Giorno della Memoria, le pietre d’inciampo in ricordo di Liliana Archivolti e della madre. Mosseri: “Viviamo una nuova ondata di antisemitismo”

Il corteo silenzioso lungo il centro e la cerimonia davanti alla Sinagoga

Le due pietre d'inciampo in via Fagiuoli dedicate a Liliana Archivolti ed Elena della Torre
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Pubblicato ore 11:39

  • foto e articolo di Valeria Cappelletti
  • Il corteo in piazza XX Settembre

LIVORNO – “Stiamo vivendo una nuova ondata di antisemitismo che ci costringe a riflettere e a porci delle domande, una su tutte: dove abbiamo sbagliato nella trasmissione della memoria?” sono le parole che Vittorio Mosseri, presidente della Comunità Ebraica, ha detto durante il suo intervento nel corso delle celebrazioni del Giorno della Memoria di ieri, 23 gennaio, a pochi passi dalla Sinagoga.

Con l’iniziativa di ieri sono partiti gli eventi livornesi dedicati al ricordo delle deportazioni verso i campi di sterminio e del 27 gennaio per ricordare l’anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto. Per questa occasione a Livorno si è tenuto il tradizionale corteo silenzioso lungo le vie del centro cittadino, la deposizione di due pietre d’inciampo in via Fagiuoli e la cerimonia conclusiva davanti alla Sinagoga, con gli interventi delle autorità e dei rappresentati della Comunità di Sant’Egidio (organizzatrice dell’iniziativa).

“Il Giorno della Memoria è stato istituito nel 2000 perché ci invitasse alla riflessione almeno una volta l’anno sulle conseguenze del pregiudizio e dell’odio – ha proseguito Mosseri – Da allora abbiamo avuto oltre un ventennio di cerimonie e commemorazioni, incontri con le scuole, testimoni diretti dell’orrore, e tutto questo avrebbe dovuto fornire alla società civile la capacità di riconoscere i sintomi dell’antisemitismo e dell’odio razziale nella speranza di poterlo anche combattere, e invece dopo il 7 ottobre (attacco di Hamas, n.d.r.) per gli ebrei del mondo intero è cambiata la vita, di nuovo insicurezza, timori nel rivelare la propria identità, i luoghi di culto presidiati dalle forze dell’ordine, no, questo non ce lo aspettavamo né dopo gli oltre 20 anni di Giornate della Memoria, né dopo aver passato quello che abbiamo subito durante la seconda guerra mondiale, è un affronto che non possiamo accettare. Stiamo vivendo una nuova ondata di antisemitismo che ci costringe a riflettere e a porci delle domande, una su tutte: dove abbiamo sbagliato nella trasmissione della memoria? I nostri sforzi non sono riuscti ad arginare lo sfogo di chi prova odio verso di noi. Uno degli errori, a mio parere, è stato di isolare la Shoah da un più ampio contesto storico cioè ci siamo limitati a parlare degli ebrei tra il ’33 e il ’45 senza offrire una conoscenza di base sulla storia e cultura ebraica. Trasformare gli ebrei da vittime a carnefici è il sogno di tutti gli antisemiti perché è una motivazione in più per darci addosso e per continuare a fare quello che hanno fatto i nazisti qualche decennio fa”.

Il corteo

Il corteo silenzioso ha preso il via da piazza XX settembre, luogo di ritrovo per la partenza, tanti coloro che hanno deciso di non mancare: bambini che tenevano tra le mani i cartelloni con scritti i nomi dei campi di concentramento e sterminio, maestre e Istituzioni.

Dopo una breve introduzione da parte di Sabatino Caso della Comunità di Sant’Egidio, il corteo è partito accompagnato dalla famosa e toccante colonna sonora del film “Schindler’s List” e con in testa lo striscione divenuto ormai un simbolo di questa iniziativa “Non c’è futuro senza memoria“.

