Giorno della Memoria. L’assessore Lenzi: “Senza gli ebrei Livorno non esisterebbe”

Questa mattina la cerimonia dedicata a Gigliola Finzi

Il corteo che raggiunge la pietra d'inciampo in via Verdi 25. Foto: Va. Cap.
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Pubblicato ore 17:58

  • di Valeria Cappelletti

LIVORNO – Aveva appena tre mesi quando la piccola Gigliola Finzi (clicca qui per leggere la storia della bambina) venne strappata dalle braccia della madre e barbaramente uccisa da un giovane tedesco. Aveva tutta la vita da vivere, non ha mai potuto vedere il mare, correre su un prato, leggere dei libri, andare a scuola, innamorarsi, costruirsi un futuro, no, perché Gigliola appena è venuta al mondo è stata trasferita a Roccatederighi (Grosseto) con la famiglia in un campo di concentramento, poi a Fossoli e infine deportata ad Auschwitz dove ha trovato la morte appena scesa dal treno. E così è successo a molti altri bambini più o meno piccoli, è successo ad adolescenti, a donne e uomini giovani e ad anziani.

La cattiveria umana non ha avuto limiti ed è bene che tutto questo non si perda, è bene ricordare, ma sarebbe bene ricordare ogni giorno, non solo il 26 e 27 gennaio. Questa mattina, in ricordo del Giorno della Memoria (domani 27 gennaio) Gigliola Finzi ha trovato un posto nel cuore di tutti noi con una toccante cerimonia che si è svolta davanti all’ex Cinema Odeon e che poi si è conclusa davanti alla pietra d’inciampo (la 18esima a Livorno) in onore della piccola, posta in via Verdi 25 dove viveva la sua famiglia.

La cerimonia ha visto la presenza dell’Amministrazione, dei membri della Comunità di Sant’Egidio e della Comunità ebraica, oltre alla classe 5A e 5B delle scuole Benci. Con alle spalle lo striscione che è ormai divenuto il simbolo di questa ricorrenza: “Non c’è futuro senza memoria”, si sono alternati i vari rappresentanti con messaggi davvero toccanti.

Vittorio Mosseri. Foto: Va. Cap.

“A voi dobbiamo guardare – ha detto Vittorio Mosseri, presidente della comunità ebraica livornese, rivolgendosi ai bambini presenti – Il Giorno della Memoria non è fatto per i morti ma per i vivi di domani e voi ci rappresentate, dovete crescere abituandovi a difendere quello che noi con tanto sacrificio abbiamo ottenuto con la seconda guerra mondiale. Gli ebrei hanno contribuito allo sviluppo dell’intera Europa e non è più possibile pensare che ancora oggi siamo accusati di complottismo e siamo vittime di manifestazione di antisemitismo sempre più violente. Siamo sua minoranza orgogliosa delle nostre tradizioni ma siamo esattamente come voi, siamo umanità. Il vostro compito è difendere la libertà di pensiero, di parola, di religione, bisogna fare memoria tutti i giorni, difendere la nostra libertà e i nostri valori”.

Simone Lenzi. Foto: Va.Cap.

L’assessore alla cultura Simone Lenzi ha invece parlato delle leggi razziali e dell’intervento di Emanuele Filiberto di Savoia: “Che – ha detto l’assessore – durante un’intervista ha chiesto scusa per le leggi razziali, la prima cosa che ho pensato è stata “Certo non una grande prontezza di riflessi, scuse tardive”. Io credo che la ferita profonda derivi dal fatto che gli ebrei furono in prima fila nel Risorgimento e pagarono come cittadini italiani il loro tributo di sangue nella prima guerra mondiale e quelle leggi furono la moneta con cui furono ricambiati. Non deve esistere neanche quella versione che ogni tanto si racconta e cioè che le leggi razziali furono un tributo che malvolentieri il regime pagò all’alleato tedesco, non è così, perché l’antisemitismo era moneta corrente in Italia e il motivo per cui oggi celebriamo questo giorno è perché quella serpe c’è sempre e dobbiamo sempre avere la prontezza di metterci un piede sopra, questo vale ovunque, ma ancora di più a Livorno che è una città che nasce ebraica. Livorno senza gli ebrei non esisterebbe. Ebrei e non, condividiamo tutti dell’eredità ebraica, da come mangiamo, a come parliamo, a come siamo, quindi questa è una giornata che riguarda tutti i livornesi”.

