnamento: poiché è ancora diffusa la convinzione che ai ragazzi disabili siano precluse alcune attività, invece questo progetto dimostra che chi ha disabilità può raggiungere obiettivi considerevoli. Quanto è importante per i ragazzi poter suonare uno strumento e soprattutto far parte di una vera orchestra? “Ci sono notevoli ricadute sia dal punto di vista cognitivo sia da quello più personale ed esistenziale – prosegue Silvia Gazzola – La complessità della musica sinfonica porta i ragazzi a modulare il loro modo di essere, a esporsi, a dialogare con gli altri attraverso i suoni prodotti”.

Qual è l’insegnamento più grande che traggono i ragazzi nel rapportarsi con la musica? “Acquistano e aumentano notevolmente la loro autostima e la consapevolezza di fare qualcosa di complesso e importante. Hanno conquistato un atteggiamento sul palco e un impegno nelle prove che è professionale. Come tutti i musicisti, quando salgono sul palco sanno che stanno per donare qualcosa di sé al pubblico in sala. E questo fatto, per persone che sono soprattutto destinate a ricevere, è una cosa importantissima. La gioia e la soddisfazione sui loro volti al termine del concerto, quando si alzano per ricevere gli applausi, ne è la prova lampante”.

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Foto: Francesco Roncoli

Ma i ragazzi come vivono il momento che precede l’inizio del concerto? “Sicuramente è per loro, per noi tutti, una grande emozione e la tensione prima di salire sul palco e presentarsi al pubblico è evidente. Ma nello stesso tempo è una grande festa; c’è la gioia e la consapevolezza che stiamo per fare una cosa importante e prestigiosa”. Un totale di 60 giovani e adulti con un’età che va dagli 11 ai 50 anni e un repertorio che spazia da Mozart a Carl Orff (Carmina Burana), ai brani di Beethoven (6° e 9° Sinfonia), Donizetti (Lucia di Lammermoor), Brahms (Danze Ungheresi), Bizet (Carmen), Verdi (Aida e Traviata), Stravinskij (L’uccello di fuoco), Rimsky-Korsakov (Sheherazade), Bruch (Danze Svedesi), Orff (Carmina Burana).

Qual è l’obiettivo di questo progetto? “Che le persone con disabilità grazie al lavoro con la musica sinfonica imparino a conoscersi meglio, a dar forma musicale al loro pensiero, a controllare i loro gesti, ad aumentare la loro capacità di attenzione motivata da un risultato tangibile e immediatamente riscontrabile e che nella musica sinfonica possono trovare spazio le capacità espresse o ancora nascoste di ciascuno”. E per il futuro? “Abbiamo il desiderio di realizzare un nuovo concerto con recitazione, sulla scorta di “Muri”, il nostro progetto teatrale in cui un attore racconta la storia de “Il gigante egoista” di Oscar Wilde” e chissà magari arriveranno anche qui in Toscana per farci ascoltare la loro musica.

Potete trovare il video del concerto tenutosi all’Ospedale Papa Giovanni XXIII qui.

 

Valeria Cappelletti

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