Il ricordo. Gianni Mura, la storia del giornalismo sportivo

Il racconto dell'attore e giornalista Simone Fulciniti

Gianni Mura simone fulciniti
Gianni Mura
Share

Pubblicato ore 14:00

  • di Simone Fulciniti

Correva il settembre del 2019, quando terminata definitivamente la stesura del mio libro ‘Spagna ’82’, pensai che sarebbe stato bello corredarlo con qualche intervista a coloro che nel corso della mia vita mi hanno particolarmente ispirato con il loro lavoro.

Il nome che mi venne in mente di getto, fu il suo: Gianni Mura. Per uno come me che all’età di sedici anni rimase folgorato da una straordinaria passione per il giornalismo, specialmente quello scritto su carta stampata, ispirarsi allo stile di scrittura dei grandi, è stato un passaggio necessario, obbligato. E fin dai quei lontani giorni del 1987, le mie preferenze, corsero incontro a due leggendari narratori, due che utilizzavano la poesia, per raccontare una partita di calcio. Curiosamente due che si chiamano Gianni Brera e, appunto, Mura. E con l’andare del tempo, pur mantenendo costanti i riferimenti sul primo, il secondo ha saputo avvolgermi ancora di più, perché, badate bene è una mia opinione personale, lo ritengo superiore da un punto di vista letterario. I libri di Mura, infatti, mi prendono di più rispetto a quelli di Brera, e così gli articoli di giornale.

Mura, imparò a menadito la lezione del maestro, ma seppe svilupparla, renderla maggiormente fruibile per tutti i lettori. Pur conservandone intatta la magia ed inalterato il fascino. Leggendarie ad esempio le sue cronache da tour de France, un appuntamento di luglio che non avrebbe mancato per niente al mondo. Leggendo i suoi pezzi, ci si accorge di quanto siano completi, esaustivi. Di come, ognuno di essi, sia una piccola opera d’arte da conservare con cura. Il lato sportivo, certe volte fa quasi da sfondo, ad un racconto pazzesco fatto di suoni, di odori, di cibo e di paesi meravigliosi. E di colori, con il giallo su tutti. Lo stesso avviene nei suoi libri, specie in quelli dove il protagonista si chiama Jules Magritte, che lui stesso definiva un incrocio tra il commissario Maigret di Simenon, ed il pittore surrealista Magritte. Poi le raccolte, le classifiche, le rubriche che nobilitavano settimanalmente le pagine di Repubblica, il quotidiano che ospitava il suo genio da tantissimi anni.

E le interviste, quelle sì che erano veri capolavori: domande mirate, spesso scomode, rapide, a qualsivoglia interlocutore. E incrociava l’interlocutore geniale, allora scattava la scintilla perfetta. Capitò con Michel Platini. Una volta Mura, al temine di una partita, sorprese il francese con una sigaretta accesa: “Ma che fa con la sigaretta in bocca?”. “L’importante è che non fumi Bonini”, rispose Platini con la sua proverbiale eleganza. In un’altra circostanza, dopo una gara amichevole, Platini uscì dal campo, senza versare una goccia di sudore. “Ma lei non suda?” chiese Mura. “A sudare ci pensano gli altri”, glissò il fuoriclasse.

E rimase memorabile anche la domanda, all’apparenza banale rivolta a Marco Pantani dopo il suo tempo record sull’alpe d’Huez. “Pantani, perché va così forte”. “Per abbreviare la sofferenza”, sentenziò il pirata. Insomma, la storia del giornalismo sportivo.

Tornando a quel settembre 2019, riuscii a trovare sulle pagine di Repubblica on line un indirizzo email di Mura, e gli scrissi. Ovviamente con la massima referenza. Non avevo grosse speranze di ricevere risposta. Invece, con mia grande gioia e sorpresa il giorno dopo mi rispose: “Pongo una condizione: che tu non mi dia del lei. In questo caso, basta mettersi d’accordo”. Ciao Gianni, è un onore averti sul mio libro. Con immensa gratitudine, Simone.

© Vietata la riproduzione

Lascia un commento

La tua email non verrà pubblicata. I campi con asterisco sono obbligatori


*