Prima tappa in via Fagiuoli al civico 5 per celebrare due nuove pietre d’inciampo dedicate a Liliana Archivolti, maestra dell’orfanotrofio israelita di Livorno, e sua madre Elena della Torre. Qui, il corteo si è fermato e Cristina Dinetti ha letto la storia delle due donne fino alla loro deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz, con il convoglio n.10 del 16 maggio 1944 e dal quale non fecero più ritorno. Le due pietre d’inciampo sono state ricoperte da bigliettini e disegni lasciati cadere da alcuni bambini delle scuole cittadine: cuori, fiori e pensieri.

Le pietre di inciampo, nate da un’idea dell’artista tedesco Gunter Demnig, sono piccoli blocchi quadrati posti davanti la porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi di sterminio nazisti: ne ricorda il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. A Livorno sono 20 le pietre di inciampo collocate grazie alle ricerche compiute dalla Comunità di Sant’Egidio (leggi qui dove sono collocate).

Il corteo è proseguito attraversando via Bernardina, via Novelli, scali Olandesi, Piazza Cavour, via Cairoli per finire in piazza Benamozegh dove si è tenuta la parte finale con gli interventi di Avraham Dayan rabbino di Livorno, Andrea Zargani per la Diocesi di Livorno, Vittorio Mosseri presidente della Comunità Ebraica, Simone Lenzi assessore alla cultura e Anna Ajello della Comunità di Sant’Egidio.

“Questa celebrazione è per me un momento molto importante – ha detto Simone Lenzi – lo considero una forma di piccolo risarcimento dello Stato verso gli ebrei, perché gli ebrei furono traditi dallo Stato italiano, quegli ebrei che avevano combattuto per il Risorgimento, che avevano combattuto nelle trincee della prima guerra mondiale e che poi sono stati perseguitati dallo Stato. La Shoah è un abisso che non ha paragoni, quel male e quella persecuzione non ha paragoni, oggi siamo qui a ricordare questo”.

Molto toccante è stato l’intervento di Anna Ajello: “Voi non sarete mai soli – ha detto rivolgendosi alla comunità ebraica – saremo noi a difendervi come abbiamo fatto in questi anni. La memoria è come una madre anziana e saggia, molto affettuosa ma ferma che entra nella nostra città, nelle nostre case e ci risveglia, tirandoci fuori dalla coperta della distrazione e dell’indifferenza e aprendo la finestra che chiude la nostra piccola quotidianità in cui pensiamo di proteggere tranquillità e benessere. La memoria apre la finestra ed è più forte del nostro sonnambulismo, apre la finestra a ciò che accade intorno a noi. «Alzati, svegliati, guarda che sta succedendo», ci invita a rirendere coscienza, padronanza e cuore, il cuore come luogo in cui facciamo le nostre scelte, orientandole verso il Bene e il Male. Se siamo qui è perché siamo molto preoccupati di questa svolta bellica. I conflitti, la guerra consentono tutto, tutto ciò che di peggio può l’uomo. Noi esseri umani siamo capaci di cose straordinarie ma anche terribili e la guerra, allora come oggi, è un mostro che scatena mostri. L’antisemitismo di cui parlava Mosseri, allora come oggi è sempre un segnale che si prepara la guerra. Quello in cui viviamo è un tempo di preoccupazione ma è anche un tempo in cui vivere da giusti perché la giustizia non si improvvisa ma questi anni ci hanno preparato e la memoria ancora ci impone di guadare, è il tempo di vivere con giustizia cioè assumersi la responsabilità del Bene e stare dalla parte delle vittime”.

Una cerimonia molto emozionante, caratterizzata da vari applausi che hanno interrotto gli interventi e con la presenza di molto bambini che hanno seguito con attenzione le parole dette. A conclusione si è tenuta l’accensione della menorah in ricordo delle vittime della Shoah.

L’iniziativa è avvenuta in compartecipazione con il Comune di Livorno, Comunità Ebraica, Diociesi e Istoreco.

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