Catia Sonetti di ISTORECO. Foto: Va.Cap.

È stata poi la volta di Catia Sonetti direttore dell’Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società) che ha ripreso il discorso già fatto dall’assessore Lenzi sui Savoia, e ha poi messo in guardia i presenti dalle fake news: “C’è la consapevolezza – ha detto – che il mondo intorno a noi in questa Italia è molto invelenito da fermenti di razzismo e antisemitismo feroci e incomprensibili. Lo abbiamo visto nell’attacco al Campidoglio a Washington, c’era la volontà di calpestare la democrazia. Nello stesso modo andò con il fascismo. E c’è una fake news che continua a viaggiare: che Mussolini abbia firmato le leggi razziali perché costretto da Hitler, non ci fu costrizione, era tutto spontaneo, il primo articolo antisemita del Duce risale al 1908, quindi ben convinto di quello che faceva e in tanti gli andarono dietro. Abbiamo bisogno di insistere sulla storia, la memoria è fondamentale, ma ci vuole la lezione, sapere chi erano per esempio i Savoia. I Savoia si sono macchiati delle leggi razziali e di far salire Mussolini al potere, dell’aggressione in Etiopia e non sono mai stati processati per questo”.

Sonetti ha poi sottolineato come da una ricerca che: “ho incontrato 204 nomi di deportati livornesi, più del doppio di quelli che la Comunità Ebraica pensava. Servirono come capro espiatorio ed è una storia che si ripete tutti i giorni al tg con le dichiarazioni di tanti politici che davanti a quello che sta succedendo nel Mediterraneo dicono di gettarli in mare, si chiedono cosa vogliono da noi? Ci stanno chiedendo aiuto. Noi non dobbiamo girarci dall’altra parte”.

Anna Aiello. Foto: Va.Cap.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il prefetto Paolo D’Attilio, il rabbino Avraham Dayan, Gadi Polacco e, per la Comunità di Sant’Egidio, Anna Aiello, quest’ultima ha citato anche Eric Garner, l’uomo di colore di 43 anni, soffocato da un poliziotto americano: “Qual è il senso di questa giornata, a che cosa ci serve questa memoria, oggi? In un momento in cu i la vita di tutti soffre, per la pandemia, per la malattia, anche per il razzismo. Prediamo il caso di Eric Garner che disse “I can’t breath“, non posso respirare, ci sono tante persone che nel mondo che per il razzismo non possono respirare, a causa della guerra non possono respirare, e senza respiro si muore. In questo momento la vita di tutti soffre e noi con questa memoria possiamo scegliere la vita che sarà. La memoria è ciò che ci fa più forti, è un grande vaccino, anzi è un richiamo al vaccino contro l’odio, la guerra, il razzismo, ma ogni anno bisogna fare il richiamo. Bisogna volere una vita diversa e sta a noi farla nascere. Per costruire una vita migliore, nuova, ci vogliono idee chiare e oggi c’è molta confusione, per farlo bisogna essere insieme tutti”.

A portare la sua testimonianza anche Edi Bueno, 90 anni, sfuggita ai campi di concentramento, che ha commosso tutti con il suo racconto (leggi qui il suo racconto). Poi il corteo si è spostato in via Verdi al numero 25 per celebrare la pietra d’inciampo, con i bambini delle scuole Benci che hanno lasciato i loro biglietti e pensieri in ricordo della piccola Gigliola.

  • La pietra d'inciampo dedicata a Gigliola Finzi

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